L’intervista del venerdì: Francesca e Tiakatù

Bentrovate e bentrovati!
Sono onorata di ospitare in queste pagine un’intervista inedita, che tocca temi quanto mai importanti per me. Due righe personali alla fine, perché mi preme dare voce al progetto di Tiakatù, tramite Francesca!
Le foto sono tutte tratte dalla loro pagina Fb: https://www.facebook.com/tiakatu, seguitela!

  • Ciao Francesca!
    Iniziamo chiedendoti di te: che ci fai in Spagna?

    In Spagna dal 2006, è una domanda ancora senza risposta. Sono una di quelle expat che è arrivata per l’Erasmus, è rimasta per guardarsi intorno, si è innamorata, ha trovato le basi sociali per poter esprimere quello che pensa e viverlo ogni giorno: ecologismo, attivismo sociale e femminismo.
    Mi sono appena tatuata una frase anarchista sulla schiena.

  • Batucada: roba che si mangia?

    Allora, l’origine storica delle percussioni è africana, mentre che il nome specifico di questa formazione è brasiliano. È una scuola di musica basata sui tamburi di diversa tonalità, in alluminio e che si suona con mazze e bacchette (per distinguerli da quelli africani, in pelle, il cui nome è djembé e che si suonano con le mani) e che da quasi 6 anni è una mia passione, che va oltre al ritmo, la sua prima vera origine era una protesta sociale. Sí, a volte costa credere che possa essere qualcosa che va oltre ad un ritmo frenetico attorno al quale tipicamente si ballano ritmi di samba carioca (Carnaval do Brazil per interderci, quella è una macrobatucada formata da centinaia su scuole diverse), esiste una batucada in ogni rave che si rispetti, esiste una batucada oramai in ogni città di Spagna mentre so che in Italia ha poca presa, per esempio a Bologna ce n’è una, Afroeira, mentre a Valencia ce ne sono 8, di cui una con oltre 100 alunni. Dietro poi ci sono moltissime ore di studio, ne più né meno che come un altro strumento, con la particolarità di essere un gruppo, quindi oltre allo studio individuale (io suono il repique) c’è poi lo studio in gruppo per armonizzare e, in definitiva, suonare bene.

  • 1Ciò non toglie che, studiando, l’origine della batucada ha chiare motivazioni di protesta politica.

  • Un progetto tutto al femminile: perché?

    Perché, come dicevo, io che ho suonato in 5 scuole di batucada diverse qua a Valencia, avevo bisogno di una formazione speciale che aggiungesse quel tocco di lotta sociale, spirito critico e umanismo che vedevo mancare nelle altre. Il karma ha voluto che mi ritrovassi invitata alle prime riunioni di questo gruppo di ragazze che -tra le tante questioni sociali aperte- avevano scelto il femminismo come asse portante. Bene, stupendo, perché personalmente credo che il femminismo sia molto di più, sia la somma di tantissimi valori, dal rispetto della donna come punto centrale, al rispetto di tutte le categorie discriminate, fino al rispetto dell’ambiente stesso dove viviamo.

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    La MIA batucada, che si chiama TIAKATÚ (dove in slang “Tiaka” vuol dire “ragazzaccia” e “tu” è proprio TU) poi è davvero speciale perché ha anche un chiaro progetto ambientalista, tra le antre cose: alterniamo l’uso di tamburi normali a quelli riciclati a partire dai bidoni azzurri di diverse dimensioni. La resa tecnica è diversa, il suono è diverso, ma il messaggio che vogliamo trasmettere è quello di poter fare musica con qualunque cosa e così far volare la fantasia.

  • Quindi, perché una batucada?
    La batucada storicamente è nata come forma di protesta, più che di sola festa. Figurati che nel 2011, durante il movimento del 15M qua in Spagna, sai cos’era lo strumento più suonato? Le padelle!! Quindi puoi capire come un complesso di una ventina di tamburi possa decisamente richiamare l’attenzione, la formazione in cui si suole suonare tra le altre cose, è proprio una formazione compatta, con un passo ben determinato, diciamo militaresco. È un unico corpo che si muove in modo sincronizzato. La distanza tra le persone è calcolata e questo porta inevitabilmente ad occupare tutta la strada, camminando come un esercito e quindi a sfidare le convenzioni dello Stato, che ci vuole ai margini.

