L’intervista del venerdì: Agripunk tre anni dopo

Cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista. Anzi, questa volta, un aggiornamento: Passato tra le mani inizia a essere anzianotto, e le storie evolvono!

Avevo proposto alla vostra attenzione il bellissimo progetto di Agripunk, a firma di Desirée e David, quando era ancora neonato: potete leggere degli albori in questo articolo.

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Non ho ancora avuto il piacere e l’onore di zappettare da loro, nell’aretino, ma appena posso seguo le loro coraggiose ed emozionanti vicende! Non potevo resistere all’idea di chiedere a Dezy se aveva voglia di raccontarci un po’ di novità…e, con la consueta generosità e il frizzante entusiasmo che la caratterizza, ecco quanto mi scrive!

Le foto e i disegni sono della nostra mitica artista antispecista e la ringrazio per la condivisione.
Soprattutto, sono grata a Desirée e David per il loro instancabile e pesante lavoro quotidiano. E parlo per esperienza diretta.

***

Buongiorno ragazzi, e grazie per esservi presi il tempo di aggiornarci!

Raccontateci un po’: cosa avete ottenuto finora?

 Innanzi tutto abbiamo creato la “nostra” associazione. 

Abbiamo vagliato tutte le opzioni possibili e, per le caratteristiche stesse del posto e degli interventi che facciamo, questa è stata la soluzione più idonea ai nostri scopi. 

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Abbiamo quindi regolarizzato il rifugio sia in Comune che all’Asl creando, di fatto, la prima stalla in Italia dove le specie registrate sono definite, in una postilla aggiunta direttamente dal veterinario Asl, non destinate alla produzione di alimenti (non DPA) quindi non più “generi” o “materie prime” dell’industria alimentare bensì individui.

La strada per fare in modo che i rifugi siano riconosciuti è ancora lunga, ma qui abbiamo creato un precedente rifiutandoci di identificarci come “industria alimentare” e “allevamento” nei fogli del Comune, e pretendendo che nei fogli della Asl ci fosse scritta quella nota.

Abbiamo finalmente trovato tutti gli inquilini bipedi che popoleranno il nostro piccolo borghetto condividendo i restauri e la bonifica del posto, che abbiamo già iniziato. Agripunk è convidiso con tutte le bestiole che qui hanno trovato rifugio ed a quelle che lo troveranno in futuro.

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Saranno insieme a noi i realizzatori di un sogno che è già realtà.

Siamo riusciti a far togliere la torretta di caccia dedicata alla selezione al capriolo, che era montata appena fuori dall’allevamento e, discutendo con chi regolamenta la caccia nel territorio, abbiamo ottenuto che non si possa cacciare più all’interno della nostra area per preservare la tranquillità degli animali che ospitiamo. Di fatto, abbiamo creato un’area sicura anche per tutti gli animali selvatici, che sono stati gli abitanti, ancor prima di noi, di questo pezzo di terra, che ora funge loro da rifugio.

Grazie ad amici fantastici che ci sono venuti ad aiutare abbiamo pulito, sistemato e convertito in stalla uno dei capannoni per renderlo adatto ad ospitare le mucche di Suzzara, salve grazie all’intervento di Vitadacani e della Rete dei Santuari, delle quali poi tre sono venute ad abitare da noi.

Grazie a tutti coloro che ci stanno aiutando fisicamente nei lavori, con donazioni e partecipando ai pranzi e alle cene da noi, stiamo realizzando le recinzioni più importanti.

Meraviglioso e commovente! Quali sono stati gli strumenti per realizzare quanto avete fatto finora?

Abbiamo portato a conoscenza gli organi competenti e l’opinione pubblica non solo di tutte quelle irregolarità che sconvolgono gli animalisti, in quanto efferatezze nei confronti degli animali, ma anche di quelle a livello sanitario, che di solito sono volutamente ignorate dagli organismi di controllo, oltre che del disagio causato a chi vive qui intorno, facendo sapere chiaramente chi era a commetterle.

Abbiamo fatto foto e video di quello che succedeva nei capannoni, qualcosa abbiamo messo su internet e qualcosa abbiamo fatto vedere alle persone interessate.

