L’intervista del venerdì: MaVi e la Cucina Ecozoica

Buongiorno a tutti e bentrovati!
Avete letto con entusiasmo la recensione di Vongole felici. Oggi MaVi, l’autrice, si racconta a noi in qualche spezzone della sua poliedrica attività. La parola a lei, che ieri pomeriggio era impegnata in una presentazione del bellissimo testo!

  • Buongiorno MaVi!

Ti sono grata per la disponibilità a raccontarti.

  • Vorrei partire da una tua celeberrima ricetta, diventata poi titolo del tuo libro: Vongole felici.

Vuoi raccontarci meglio di che si tratta e dell’importanza, nella tua cucina, di quelli che chiami Piatti di mare felici o vegan?

Questi piatti sono stati importanti nella mia tappa di avvicinamento al veganismo. Intanto perché il primo piatto che mi ha spinto alla pubblicazione dei pasticci di cucina ispirati dal web, è proprio Vongole felici. Non immaginavo tutto quel clamore intorno ai pistacchi col guscio-vongola, e quindi ovviamente ho capito che era una buona strada da seguire per attrarre attenzione sulla cucina ecovegpacifista (per me è sempre stata tale fin dall’inizio) e poi ecozoica.

DSCN0924 per cucina ecozoica

In secondo luogo, una ragione personale: da vegetariana mi era rimasta la nostalgia per due-tre piatti di mare e trasgredivo qualche volta l’anno, infatti da vegetariana non mi occupavo molto di cucina ed ero totalmente ignara dell’esistenza delle alghe e da alcuni sapori marini non ero mai riuscita a distaccarmi totalmente. Diventando vegan e imparando a conoscere le alghe ho trovato il modo di evitare la trasgressione. Sto bene io e nessun altro sta male, per citare una mia poesia. Ho capito che non c’è nulla di irrinunciabile nella cucina crudele.

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In terzo luogo, strada facendo ho appreso che recenti studi scientifici hanno dimostrato che noi mangiamo anche con la memoria, ovvero assumiamo sostanze buone e positive a livello neuronale che ci fanno sentire bene ed amati quando mangiamo piatti della nostra infanzia, che ci cucinava la mamma, o che sono legati a feste o altri bei momenti. Questo discorso non vale solo per i piatti di mare ovviamente, ma per tutti i piatti della tradizione che da vegan possiamo riprodurre con grande fedeltà e nutrire in questo modo la nostra memoria come gli onnivori (dato che la nostra memoria di mangiatori perlopiù parte da una dieta tradizionale crudele). Non condivido quindi la posizione dei vegani che si pongono in modo critico fino al livore polemico con queste riproduzioni, la trovo irragionevole. Non si tratta di scimmiottamento per carenza di idee originali, ma di recupero di una importante fonte di nutrimento che altrimenti con alimenti solo nuovi e privi di storia andrebbe persa. È slowfood ma vegan. Inoltre sono piatti che mettono a loro agio gli onnivori, che assaggiandoli si avvicinano alla cucina non crudele con minore diffidenza e anzi con vero e proprio divertimento. Alcuni nemmeno distinguono al primo assaggio!

  • Perché Cucina ecozoica? Da dove deriva questo termine, a metà tra fantasia e pratica, e come tradurla nel quotidiano?

L’aggettivo “ecozoico” viene da Thomas Berry, un ecoteologo americano, e in particolare è usato in un’opera da lui scritta insieme al fisico Brian Swimme, La storia dell’universo. In quel libro c’è un capitolo che poi è diventato il manifesto dell’era ecozoica: in sostanza il mondo possiamo salvarlo solo se tornerà ad essere un’entità sacra nel suo complesso, parte integrante della storia di tutto il nostro universo. Tutto è connesso e tutti siamo responsabili delle azioni che compiamo. Dunque, anche a tavola. Forse questo era un punto del manifesto rimasto un po’ nel vago, perché tanti bravi ecoutopisti a tavola alla fine per abitudine restano onnivori (per esempio Serge Latouche, che predica la decrescita ma non all’ora dei pasti, e tanti ecologisti italiani profondi che vanno sulla sua scia). La cucina ecozoica si è idealmente inserita in quel manifesto. Thomas Berry è di formazione cattolica, ma dato lo stato attuale delle cose ammette che la Bibbia non ha più molto da dirci e che il nostro nuovo libro sacro dovrebbe essere la storia dell’universo. Secondo me per coerenza doveva fare l’ulteriore passo di tornare alla laicità, dato che la sua religione monoteistica e intollerante ha portato ai disastri a cui ora propone rimedio.