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    Quindi se a questo suono celestiale dei tamburi (ehehhe) associ un messaggio ben preciso, come accompagnare una manifestazione della PAH (piattaforma contro gli sfratti illegali da parte delle banche), una manifestazione contro la distruzione dell’ambiente(Hortaésfutur), una manifestazione chiaramente femminista come l’8 marzo,una manifestazione di persone con disfunzionalità fisiche o psichiche (i tagli ai Servizi Sociali hanno fatto strage), ecco che recuperiamo il senso della batucada come forma di protesta, dai voce a chi non ce l’ha per farsi sentire a un kilometro, ma rimane festiva, perché è impossibile poi non ballare con questi ritmi!!

  • C’è bisogno di femminismo, poche storie. Nonostante le trovate pubblicitarie di una cultura patriarcale da settimanale, che ogni tanto impestano il web. Che ne dici?

    Il femminismo è una necessità vitale sia per noi che per tutte le donne che non possono essere qua con noi. Chi pensa che sia una idea superata non ha veramente capito niente.

    Provo a spiegarmi per punti e aree di lavoro:

    IL LAVORO CAPITALISTA:

    Il paradosso poi è che mi scontro con moltissime donne maschiliste, è quello che più mi fa male. Donne che invece che fare rete e unione, si lamentano dei permessi che prende la collega perché madre. L’assurdo poi si raggiunge quando le donne, per dimostrare di valere quanto gli uomini, si mettono a lavorare 22h al giorno o fino al giorno del parto, per diventare direttrici generali dell’azienda, quando il vero femminismo non è dimostrare che possiamo lavorare come (o il doppio di) un uomo.Tornare al lavoro a 10 giorni dal parto NON È FEMMINISMO, è maschilismo mascherato perché si ragiona come un uomo e ci si sente in competizione con lui. Il femminismo è collaborazione con l’altra metà del cielo sensibile alla causa, è pretendere che i compiti famigliari siano redistribuiti, pretendere una serie di aiuti materiali e sociali per non dover scegliere tra lavoro e famiglia, è pretendere pari retribuizioni. Il femminismo è anche anticapitalista, perché vivere per lavorare è roba da matti! Bisogna lavorare per vivere e questo è femminismo, avere tempo per se stessi, non vivere in funzione del capitale!

    L’essere donna non deve costituire un handicap nel mondo del lavoro, e bisogna cancellare l’idea che sia normale che la donna faccia un passo indietro quando arriva un bebé, non lo abbia scelto lei, ma si sia vista costretta a farlo per le circostanze (non è funzionale alla produzione di capitale e soldi e quindi viene messa da parte)

    Le donne sono poi coloro che più di tutte pagano le conseguenze del capitalismo imperante, il loro lavoro a livello di impegni famigliari non è riconosciuto, ma se non fosse per loro, questa società cadrebbe letteramente a pezzi. La donna è l’anello debole della catena produttiva dove se rimani incinta è probabile che ti licenzino, dove se chiedi un’ora di permesso ti guardano male, mentre il marito lavora perché quasi non può farsi carico dei doveri di tutti i giorni in una famiglia. Un padre che pretende 6-12 mesi di permesso da condividere con la compagna è un padre femminista, è un suo diritto /dovere svincolarsi dalle regole perverse del mercato. Anche loro hanno il diritto di godersi la famiglia! Conosco diversi padri oramai che hanno questa sensibilità ma hanno problemi a tradurla in pratica.

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    IL CORPO: grassofobia, ossessioni e femminicidio

    Il corpo delle donne subisce continuamente forme di violenza che vanno dall’uso nelle pubblicità (anche per vendere yogurt!) fino alla violenza vera e propria (“perché così impara quella troia a mettersi la minigonna, se le va a cercare”), ma tutti si scandalizzano se le tette vengono mostrate per la loro funzione primaria, cioè allattare, magari in pubblico, magari al bar.

