L’intervista del venerdì: Andrea Toniolo, ovvero Budu The Runner

Cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista.

In questo blog parliamo di cibo, alimentazione, ambiente, filiere di giustizia e di violenza.
Non sono mai entrata in merito, se non tangenzialmente, sull’importanza che l’esercizio fisico riveste come prevenzione e come benessere.Vi lascio i link a due post del Dr. Michael Greger, sull’esercizio fisico come prevenzione e cura e uno, in particolare, sull’esercizio fisico come farmaco.

C’è poco da fare: la nostra è una vita troppo sedentaria!
Sono onorata di presentarvi oggi un giovanissimo atleta, che tra gli innumerevoli campi in cui si spende si sta occupando anche di educazione.
Consiglio la sua pagina Facebook: Andrea Budu Toniolo e il suo profilo Instagram: Budu_The_Runner. E gli sono molto grata per questa frizzante chiacchierata: lasciamo la parola a lui!

Caro Andrea, innanzitutto grazie per aver accettato questa intervista!

Grazie a te Annalisa per questa bella chiacchierata!

Sono onorata di poterti ospitare in queste pagine. Vuoi raccontare brevemente ai nostri lettori il tuo percorso di runner?

Certo! Allora… io avevo una vita che rientrava nei canoni “normali” per questa società. Giocavo a calcio, mi ero diplomato in Agraria, avevo un lavoretto che mi permetteva di sostenere l’Università, avevo cominciato a frequentare la facoltà di Agraria e il corso di Scienze Forestali e avevo la mia bellissima fidanzata. Tutto questo fino al 2012.

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Poi la mia vita cambiò, proprio durante l’estate di quell’anno. A luglio incappai in un grosso infortunio calcistico e, a settembre in un grave incidente in moto; questi sfortunati eventi mi costrinsero, tra ospedali e letto, a stare immobile fino a Natale. In pratica lacerai il quadricipite sinistro prima e lesionai i legamenti della caviglia destra poi (assieme ad un trauma cranico, un colpo di frusta e abrasioni e contusioni varie). Dopo un primo momento di depressione guardai indietro nel mio breve passato e capii che fino ad ora non avevo fatto quello che veramente volevo nella vita. Cosi scovai un allenatore qualificato, Simone Bortolotti, per iniziare a correre.
In 3 mesi passai dalla fisioterapia alla mia prima gara: “MAGRAID”, 100 km nella steppa. L’obbiettivo era di arrivare al traguardo sano e salvo, ma arrivai 17° su 200 e passa partecipanti, ed ero il più giovane partecipante. Continuai a correre in montagna e su lunghe distanze (tecnicamente le ultra maratone vanno dai 42 km fino a 300 circa) e riuscii a togliermi qualche soddisfazione anche nel campionato Italiano. Poi nel 2014 decisi che era venuto il momento di dedicarmi alla sete di avventura che mi aveva iniziato al mondo del running.

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L’impresa che ti ha reso celebre è stato il tuo viaggio a Capo Nord. Come hai deciso la meta e quale è stata la spinta?

Beh, la meta è stata scelta per amore verso la natura incontaminata e i paesaggi nordici, oltre al fatto che da buon motociclista la sognavo fin da bambino, quando ascoltavo le storie dei viaggi in moto di mio padre e i suoi amici. La spinta è derivata proprio dal grosso incidente citato prima; si era crepato a metà il casco e poteva andarmi veramente male, così ho reagito prendendo le redini della mia vita e decidendo di iniziare con questa avventura.

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All’inizio comunque è stata simpatica come scena; pensa che sono sceso in cucina con le stampelle dai miei genitori, dicendo loro: “papà, mamma, io appena mi sistemo voglio fare il giro d’Italia di corsa!”. Puoi ben immaginare la loro reazione.

Posso immaginare…Io, come genitore, sono considerata un modello piuttosto teutonico, ma comprendo ugualmente. Quali le soddisfazioni e le difficoltà?

