L’intervista del Venerdì. Rodrigo: veganesimo e famiglia

Bentrovati!

Ho il piacere di invitarvi alla presentazione di ‘Veganesimo e famiglia‘, scritto da Rodrigo, compagno inseparabile della nostra Tamara. Sono stata onorata di aver potuto leggere questo testo in anteprima, e ora di poterlo presentare.

Ci tengo solo a precisare, vista la delicatezza dell’argomento, che quella da me trascritta sena cambiare una virgola è un’intervista. Della mia opinione sui temi trattati non intendo parlare in questo contesto, quindi per un dialogo tenete conto che ‘parlerete’ con l’autore stesso.

Ciao Rodrigo e grazie della tua disponibilità! Questo testo ha una lunga genesi: vuoi raccontarcela?

Ciao Annalisa e grazie dell’ospitalità sul tuo blog.

Sono sempre stato convinto della grande portata contestatrice della scelta vegana-animalista di fronte alla nostra società, basata sul consumismo di massa, e di fronte al modo di produzione, che la riproduce, fondato sullo sfruttamento dell’uomo, dell’animale e dell’ambiente. Non solo: la scelta di vita vegana inceppa il sistema consumistico e si pone, citando Marcuse, come “Grande-Rifiuto” verso la stessa cultura che costringe e orienta le nostre esistenze con l’ausilio di quelli che Althusser definiva “Apparati Ideologici di Stato”: la chiesa, la scuola e, in primo luogo a mio avviso, la famiglia.

libroRodrigo

Rileggendo in quest’ottica gli autori della Scuola di Francoforte, insuperati e ancora attuali nell’analisi della nostra società, mi sono parsi centrali almeno tre concetti:

1 il concetto di “carattere socialmente richiesto” e le dinamiche transferenziali che lo riproducono;

2 l’idea della famiglia come “agente psicologico della società”;

3 il concetto di “falso bisogno”.

battesimo elettra 015

Le analisi di Fromm mi hanno indirizzato verso il revisionismo psicanalitico (Jung, Adler, Ferenczi, Reich, Lowen) e la scoperta della teoria interpersonale in psichiatria di H.S. Sullivan e C. Thompson; questa, slegandosi totalmente dal modello strutturale delle pulsioni, spiega la genesi e lo sviluppo del Sè e le sue dinamiche transferenziali in termini di relazioni interpersonali.

Il concetto di “bisogno di sicurezza interpersonale” elaborato da questi autori mi ha aiutato a riconsiderare la natura stessa del “falso-bisogno”; questo, penso sia dal punto di vista filosofico uno degli apporti più originali e importanti del mio lavoro: la ridefinizione di “falso-bisogno” come “bisogno di sicurezza interpersonale”.

Del tutto casuale, a essere sincero, è stata la scoperta dell’antipsichiatria inglese (Laing, Esterson, Goffman e Cooper). In particolare gli studi di Laing ed Esterson sulle famiglie “schizogene” mi hanno fornito una spiegazione alla forte collusività del “bisogno di sicurezza interpersonale” come “falso bisogno” e soprattutto hanno ampiamente integrato le considerazioni di Fromm, Horkheimer e Althusser della famiglia come “agente psicologico della società riproducente il carattere sociale richiesto dal modo di produzione” e come “apparato ideologico del potere politico ed economico”.

Il circolo si chiude. Gli incontri con altri vegani e il confronto con le loro esperienze hanno poi riconfermato ciò che avevo letto in questi autori:ho visto la centralità della famiglia nell’osteggiare la scelta etica, le sue reazioni di difesa identiche ai processi difensivi delle famiglie analizzate da Laing ed Esterson. Questo soprattutto mi ha convinto a scrivere il libro: credo sia necessario rendersi conto che l’ostacolo più grande della scelta etica vegana è cotituito spesso dalle persone a noi più vicine e più care, la nostra famiglia.

La cosa più difficile è stata in fase di scrittura combinare tutte queste teorie e dare una forma espositiva a quel continuum che si era formato così chiaro e univoco nel mio pensiero: da una parte la teoria interpersonale, deall’altra l’antipsichiatria, da una parte il revisionismo neo-marxista di Althusser, dall’altra la critica alla clinica di Foucault, Goffman e Basaglia, da una parte la Scuola di Francoforte, dall’altra la fenomenologia e l’esistenzialismo di Sartre e Merleau-Ponty.

E’ stato difficile, ma era il mio intento primario, codificare un vocabolario comune a tutti questi autori, da applicare al discorso sul veganesimo basato prettamente sulle mie esperienze e idee personali.

Ricordo scene comiche della stesura del libro: il pavimento del soggiorno coperto da post-it, appunti, citazioni, schemi, tracce, frecce e cerchi; mia moglie che prendeva appunti come una stenografa mentre parlavo a ruota libera cercando l’input per la prima pagina. Troppe considerazioni, troppe spinte centrifughe dalla linea argomentativa, troppe divagazioni. Scrivere i primi sei capitoli da questo punto di vista è stato un inferno: ero demoralizzato nel vedermi bloccato, nel cancellare ogni riga scritta.

La seconda parte del libro, al contrario, è stata un parto facile, anzi, ho dovuto contenermi perché avevo davanti agli occhi persone e situazioni della mia vita, conoscenti e amici, ho dovuto moderare i toni polemici, astrarre dal caso contingente, “canonizzare” il discorso.