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Come tradurre ciò nel quotidiano si legge nel mio blog (non pubblico tutti i giorni, ma a cadenza circa quindicinale, quindi c’è il tempo di digerire).

  • Le ricette che troviamo nel tuo sito sono da un lato creature che vivono di vita propria: l’alchimia degli ingredienti e dei sapori è complessa e curiosa, la semplicità perfetta che deriva da un lungo studio. Dall’altro, sono sempre lo spunto per condividere le tue riflessioni su temi dell’attualità, spesso temi delicati e di portata amplissima. Come mai hai scelto di partire dal piatto per raccontarci del mondo?

Una precisazione: le mie sperimentazioni non sono lunghe né studiate, anzi mi arrivano come flash a volte persino nel sonno. Oppure improvviso con quello che ho sotto mano, o provo l’idea colta al volo al mercato. Non ho la costanza di fare e rifare la stessa cosa con dosi diverse, a meno che non sia proprio un recupero essenziale come quello del pandoro (che infatti ho chiamato resistente). Mi piace soprattutto trovare nuove combinazioni e associazioni, mi annoia la solita minestra. E mi annoia ovviamente parlare solo di cucina, in ogni cosa che faccio sono sempre tutta intera, come tipicamente sono le donne anche se questa loro naturale predisposizione viene repressa dalla società patriarcale, che ama separare e specializzare (divide et impera). Mi annoia anche parlare, e a volte delle ricette che pubblico mi piace soprattutto la musica che linko e i suoi strani collegamenti con il tema del giorno. E’ la cosa che personalmente mi diverte di più, cercare la giusta associazione fra piatto e musica! Anche perché ascolto musica sempre, anche mentre lavoro, e ho dei musicisti in famiglia.

  • Cucina ecopacifista e cucina vegan. La complessità del tuo stile intreccia piani molto più numerosi del semplice cibarsi di soli vegetali. Perché questa complessità è imprescindibile per godersi la vita e farla godere agli altri esseri viventi?

Credo di avere già risposto sopra, noi siamo fatti di cuore, testa, sensi… non ci sono individui naturalmente solo cuore o solo testa o solo sensi, culturalmente magari sì, ci può essere una prevalenza artificiosamente indotta, ma non si vedono nasi andarsene a spasso da soli come nella storia di Gogol! Ciò che vive è sempre una parte in comunione con una totalità ed è a sua volta una piccola totalità in miniatura (una volta si diceva microcosmo, oggi forse si capisce meglio il frattale).

  • I bambini, la fantasia, Gianni Rodari, Stefano Panzarasa. Come si inserisce questo fil rouge in Cucina ecozoica, già dall’ordito? Perché scegli dei titoli fiabeschi per le tue ricette?

I bambini e la fantasia sono parte di me, anche se non ho figli, e mi diverto quando accompagno Stefano nelle scuole, ogni anno per esempio porto una poesia legata alla natura e all’ecologia alla scuola di Licenza per il convegno “La parola ai poeti e ai bambini”. Stefano, cioè il mio compagno, condivide la mia visione e quindi la rilettura di Rodari come poeta ecopacifista nel suo lavoro di educatore ambientale musicista è passata anche nella mia cucina (e anche sul mio tavolo di lavoro, ho pubblicato un articolo “serio” su questo argomento). I titoli associati alle filastrocche e alla fantasia di Rodari sono di solito suggerimenti di Stefano. Mi chiede: me la fai la tristecca ai ferri corti? La tristecca? Sì la bistecca fatta di Triticum, la bistecca del futuro! E parte l’ispirazione. Questi titoli mi piacciono molto, i piatti sono convincenti e quindi li ho adottati.

  • Il tuo lavoro di traduttrice e la tua attività di divulgatrice della cucina ecopacifista. Vuoi raccontarci come si armonizzano e quanto, lentamente, ti hanno aiutata a definire meglio il tuo stile?

Beh intanto come traduttrice sono costretta a stare online un sacco di tempo, perché i dizionari ormai chi li apre più… purtroppo. E le ricerche non le faccio più in biblioteca, il che comunque mi ha facilitato la vita. E quindi dato che per carattere sono estremamente curiosa e tendo ad evadere e viaggiare non solo col corpo ma anche con la fantasia… mi sono trovata nel mondo della cucina vegan sul web, ed è scoccata la scintilla! Ero già vegetariana comunque, grazie a un libro tradotto nel 2000, La Terra ci cura di Raymond Dextreit, tuttora mio punto di riferimento.