Beh prima di tutto far capire a famiglia, fidanzata e amici che la mia non era una ragazzata ma un desiderio scaturito da un pensiero profondo e sincero. A mio avviso qualsiasi matto potrebbe partire per Caponord di corsa, ma nessuno di questi ci arriverebbe senza usare la testa. Poi durante il viaggio le difficoltà più grosse da superare sono state le 3 rotture del carretto (Anna-Jenny#1), per il semplice fatto che mi hanno preso totalmente alla sprovvista e che di domenica in Lapponia non è poi così facile trovare dei ricambi.

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Soddisfazioni immediate durante il viaggio..sicuramente la traversata della Germania visto che mi ero reso conto di aver veramente attraversato per intero una nazione così grande a piedi, più di tutto però la “conquista” della Lapponia in solitaria. Dopo una traversata così, dove conti solamente sulle tue forze, ti senti capace di qualsiasi cosa tu voglia fare.

Per lo più hai dormito in tenda, situazione che io adoro per le luci e i rumori che si possono godere. Ma la maggior parte delle persone è stupita e spaventata all’idea di bivaccare in un bosco. Come rassicureresti un neofita?

Beh di furti e problemi nelle città se ne sentono molti, quando una renna vi ruberà il portafogli nella tenda fatemelo sapere! Scherzi a parte, io dico solamente di non lasciarsi condizionare dalle paure altrui. Di solito sono proprio i genitori o gli amici che scoraggiano i ragazzi a dormire in tenda da soli.

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Primo consiglio: affiancarsi a qualche amico con qualche esperienza pregressa, così da potervi godere al meglio tutto quello che vi circonda. Dormire in tenda, campeggiare o viaggiare con la paura o il pensiero di cosa possa andare storto fa davvero vivere male l’avventura che state cavalcando.

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Secondo consiglio: provare il contatto diretto con madre natura è un’esperienza molto intensa ma difficilmente trasmissibile ai giovani d’oggi, perciò leggetevi qualche avventura della serie “into the wild” e poi non vedrete l’ora di immergervi in quel fantastico mondo. Terzo consiglio: non si finisce mai di imparare, perciò documentatevi sulla vita selvaggia così da non incombere in errori futili (dall’intossicazione da piante velenose alle bruciature da “esperto” fuochista!) per non rovinarvi la vacanza, ma soprattutto non farvi del male.

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Che consigli dai a chi vuole iniziare a correre, magari dopo anni di sedentarietà?

Il consiglio che può davvero andare bene per tutti è quello di ricominciare per gradi, iniziando con delle belle camminate e poi inserendo dei progressivi tratti di corsa che aumenteranno sempre più. Tutto questo non prima di aver ridato elasticità e forza al corpo, i particolare al piede che deve subire tutte le forze d’impatto. Molte persone sottovalutano i danni dovuti alla sedentarietà della vita quotidiana. Proprio per questo ho voluto conseguire una certificazione europea sulla cura e l’analisi di piede e postura.

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Fino a che punto ritieni possibile il fai da te?

L’affidabilità del fai da te è direttamente proporzionale alla conoscenza che abbiamo del nostro corpo. Conoscere i propri limiti e ascoltare i segnali che ci manda il corpo è fondamentale. Molti di noi hanno perso questa capacità al giorno d’oggi, quindi il mio consiglio è quello di avvicinarsi ad un professionista qualificato per non incappare in spiacevoli infortuni.

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Raccontaci una tua giornata tipo.

Oh che bella domanda! Ti racconto la mia giornata ideale, che minimo si ripete 1 o 2 volte la settimana. Mi alzo verso le 6.15/30; scrivo un bel messaggio di buongiorno alla mia fidanzata; bacio la mia cagnolina Zara; gran colazione con una crostata senza zucchero e la marmellata del mio frutteto e cereali (tralascio le quantità che sarebbero imbarazzanti..devo sembrare un atleta! Ci tengo a sottolineare che in 84 giorni di viaggio la media è stata di 55 km al giorno circa ma ho perso solamente 1 kg!); mi metto a leggere, studiare e correggere i programmi delle persone che seguo; tiro fuori l’impasto della pizza dal frigo; mi vesto e corro per una 50ina di km lungo un argine; doccia e mi cucino una super pizza con le verdure, la passata del mio orto e scolo una weizen tedesca freschissima; vado agli appuntamenti con le persone che seguo; esco a potare/sistemare le piante; faccio esercizi; doccia e lettura di piacere cercando di indovinare cosa sta cucinando mia madre solo dal profumo; cena; finalmente vedo la mia bellissima fidanzata Anna e rimango con lei tutta la sera.

