L’intervista del Venerdì: Daniela e La Casetta del Biancospino

Cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista.

Onorata e felice di ospitare Daniela Martino de ‘La Casetta del Biancospino‘, che ci racconta la propria esperienza di vita. Andatela a trovare virtualmente e personalmente, ne vale la pena!

Buongiorno Daniela, e grazie del tempo che ci dedichi! Parto chiedendoti subito di raccontare l’anima da cui è sbocciato il tuo progetto e perché il Biancospino.

Il progetto del laboratorio permanente di riconnessione con la natura è nato poco alla volta, mattoncino dopo mattoncino, ogni giorno che trascorrevo nella casa in montagna in cui mi sono trasferita 4 anni fa e che ho chiamato “La Casetta del biancospino”. Non c’è stata una singola improvvisa illuminazione, bensì un processo molto lungo iniziato nel momento in cui ho deciso che il modo in cui vivevo la mia vita non mi soddisfaceva più e ho fatto qualcosa per cambiarla.

Il bisogno era, come intuibile, quello di condurre una vita più al ritmo della natura, più immersa nei suoi suoni e nei suoi cambiamenti. Mi sembra incredibile dirlo adesso, ma fino a non molti anni fa io non prestavo nessuna attenzione neppure allo sbocciare dei fiori, all’abbondanza da raccogliere in ogni stagione, ai cambi di colore nei prati e nei boschi.

Il bisogno era anche quello di essere meno legata al guadagno mensile, modificando il mio stile di vita secondo la regola per cui “non è ricco colui che possiede di più, ma colui che necessita meno”, come diceva qualcuno più saggio di me!

Ho scelto il biancospino come simbolo perché, nelle parole dell’erborista Carlo Signorini, è la pianta che “rappresenta la speranza rasserenante che dona fede e amore, dissolve i blocchi energetici ed emozionali e i muri mentali che ci siamo costruiti”.

Vuoi raccontarci brevemente del tuo percorso professionale?

Di carte, nozioni ed esperienza ne ho accumulate un po’ lungo il percorso. Mi sono diplomata in lingue straniere, poi laureata in Scienze forestali per interesse verso gli alberi e la montagna. Specializzata in seguito nelle cose più svariate: dalla gestione rifiuti, ai sistemi informativi geografici, alla Rete Natura 2000, fino ad arrivare alla fitoalimurgia, la fitocosmesi e la fitoterapia, prediligendo per quest’ultime gli aspetti più pratici ed esperenziali al solo studio teorico fine a se stesso.

Le erbe, gli arbusti, gli alberi

In un modo o nell’altro mi accompagnano da ormai 17 anni, con molte interruzioni – anche lunghissime – e molti cambi di percorso intermedi. E’ un po’ come la relazione con i propri genitori o i propri fratelli…dura tutta la vita ma è intermittente e mutevole.

Il primo approccio è stato quello accademico, delle chiavi dicotomiche, delle formule fiorali, dei mille termini botanici da memorizzare, dei boschi come biomassa da tagliare e bruciare. Interessante per un po’ ma estremamente riduttivo e meccanicistico perché non è stato in grado di rendermi davvero consapevole che le piante sono esseri viventi come noi. È come la differenza tra accudire un animale o sezionarne uno morto per studiarlo.

Dopo è arrivato l’approccio più “naturalistico”, diretto alla conservazione della Natura (con la maiuscola) ma basato ancora troppo su note ministeriali, decreti legge, piani di gestione e liste rosse.

L’ultimo, il più vero di tutti, è stato quello da osservatrice, raccoglitrice, trasformatrice e utilizzatrice diretta, da cui oramai non potrei più prescindere. Avvicinarsi al mondo vegetale utilizzando i 5 sensi è il modo migliore per conoscere e rendere familiari questi esseri viventi e ricordare, non solo con la mente ma con tutto il corpo, le loro virtù.

La sensibilità nelle tue foto, sia quelle che ritraggono piante e sassi, sia quelle che raccontano il tuo lavoro: colpisce molto e, con la semplicità che le contraddistingue, comunica un senso di pulizia e di personalità rispettosa, decisa, forgiata. Raccontaci un po’

Di fronte a parole come sensibilità, semplicità, pulizia e “personalità rispettosa, decisa, forgiata” mi rimane poco da raccontare e molto da ringraziare.

Io mi definisco una ‘comunicatrice per immagini’. La fotografia è il mezzo di comunicazione attraverso cui riesco ad essere più aperta e sensibile. Mi piace osservare e catturare quello che di bello e di buono succede davanti ai miei occhi, senza nemmeno volerne prendere parte, quasi a non volerlo sporcare, infastidire e interferire con il suo equilibrio.