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Quegli stessi organi di controllo, quando sono stati messi di fronte alla realtà dei fatti ma, soprattutto, quando hanno saputo che in tutti i paesi intorno si conoscevano questi aspetti nascosti dell’allevamento, sono corsi ai ripari.

Qui non solo si è fatto chiudere un allevamento (con il rischio di vedere riaprire questo o un altro), assolutamente…non ci abbiamo dormito 2 anni per studiare bene la cosa! La soluzione era fare in modo che l’allevatore non potesse più riaprire altri allevamenti, ed è quello che siamo riusciti a fare, facendogli levare il codice aziendale sia qui che nell’altro allevamento che aveva (chiuso pure quello) e rovinandogli la reputazione tanto che l’ASL della zona non gli concede di riaprirne altri.

Abbiamo saputo dai veterinari che è stato proprio a seguito dei nostri interventi, lamentele, segnalazioni, video su youtube e materiale informativo distribuito alle sagre di paese e lavoro di informazione costante che la ASL stessa ha deciso, un anno e mezzo fa, di mobilitarsi e venire a verificare se quello “di cui si lamentavano i vicini” fosse vero e, una volta verificato, provvedeva ad inoltrare l’ultimatum all’allevatore revocando appunto il codice stalla che era assegnato ai capannoni.

Sappiamo da fonti certe che stavano per prendere un pezzo di terreno per fare un allevamento, probabilmente di lumache, ma anche quella autorizzazione è stata loro negata.

Il silenzio, l’omertà e la passività non portano mai a niente.

L’azione diretta, il mettersi in gioco in prima persona con tutti i rischi che ciò comporta, senza paura perché quello che c’è in gioco è molto più grande di noi, ha portato dei frutti senza precedenti.

Si possono fare cose che cambiano davvero il destino di una parte di pianeta e dei suoi abitanti, con l’impegno e il coraggio di metterci la faccia e parlare sinceramente con le persone. 

E i vostri progetti futuri?

Abbiamo creato un piccolo punto di ristoro casereccio, convertendo la ex cucina dell’allevamento, dove organizziamo incontri, pranzi e cene finalizzati alla raccolta fondi e alla diffusione dell’antispecismo. In questo contesto, e nei banchetti che riusciamo a fare in giro,potete trovare le nostre erbe, conserve, autoproduzioni, le magliette e le fantastiche spillette Agripunkers disegnate da noi, e fatte stampare dai nostri amici di Earth Riot.

Prossimamente inaugureremo anche una sala per corsi e conferenze.

Abbiamo ampliato e modificato gli orti, raccolto piante e sementi che già stiamo facendo fiorire e riprodurre per poter ampliare le coltivazioni della prossima stagione.

Inoltre, dal punto di vista burocratico, abbiamo versato i primi 6 mesi di affitto e abbiamo firmato il contratto di affitto a riscatto.

In tutto questo comunque non abbiamo tralasciato il lato attivista.

Abbiamo raccolto informazioni importanti e testimonianze relative alle altre attività correlate a questo allevamento, quindi relative ad altri allevamenti e mattatoi in zona, e presto tutte queste testimonianze, che abbiamo raccolto in questi quasi 3 anni di lavoro ininterrotto, saranno rese pubbliche e messe a disposizione di qualunque gruppo voglia aiutarci ad abbattere questo sistema di sfruttamento.

E’ la prima volta in assoluto che un gruppo di attivisti riesce a far chiudere un allevamento e che riesca, grazie al supporto di tant*, a non farlo riaprire convertendolo in rifugio per animali! Considerate inoltre che non si parla solo dell’ex allevamento: oltre al podere, questo rifugio si estende per 26 ettari dando la possibilità a tutti di mangiare ciò che la natura offre.

Come abbiamo sempre detto, però, questo è solo l’inizio.

Ora è tempo di lavorare sodo per ricostruire un nuovo angolo di mondo.

In bocca alla lupa! Vi auguro di cuore di proseguire con questa energia. E diteci: i rapporti con il territorio?

Sono fortunatamente molto buoni. 

I vicini di casa ci adorano per averli liberati dal puzzo, la mattina li becchi alla finestra a guardare le belve al pascolo e la gente del paese è felice di sapere che qui non si alleva più nessuno.

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Ci hanno raccontato che per anni hanno lottato contro questo allevamento, ma che mai nessuno aveva osato andare oltre…il nostro colpo di grazia è stato decisivo.