    Le manie di bellezza che vanno oltre al piacere personale di vedersi belle. Vabbé, con i concorsi di bellezza per bambine o di uno che ho letto recentemente “Miss Università” che cosa devo aggiungere….Ma di nuovo ecco che sembra assolutamente normale insegnare che una ragazza dovrebbe imparare a difendersi dai violentatori (non vestirsi in modo provocante, non camminare da sola) piuttosto che insegnare agli uomini che le donne non si toccano e i nostri corpi non esistono per essere una loro ossessione. La gente si sente scomoda di fronte a una sessualità che non sia per un consumo maschile.

    VITA RIPRODUTTIVA:

    la mia batucada ancora non esisteva quando al nostro Ministro della Giustizia era venuto in mente di voler cambiare la legge e voler rendere l’aborto un delitto penale, una roba allucinante, lo avremmo distrutto solo con le vibrazioni dei nostri tamburi. Ecco, temi come aborto, pillola anticoncezionale sono le lotte più classiche eppure estremamente attuali.

Il parto: la donna deve pretenedere un parto rispettato. In ospedale se l’ospedale la fa sentire sicura. In casa maternità. Al proprio domicilio. Una delle forme più violente di smembramento del corpo e della mente della donna, spesso, avviene in uno dei momenti più delicati della sua esistenza e di quella del suo bambino: il parto! Il movimento per il parto naturale ci dice che non possiamo sapere quale salto evolutivo potrebbe fare l’umanità, se dare alla luce avvenisse come fisiologia comanda. Impegnamoci!

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ORIENTAMENTO SESSUALE E DIRITTI UMANI:
pure qua: ma davvero c’è bisogno del femminismo per chiedere stessi diritti delle coppie lesbiche e gay, che prima di essere omosessuali sono persone che pagano le loro tasse e compiono i loro doveri? Evidentemente sì, se vengono discriminati.

Almeno su questo punto, vivo in un Paese dove legamente il matrimonio omosessuale è riconosciuto, ma questo non significa che a livello di società non ci sia del lavoro da fare e anche questa condizione potrebbe cambiare domani, chissà, in base al partito politico di turno.

AMBIENTALISMO:

Tu sai che io lavoro nel campo dell’ agroecologia e della sovranità alimentare e proprio in questo ambito la donna è spesso la chiave della sostenibilità ambientale delle piccole comunità agrarie tradizionali e quindi per sfamare il mondo intero.

Per concludere:

Essere femministe oggi non significa quindi cercare “solo” l’uguaglianza tra uomo e donna o il diritto all’aborto, ma significa voler raggiungere la giustizia economica e sociale su tutti i livelli. Tutti goderebbero dei benefici di un mondo femminista, per questo si dice “la rivoluzione sarà femminista, o non lo sarà”: non avrebbe senso per esempio una rivoluzione anticapitalista portata avanti con idee maschiliste, dove la donna non avrebbe comunque un ruolo centrale. Avremmo una società anticapitalista ma sempre maschilista!

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  • Urca, questo progetto mi piace un sacco! Oltre a catapultarmi lì e auto-eleggermi cuoca ufficiale, che posso fare adesso, subito, immediatamente dall’Italia?

TIAKATÚ in sé ha una funzione di coesione importantissima. Spesso si dice che le donne non sono solidali tra loro, bé, noi ce l’abbiamo fatta. Abbiamo un funzionamento democratico e pur avendo una direttrice, -certo, qualcuna deve pur insegnare! Abbiamo un flusso di comunicazioni, riunioni, convivenze….eccezionale. La batucada per noi integranti è uno spazio dove ci liberiamo delle convenzioni sociali che ricopriamo normalmente: siamo madri, sorelle, compagne, lavoratrici, studentesse….. Viviamo sotto pressione, ma qua, nel nostro cerchio di donne, entriamo in contatto con il nostro essere e la batucada si nutre anche dell’energia che ognuna ci mette. Ha un effetto curativo sui nostri spiriti che poi si ripercuote mentre suoniamo, l’energia si propaga, la gente lo nota, ma soprattutto vorremmo che chiamasse altre ragazze che hanno bisogno di sororità, compagnia, unità, solidarietà.