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Ovviamente portando avanti un discorso pubblico sulla cucina vegan non potevo certo lasciarmi alle spalle il sentiero di consapevolezza ecologica già fatto. Ho ampliato la mia visuale e ho trovato un medium comunicativo nella cucina ecozoica. La mia preoccupazione fin dall’inizio è stata quella di vedere che i mondi della militanza ecologista, pacifista, femminista e vegana sono separati e comunicano a fatica, in generale come tutti i mondi delle visioni alternative. Ma senza unione e conoscenza non si va da nessuna parte. Ho visto che il mio lavoro sta avendo una certa risonanza e mi auguro che abbia contribuito a un avvicinamento, per cui vado avanti nonostante la fatica e qualche delusione.

  • Il tuo lavoro di traduttrice e il bellissimo testo della Gimbutas. Il tuo approccio matristico al quotidiano, che traspare da quanto scrivi. Vuoi raccontarcene?

Beh certo, è una componente fondamentale della mia visione e non può fare a meno di trasparire, anche se mi rendo conto che è uno dei lati più bizzarri. Le donne sono ancora ai margini nonostante l’acquisizione dei diritti fondamentali, la creatività femminile è ancora misconosciuta e ghettizzata, come emerge dalle ricerche di studiose ecofemministe e matriarcali. La casalinghizzazione compresa la donna in carriera patriarcale (schiavitù femminile) e la guerra alla natura sono i pilastri del mondo attuale. Il capitalismo è solo l’ultima sembianza del patriarcato. Sono cinquemila anni di incubo, in cui è stato fatto l’impossibile per annullare il precedente ordine centrato sulla natura, sulla madre e sulla creatività femminile (non necessariamente materna ma sempre in mimesi con i naturali processi biologici di vita-morte-rinascita), un mondo ciclico, egualitario e pacifico in cui la donna, la natura e il quotidiano erano sacri. C’era il rispetto per la donna anziana e saggia rappresentante della Madre Terra, rispetto e venerazione spontanei, non una gerarchia imposta con la forza dell’esercito, della religione monoteistica e oggi della propaganda consumistica e massmediatica. Tutto questo trapela nei miei racconti di cucina quotidiana, soprattutto l’idea che la cucina è il centro sacro della casa e degli affetti. In cucina torno in collegamento con lontane radici. Al tempo stesso trovo un luogo di ritualità, rigenerazione, cura. E’ lo spazio sacro femminile che manca alla nostra cultura, o almeno che mancava. Ci sono positivi segnali di inversione di tendenza. Ma anche fenomeni preoccupanti, come quello dell’arroganza degli chef oggi di moda, non a caso di solito maschi e macho che sguainano coltellacci-machete e spacciano le proprie perversioni alimentari per arte. Tipo uso sfrenato di animali anche dove non c’entrano nulla per tradizione o “alchimie” che fanno sparire l’alimento nel suo contorno naturale per farsi spuma, aria, schizzo o sputazzo… direi aria fritta, fumo negli occhi per abituarci alla penuria e alla fame, che sono gli scenari purtroppo sempre presenti nella nostra cronaca quotidiana. La natura è colore, forma e abbondanza. La mia cucina invia questi messaggi.

  • L’astrologia, tua grande passione, e alcuni piatti tuoi ‘storici’ che rappresentano comete infuocate o il lavoro progettuale delle tue preparazioni. Siamo curiosi..

Per me l’astrologia vuol dire conoscenza della ciclicità, le stagioni non sono etichette interscambiabili ma modelli energetici di adattamento alle condizioni esterne cosmiche per preservare la vita. Quindi il ciclo è sempre un ciclo vitale. Osservare le sincronicità fra la Terra e il Cielo è l’ulteriore passo da farsi per recuperare l’armonia con il tutto che ci circonda. Gli astri inviano messaggi. Siano simboli o realtà misurabili e cause poco importa, funzionano. Danno serenità. Sapere che non ti può andare sempre male, ma che è solo un periodo di calo a cui seguirà uno di prosperità, per mantenere un equilibrio generale, dona la pace interiore.

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Ovviamente queste idee teoriche hanno applicazioni pratiche che è impossibile spiegare in due righe. Le ricette non sono pubblicate a casaccio, a volte qualche coda di cometa-rapa resta nel piatto!

  • Il web e il rapporto con i lettori del sito. Come arricchiscono e complicano la tua quotidianità? Chi ti legge non può che essere grato e stupito per il dialogo che instauri nei Commenti, e che è davvero raro a trovarsi. Ogni ricetta è un piccolo manuale!