Di solito chi abita nei pressi di un allevamento o mattatoio non è contento di tutto quello che comportano queste “attività”…bisogna creare degli alleati nella lotta invece che creare dei vicini incazzati.

Inoltre si stanno lentamente interessando all’alimentazione senza derivati animali e sta aumentando la voglia di capire l’antispecismo.

Bene, i nostri lettori sono già pronti a mettersi in viaggio! Come vi comportate con i volontari? Quali le possibilità di alloggio?

C’è la possibilità di venire a dare una mano alloggiando qui da noi.

Però ci teniamo a precisare, causa precedenti poco piacevoli, che chi decide di venire a stare un po’ qui da noi deve assolutamente rispettare poche, piccole ma fondamentali “regole”, essendoci come priorità assolute il benessere degli animali e il rispetto per questo posto. Quindi consigliamo sempre a chi volesse venire a fare del volontariato da noi di contattarci telefonicamente per un primo colloquio.

Altre richieste concrete di aiuto? Come possiamo far crescere Agripunk?

Chi vuole può aiutarci creando un gruppo di supporto, partecipando ai nostri eventi, donandoci il 5x mille, adottando a distanza una mucca o contribuendo al mantenimento di tutte le belve con “una colazione al mese”; oppure, venendoci a trovare qui o ai banchetti e portandosi a casa una delle nostra autoproduzioni (culinarie, erboristiche, botaniche e artistiche). (Nota di Neofrieda: testimonio sulla meravigliosa conserva di pesche! Grazie ancora, Dezy, i bimbi mi hanno lasciato solo l’orlo del coperchio…)

Vi rimandiamo al link agripunkblog.blogspot.it/2015/03/come-aiutarci.html dove trovate tutti i modi per venirci incontro.

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Tutto questo è stato possibile grazie a chi ha creduto in noi e ci sta aiutando, felice dei risultati concreti che stiamo ottenendo.

Ringraziamo chi ci sta aiutando, chi è passato di qua o ci ha contattati anche solo per attingere ad informazioni ed idee…speriamo almeno che le mettiate bene in pratica!

Qui nascono semi preziosi, che sono di tutt* e per tutt*…non sciupateli.

Dedichiamo tutto questo a tutti i tacchini che in questi anni hanno vissuto e che sono morti dentro a questi capannoni, a Lisetta che è stata la prima di loro a morire libera, a Giorgina che continua a stagliarsi vigile ed orgogliosa e che il 1 febbraio compirà 2 anni.

Lo dedichiamo a tutte le vittime di questo sistema, che ogni giorno a miliardi muoiono senza che nessuno pianga una lacrima per loro.

Lo dedichiamo ai compagni che in tutti questi anni hanno lottato per la liberazione totale e ne hanno pagate care le conseguenze.

Lo dedichiamo ad ognuno di voi che leggete perché sappiate che è solo grazie a voi e alle vostre azioni e decisioni che il sistema si può distruggere.

Lo dedichiamo a Diego di Vicenza, uno dei primi ad aiutarci ma purtroppo uno dei primi ad andarsene.

Per seguirci www.agripunk.it oppure su Facebook www.facebook.com/agripunk.it

Grazie ancora, ragazzi! Questo momento di riflessione, e di celebrazione per le vittorie ottenute, possa regalare speranza e tenacia a coloro che leggono!

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

Chiedi una recensione e ti sarà data!

Altre chiacchiere? Venite ad animare la pagina Fb di Passato tra le mani! Vi aspetto!

E per chi vuole le ricette direttamente in casella di posta, menù nella colonna di destra! Iscrivetevi alla newsletter, e mandatemi i vostri feed-back!

Se vi è piaciuto questo articolo, aspetto i vostri commenti qui sotto: ditemi cosa vi ha colpito, cosa avreste fatto diversamente e cosa non risulta chiaro. Attendo con ansia di leggervi!

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Una risposta a L’intervista del venerdì: Agripunk tre anni dopo

  1. Elena ha detto:

    Mi sono imbattuta in questo blog per caso e ho letto la più bella favola che potessi leggere…che è, per mia immensa gioia, una splendida realtà. Grazie

Mani che han lasciato un'impronta

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