Suoniamo quasi sempre gratis, visti i collettivi che appoggiamo. A volte si arriva ad un accordo, a volte è quello che ci offrono volontariamente, a volte proprio niente! Ma bisogna pur mantenere la batucada no?

Inoltre non vogliamo che i soldi siano un problema proprio per le donne che vogliono farne parte, per esempio, noi abbiamo comprato i primi tamburi, io ho il mio, un’altra compagna ha il suo, gli altri li ha comprati la direttrice mettendoci una marea di soldi. Ma ne mancano ancora e i soldi sono finiti. Finanziandoci permetterete ad altre ragazze di poter entrare, perché io cedo il mio repique felicemente, ma quando ci sono anche io, un’altra ragazza rimane senza!

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Allo stesso modo il trasporto è veramente un problema: i tamburi sono grandi, le auto a disposizione sono poche, moltiplichiamo la benzina, e a volte ci viene impossibile raggiungere determinate manifestazioni dove ci vorrebbero con loro. Quindi l’acquisto di un furgoncino a 9 posti sarebbe il sogno più grande, che DOBBIAMO realizzare.

Per questo abbiamo scelto una forma di finanziamento collettivo, che permetterà di mettere insieme i soldi in base a microfinanziamenti. Ogni finanziatore, in base al valore della donazione, riceve qualcosa a cambio. Ecco qui il link: https://goteo.org/project/tiakatu-batucada

Abbiamo creato una scala di valori, dalla donazione semplice di 5€, fino alla macro di 300€. Voi siete in Italia e vi suggerisco due cose:

1-comprare una donazione da 5€, in cambio metteremo il vostro nome sulle tendine del furgoncino

2-comprare un prodotto (una maglietta, un marsupio o uno zainetto) che vi invieremo per posta. Se siete un gruppo di amiche e fate donazioni simili (comprate 3 magliette e uno zaino) ci fate un favore così faremo invii collettivi ad un solo domicilio.

Ovviamente tutte le altre sono donazioni “territoriali” perché richiedono la presenza a Valencia per poi avere a cambio 1, 2 o 3 mesi di prove con noi, oppure un corso di costruzione di tamburi, oppure un concerto, corso di chitarra o cajón flamenco. Mentre in Spagna sì che possiamo muoverci, oltre i confini non sarebbe proprio possibile.

Esiste anche la donazione libera, senza niente in cambio… ma no, compratevi qualcosa almeno!

  • Le parole con cui lo racconteresti a Marc, così le prendo in prestito per Ipa e Silo.

Ho suonato in una batucada (la terza) fino all’ottavo mese di gravidanza per riprendere un anno dopo circa. Marc adora le percussioni ed è orgoglioso che io suoni in una batucada.

Questo mi aiuta a spiegargli dove e perché vado a suonare e a volte a portarlo con me, in compagnia del papà. Spiego che la mamma va a suonare forte così tutti possono vedere delle persone in sedia a rotelle e i loro problemi invisibili ai più, o ragazzi con sindrome di down, che abbiamo accompagnato in una delle ultime uscite pubbliche.

La mamy va a suonare per protestare contro la cementificazione selvaggia.

La mamy ha suonato per il collettivo femminista contro il femminicidio.

Io voglio crescere mio figlio nel rispetto delle donne, lo voglio proprio femminista.

Ma se proprio te la devo dire tutta, augurando lunga vita a Tiakatù, il ruolo sociale di questa batucada vorrei poco alla volta vederlo scomparire, e rimanesse solo il volto festivo delle percussioni.

Perché solo nel momento in cui il femminismo sarà un ricordo del passato, staremo vivendo in un mondo libero e giusto.

  • Un saggio e un romanzo, da donna a donna.