Autoprodurre nell’idea di Daniela e la pratica nelle sue mani

Autoprodurre è un vocabolario che nella mia vita non è presente da molti anni. Mentre la creatività artigianale, e quindi l’abilità manuale, c’è sempre stata, l’idea di autoprodurre ciò che serve anche al mio corpo esterno ed interno non è stata scontata. Ma da quando ho iniziato non ho più smesso!

Autoprodurre significa autodeterminarsi, decidere da sé cosa fa bene e cosa non piace. Significa, in ultima analisi, prendersi la responsabilità del benessere del proprio corpo, della salubrità dell’ambiente in cui si vive, smettendo di delegare ad altri. Nei limiti di ciò che è possibile ovviamente.

La cosmesi nell’idea di Daniela e la pratica nelle sue mani

A mano a mano che proseguivo con lo studio e la pratica dell’autoproduzione cosmetica naturale, mi rendevo sempre più conto che l’essenzialità e l’approccio scientifico dovevano essere i capisaldi della mia personale versione della cosmesi, di cui ormai il web, le librerie, i negozi e la televisione sono stracolmi. Quindi evitare il più possibile le formulazioni complesse, l’acquisto compulsivo di ogni nuova materia prima immessa sul mercato, degli attivi cosmetici o di materie prime troppo lontane da dove vivo e preferire invece prodotti semplici ma efficaci.

Non è stato facile destreggiarsi nell’immensità di informazioni e input sulla materia (che è infatti oggetto di studi accademici per la sua complessità!), soprattutto perché appare tutto necessario e tutto desiderabile.

Molto lo devo alle persone che sono venute ai miei laboratori e a quelle che hanno provato ciò che producevo. Dall’esperienza mia e loro ho compreso che il nostro corpo, per sentirsi pulito e curato, ha bisogno di pochissime materie prime, ma che siano di qualità e usate nella modalità più giusta. Un semplice sapone artigianale ad esempio, seppur di qualità, ha un effetto diverso se utilizzato per detergere la pelle del corpo, le parti intime o i capelli. Nel primo caso è ottimo, nel secondo caso potrebbe essere dannoso, nel terzo caso lo è sicuramente.

Fondamentale poi è sapersi fermare dove arriva la propria comprensione e ricordarsi che per le questioni più complicate esistono tanti professionisti che possono venire in aiuto.

La pratica dell’autoproduzione cosmetica naturale, di conseguenza, non è nulla di più complicato della realizzazione di una torta fatta in casa! Stesse attrezzature della cucina, stesso tavolo e fornelli, stessa tipologia di contenitori e stesse abilità. Non a caso ‘spignattare*’ originariamente significa ‘affaccendarsi in cucina tra i fornelli’.

* termine utilizzato da chi autoproduce cosmetici

Cosa vorresti condividere dei tuoi laboratori? Come possiamo contattarti?

I laboratori ovviamente rispecchiano la mia idea della cosmesi naturale, quindi hanno come obiettivo quello di mettere le persone in grado di riprodurre da sé i prodotti più necessari per la cura del corpo, oltre a fornire loro le nozioni di base per comprendere ciò che stanno facendo.

Ritengo importante coinvolgere le persone direttamente in ciò che sto insegnando, creando un clima familiare e giocoso, perché, come diceva Confucio, ‘Se faccio, imparo’. Ascoltare e guardare spesso non bastano.

Per contattarmi potete utilizzare i contatti presenti sul mio sito internet http://ladispensacosmetica.wordpress.com

Sogni e progetti.

Di progetti sognati ad occhi chiusi e ad occhi aperti ce ne sono tanti. Per il futuro il sogno più importante è quello di trovare un modo di far convivere i tre approcci di cui ho parlato nella terza risposta e trarne ciò che mi serve per vivere.

La dispensa del biancospino: tre ingredienti base per la cucina e tre per la cosmesi

Per la cosmesi tre ingredienti sono pochini ma direi argilla verde, oli essenziali e un olio vegetale.

Per la cucina lascerei rispondere a chi si dedica alla nobile arte di cucinare con migliori risultati di me, ma se proprio devo dire la mia sarebbe: farro, lenticchie ed erbe spontanee! cioè quello che nella mia dispensa (e nel mio giardino) non manca mai e mi viene in soccorso quando tutto il resto è finito!

Tre libri sul comodino

– “Diario” di Etty Hillesum per la forza spirituale che emana ogni singola pagina scritta da una ragazza di 28 anni

– “Il senso di Smilla per la neve” di Peter Hoeg perché è un libro che spiega perfettamente il ‘calore della neve’, cioè quella sensibilità nascosta dove sembra che ci sia solo freddezza

– “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés per riconoscere la donna selvaggia dentro di noi

Grazie di cuore, alla prossima!

Link:

http://lacasettadelbiancospino.wordpress.com

 

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

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Se vi è piaciuto questo articolo, aspetto i vostri commenti qui sotto: ditemi cosa vi ha colpito, cosa avreste fatto diversamente e cosa non risulta chiaro. Attendo con ansia di leggervi!

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