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Alimentazione vegana e sport. Da quando sei diventato erbivoro? Hai incontrato difficoltà nel far accettare la tua scelta in ambiente professionale?

Sono diventato erbivoro nell’autunno 2013 senza alcuno step intermedio (mangiavo molta carne sia per tradizione ma anche su consiglio medico, in quanto avevo subito delle trasfusioni in seguito ad un ulcera duodenale da stress, 2 anni prima). Per 2 ragioni che sono sfociate contemporaneamente nella scelta del cambio di regime alimentare: la prima di stampo etico, perché ho lavorato per mesi in un allevamento intensivo sporcandomi le mani anche di sangue (che non è esattamente come vedere i video su youtube); la seconda di stampo fisiologico, avevo corso da poco la mia prima gara e lo stomaco si era bloccato impedendomi di bere e mangiare dopo i 50 km a causa delle barrette e i gel che mi avevano consigliato, in più subivo dei cali energetici duranti i cicli di allenamento.

Qui un video di Andrea.

All’inizio ovviamente sono stato anche deriso per un eccesso di sensibilità, oppure minacciato con avvertimenti del tipo “la tua salute precipiterà”. Poi guarda caso da quando sono tornato da Caponord, in molti continuano a chiedermi consigli sulla mia alimentazione, visto che ho avuto da sostenere dei consumi calorici spropositati durante il mio viaggio  e cucinavo il tutto su un piccolissimo fornello ad alcol.

Integrazione e sport. Quale la tua posizione, almeno per la corsa?

Beh io credo che noi esseri umani ci siamo evoluti proprio grazie alla corsa, che ritengo sia l’espressione di movimento più naturale per eccellenza. Perciò io credo che il nostro corpo non abbia bisogno di un surplus di sostanze nutritive se comunque abbiamo a monte una buona fonte di frutta e verdura a sostenerci. Non è assolutamente un dogma, infatti consiglierei l’integrazione a chi ha qualche carenza e magari vuole comunque praticare sport; o ancora a chi pratica sport a livello agonistico e in condizioni limite. Io per esempio assumo qualche volta dei sali minerali, senza sostanze di origine animale, nel mese estivo più caldo quando vado in bici (non so perché ma a piedi riesco a dosare e gestire molto meglio le energie, in bici tendo a spremermi), visto che soffro molto le alte temperature. Ma per il corridore medio non mi sento di consigliare integrazioni particolari, visto che la scelta degli alimenti non ci manca. Consiglio invece di informarsi sulla valenza nutrizionale degli alimenti che si assumono e abbinarli in base alle necessità.

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Veganesimo e abbigliamento. Nonostante la sensibilità crescente, tra i capi sportivi è ancora difficile districarsi nel trovare scarpe e vestiti cruelty-free, ancora di più equo e solidali o km zero. Da professionista, hai dei consigli da darci?

Beh intanto consiglio di non farsi influenzare da pubblicità o opinioni da bar che etichettano alcuni capi come miracolosi per la prestazione. Vale anche qui il discorso che per uno sportivo amatoriale le scelte sostenibili sono poche ma ci sono e sono valide. Personalmente la differenza grossa per me è fatta dalle scarpe (viaggio a parte): le faccio durare veramente fino a quando non foro la tomaia con le dita, mentre l’ideologia comune afferma di sostituirle ogni 500km circa. Un piede “preparato” non ha bisogno di tutti quei sostegni.

Qui un secondo video di Andrea!