Saggio: ne ho appena preso uno de los Grupos Anarquistas Coordenados, che si intitola Contra la Democracia, non ho ancora cominciato a leggerlo ma mi ispira!

Romanzi non ne leggo da tempo, O_o, sto leggendo solo saggi politici e biografie di gente assurda!!

Grazie dell’intervista, alla prossima!

Anarchia e libertà!

***

Solo due parole mie, a chiudere l’articolo.

Con molta titubanza, ho condiviso sui social un brutto episodio (non solo uno, ci siamo capiti) successo a mia figlia.
Grazie a tutte le donne e ai pochi uomini che mi hanno espresso solidarietà, in pubblico o in privato, e hanno condiviso, incuranti dei commenti altrui, spesso maschili ahimé, sprezzanti e denigratori. Ho provato commozione e rabbia per le storie che avete condiviso, per tutto quello che abbiamo subito, hanno subito le nostre madri e le nostre nonne prima di noi.
Le nostre figlie non devono subirlo.

E allora insegnamo loro a urlare, a fare rumore. Con il dolore ma anche con la consapevolezza che denunciare è il primo passo, con la gioia e con la passione, come ci racconta Francesca. Quante volte ho sentito minimizzare da chi ha paura di intaccare lo status quo. Perché nell’immaginario è ancora giusto questo (chi non capisse l’immagine, può leggere questo articolo de Il ricciocorno):

scoldengravingalphaLa prima volta che l’ho vista, ho avuto un senso fortissimo di nausea, per la presenza dei bambini. E voi, Madri, cosa provate guardandola?
Dedico queste mie righe a tutte, ma soprattutto a Cri, con la quale ho avuto un’intenso e drammatico scambio. Ti abbraccio forte, cara.

***

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7 risposte a L’intervista del venerdì: Francesca e Tiakatù

  1. Paolo ha detto:

    femminismo è tornare dal parto quando ci si sente, dieci giorni o due mesi.
    quanto all’aspetto estetico, uomini e donne lo curano chi più chi meno per se stessi e per il prossimo, fa parte di noi

    • neofrieda79 ha detto:

      Paolo, non so se hai figli e se hai mai dovuto affrontare l’argomento con la madre dei tuoi figli.
      Credo di capire il tuo punto di vista; tu rispettami se, con conoscenza profonda di storie e di persone, ti dico che è il problema è più complesso di facili aforismi. E non sono ‘due mesi’, fuori dall’Italia, in Paesi più illuminati, sono felicemente e tranquillamente due anni. Oh, in altri Paesi è peggio che in Italia, intendiamoci, nemmeno io voglio usare facili frasi a effetto.

  2. Marco ha detto:

    Ciao,
    Da quello che mi sembra di capire la batucada dove suona Francesca e’ per sole donne.
    Permettere l’accesso ad un gruppo (qualsiasi) su base sessuale non rappresenta una discriminazione?
    Mi piacerebbe sapere anche se Francesca (o qualunque altra donna) sia stata vittima di comportamenti discriminatori o irrispettosi della donna in quanto tale, in una delle altre batucadas che ci sono a Valencia.

    • neofrieda79 ha detto:

      No, Marco, non è una discriminazione.
      C’è un tempo per tutto.
      Un tempo per stare con il proprio compagno, o la propria compagna, e un tempo per fare comunità.
      Un tempo per collaborare insieme, uomini e donne, e un tempo per stare tra donne.
      Spero di averti risposto.

      • marcotro ha detto:

        La domanda era retorica, vietare ad un essere umano di suonare i tamburi di Tiakatu solo per il suo sesso è una discriminazione molto grave.
        Per fortuna a Valencia, dove vivo da 4 anni, ci sono tante batucadas dove si può suonare senza rendere conto del proprio genere, in assoluta libertà.

      • neofrieda79 ha detto:

        La risposta non era retorica.

  3. Cri ha detto:

    Grazie.
    Liberarsi è difficile,ma un dovere verso noi stesse.
    Bisogna riscrivere la propria storia con le proprie mani.
    Un abbraccio

Mani che han lasciato un'impronta

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