E’ vero, c’è un buon livello di conversazione della cucina ecozoica.

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Sto notando però una stanchezza dei lettori e commentatori, in parte per la complessità che stanno assumendo le mie ricette e i loro contenuti andando avanti (ma a me come ripeto non piace la solita minestra), in parte per il moltiplicarsi di luoghi che offrono un tipo di cucina molto simile alla mia ma semplificata a uso e consumo di masse sempre più veloci e superficiali. Sempre meglio di nulla? Non so, me lo sto chiedendo. Personalmente vivo questa situazione come un saccheggio e non è una bella sensazione, ma poi mi dico che comunque il messaggio va, anche se mancando di rispetto alla fonte. La rete e il mondo virtuale non sono quei luoghi di condivisione e di orizzontalità che mi erano parsi all’inizio. Anzi sono uno degli strumenti per la creazione di consenso falsato e di alterazione della verità in cui si stanno facendo le prove generali di un possibile regime totalitario mondiale controllato dalla rete. Quindi in questo scenario sono molto dubitabonda, e i nuovi post riflettono sempre di più le mie inquietudini.

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Vorrei però dire ai miei lettori e lettrici che a me manca un po’ il confronto sul piatto, si divaga tanto e si parla di tutto e di più, temi anche importanti, ma qualche volta mi piacerebbe semplicemente parlare di cucina e di quello che ho cucinato, che è un tema che adoro.

Comunque rispetto ad altri blog che vedo online, deserti oppure traboccanti di commenti nonsense, devo ammettere una presenza sparuta di affettuosi amici che continuano a simpatizzare con il mio percorso e lo alimentano anche dal punto di vista creativo. Perlopiù non blogger e alcuni ancora onnivori. Mi fanno molto piacere, ma mi fanno anche faticare, perché ci vuole tempo a rispondere a tutti, cosa che considero una forma di rispetto imprescindibile. Magari vado a dormire alle 3 di notte, ma rispondo sempre a chi mi rivolge la parola e mi dedica tempo e attenzione. Ogni osservazione, anche la più piccola e apparentemente insignificante è uno spunto, l’ascolto degli altri è empatia, e solo l’empatia può darci la speranza di un mondo veramente nuovo, che definisco ecozoico.

  • Come possono contattarti i lettori di Passato tra le mani? Dove possono trovare i libri tuoi e di Stefano? Siete disposti a organizzare presentazioni e workshop? Vogliamo i dettagli!

In futuro vorrei organizzare meglio questo lato sul sito, siamo tutti e due un po’ confusionari. Abbiamo per esempio tanti video sparsi in youtube con mille account, perché li apriamo e poi dimentichiamo le password. Vanno come messaggi in bottiglia.

Siamo sempre disponibili a presentazioni e attività, la nostra casa è aperta a chi ci vuole venire a trovare. Preferisco condividere il quotidiano piuttosto che andare in luoghi estranei ad organizzare corsi o altro, ma a volte capita, con modalità molto informali.

Il nostro ideale è il ritorno alla società del dono, all’abolizione del profitto, radice di tutti i nostri mali. Ci si può scoprire ricchi se si torna all’armonia con il selvatico. La natura ci insegna l’abbondanza, quanti suoi doni vanno persi per incuria umana, ci sarebbe cibo per tutti…

Grazie infinite e a presto, nella ricchezza fertile di Cucina ecozoica.

***

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4 risposte a L’intervista del venerdì: MaVi e la Cucina Ecozoica

  1. fabiola raule ha detto:

    Bellissima intervista é bello conoscere sempre punti di vista nuovi con interazioni tra cucina musica, fiabe.

    • neofrieda79 ha detto:

      Speriamo di avere presto MaVi tra noi, come due anni fa! Conoscere lei e il compagno è un’occasione imperdibile 🙂

  2. delia ha detto:

    Ciao Annalisa,ti seguo anche da qui!! ❤ E imparo sempre cose nuove: e chi l’aveva mai sentita la cucina ecozoica???? Per non parlare di un piatto dal fantastico nome ” vongole felici”. E ovviamente lo dovró provare!! Ti seguo,ti abbraccio e ti auguro ogni bene. E mi auguro di conoscerti presto! Un abbraccio,stella😘🌟

    • neofrieda79 ha detto:

      Cara Delia, spero proprio che avrai modo di leggere questo splendido testo e di seguire il blog di MaVi, amica, letterata, donna di multiforme ingegno :-*

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