Lo stesso discorso non si può applicare ai professionisti, che sono sponsorizzati e obbligati ad indossare alcuni capi..di conseguenza però il corridore medio si affida all’immagine dei campioni per guidare i suoi acquisti, quindi capisci perché non prenda piede il vestiario sostenibile. La rivoluzione deve partire dalle industrie che devono cominciare a sostenere i giovani campioni (come me per esempio..ahahahahah) per arrivare agli altri utenti.

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Comunicare la prevenzione. So che stai cominciando ab imis, cioè dalle scuole: quali difficoltà incontri a proporti? Come è il ritorno da parte delle istituzioni e delle famiglie?

Per propormi non ho alcuna difficoltà visto che le scuole del circondario ormai mi conoscono, ma soprattutto mio padre è un insegnante da molti anni ed ha girato molte scuole e la mia fidanzata è all’ultimo anno di scienze della formazione primaria. I contatti non mi mancano. Ho tentato di approcciarmi ai genitori ma con poco successo, si rivelano spesso scettici. I bambini invece sono fantastici e recepiscono subito il messaggio. Con la formula di qualche gioco e alcune delle foto del mio viaggio riesco a catturare la loro attenzione. Molti mi vedono come un supereroe e quando tornano a casa dicono ai genitori che vogliono mangiare più frutta per correre più veloce. Fantastico. Non credo riuscirò facilmente a espandere questa pratica ma continuerò a perseverare sicuramente, la strada mi sembra quella giusta.

Agrotecnico e runner: quali le tue missioni su questo doppio binario?

Agrotecnico, runner e ora anche coach di Barefoot Training Specialist. La mia missione è strettamente collegata a tutti 3 i rami. Cercherò di conciliare la conoscenza delle materie prime alla mia passione per la cucina (posto qualche ricetta ogni tanto) e, in parallelo, la mia conoscenza sulla postura e la cura del piede alla corsa intesa come movimento in generale. Con questo mix, spero di avvicinare più persone possibili a uno stile di vita più salutare e soprattutto rispettoso per ciò che ci circonda. La natura ci ha regalato questo corpo fantastico, degli splendidi frutti da cogliere e altri viventi da amare e rispettare ed è giusto non dimenticarlo.

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Il film che documenta la tua esperienza è stato finanziato tramite il crowdfunding. A che punto è la lavorazione? Come è nata l’idea?

Siamo in dirittura d’arrivo finalmente: il dvd sarà disponibile da aprile! La parte di montaggio, sottotitoli ecc è terminata e manca qualche ritocco grafico e burocratico prima di andare in stampa. L’ho girato io interamente e poi è stato montato dal regista Alberto Scapin. Il risultato sarà un documentario denso di emozioni e molto veritiero visto che non avevo nessuno al mio fianco. Non sarebbe stato lo stesso. Colgo l’occasione per ringraziare tutte le persone che hanno supportato me e questo progetto, compresi famigliari, fidanzata, amici, sponsor e Sport&Comunicazione che si prende cura dei miei progetti.

I tuoi prossimi progetti.

Adesso ne ho addirittura troppi per la testa! Posso dirti che farò qualcosa qui in Italia quest’anno, a partire dal giro del lago di Garda tutto di un fiato e una 24h a scopo benefico. L’anno prossimo invece mi vedrà in una parte del mondo completamente diversa e “opposta”.

Tre libri sul comodino.

Sono un grande appassionato di romanzi storici, perciò per primo “L’ultima legione” di Valerio Massimo Manfredi (primo libro che ho letto alle scuole medie, da lì ho iniziato a collezionarne a decine); secondo, direi la bibbia di tutti i corridori “Born to run” di Christopher McDougall (la storia del popolo Tarahumara!); terzo, “La fine è il mio inizio” di Tiziano Terzani (un po’ per far conoscere anche ai giovani questo grande giornalista, ma anche perche rivedo molti dei miei pensieri nei suoi concetti). Posso il quarto? “Into the wild” di Jon Krakauer (la vita di un ragazzo che è stata molto simile alla mia per 84 giorni).

Grazie infinite, alla prossima!

Grazie mille a te. Un grosso abbraccio.

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

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