Quando ho messo il punto finale al libro mi sono sentito svuotato e ho provato un sollievo catartico. Il giorno dopo, però, avrei aggiunto un altro capitolo, e un altro ancora, avevo centomila cose da dire!

Ogni autore ha un pubblico ideale già nella penna. Qual era il tuo?

Come ho già detto poco fa avevo davanti agli occhi i miei amici vegani e parlavo loro come in tante occasioni d’incontro/confronto a casa nostra, a Ca’Vegan.

Uno degli input più forti per scrivere il libro mi è stato dato da un amico che, pur condividendo appieno le nostre convinzioni etiche e la nostra scelta, non riesce a fare il passo perché paralizzato dalla paura di dispiacere e deludere la nonna con cui vive e gli amici più intimi. E’ scioccante come un legame affettivo, amore o amicizia, possa trasformarsi in una camicia di forza, in un’armatura, in un sarcofago. Forse sono le persone come lui il mio pubblico ideale.

Se fossi un astuto stratega direi che il mio pubblico ideale sono gli onnivori, perchè il libro metterebbe a nudo molte loro ipocrisie, mancanze ed errori.

I tuoi progetti su questo testo?

Il mio libro è un altro punto di vista sul veganesimo che può dare un ricambio d’aria all’ambiente ormai saturo di speculazioni sull’antispecismo.

Il mio desiderio, ovviamente, è che sia letto da più persone possibili, ma soprattutto vorrei accompagnarlo per mano, presentarlo di persona, confrontandomi direttamente con i lettori, ascoltandone le opinioni.

vegum

Nell’immediato Tamara ed io, con l’aiuto dei nostri amici più cari, stiamo organizzando delle presentazioni e delle conferenze: domenica 3 agosto a Grado (per informazioni http://www.loveg.it), venerdì 8 a Trieste (per informazioni http://associazionenaica.blogspot.it) e qualche giorno prima di Ferragosto a Moruzzo (UD), e poi molte altre in settembre e ottobre.

L’azzardo di pubblicare in proprio: vuoi raccontarci questa scelta?

Più motivi mi hanno spinto all’autopubblicazione.

Innanzitutto: io sono molto impaziente, quando mi imbarco in un progetto non sto nella pelle di vederlo realizzato; l’attesa mi crea un’ansia insopportabile: non sopravviverei ai tempi biblici dell’editoria!

In secondo luogo considero il mio libro un prodotto artigianale: l’ho creato io dal nulla e ora qui, su questo tavolo, accanto alla finestra (direbbe Sartre), è la materializzazione dell’energia e dello spirito creativo, che altrimenti sarebbe rimasta inespressa, come il timbro di un’esecuzione pianistica o una pennellata su una macchia di colore.

Perciò non so se sopporterei di affidarlo a un professionista perché lo sezioni, lo smembri, lo ricomponga tutto sottosopra da come è nato o addirittura mutilato! Forse accadrà, ma ne ho paura e al momento non ci voglio pensare.

In terzo luogo l’autopubblicazione mantiene la mia libertà sia di esprimermi senza vincoli e costrizioni, sia di rifiutare incontri e presentazioni in luoghi e momenti non graditi o inopportuni.

Grazie a questa libertà ho potuto esprimere la mia netta condanna verso la chiesa, la religione, la scuola e la famiglia, che consegnano la nostra esistenza nelle mani di carnefici e aguzzini.

Inoltre non dobbiamo dimenticare che l’editoria è apparato di stato (del potere economico-politico) o, peggio, prodotto di mercato che, da una parte, si prostituisce alla richiesta della massa, che si rifiuta di pensare e di aprire gli occhi, mentre dall’altra continua a lobotomizzare il consumatore carnofallogocentrico (come direbbe Derrida) che si accontenta di fagocitare qualsiasi cosa (e non solo in termini figurati!)

Infine ognuno ha diritto di scrivere, cosa che, al contrario, è stato per molto tempo privilegio di pochi a causa del carattere inquisitorio e vessatorio dell’editoria. Oggi, grazie a internet e alle varie piattaforme di autopubblicazione tutti possono diffondere il proprio pensiero, le proprie idee, le proprie esperienze.

Chiunque potrebbe scrivere un libro interessante se solo raccontasse per filo e per segno tutta la sua vita” diceva Samuel Taylor Coleridge, perciò vorrei dire a tutti: scrivete! E, se poi lo ritenete opportuno o necessario, autopubblicatevi!

Avere tra le mani le proprie parole è una grande emozione e farle leggere una bella soddisfazione: nessuno ha diritto di privarvi di una importante esperienza.

Il binomio Tamara/Rodrigo: quanto c’è di voi in questo libro?

Senza Tamara non esisterebbe il libro: io sono pigro, insicuro e molto esigente verso me stesso: senza il suo continuo incoraggiamento, il suo incalzarmi, consolarmi e sopportarmi nei momenti di sconforto, noia, scetticismo, rabbia e dubbio non sarei andato oltre al titolo.

Incommensurabile il suo apporto di idee e considerazioni: giornate intere a parlare, scambiarci impressioni, pareri e informazioni.

Tamara ha corretto e impaginato più volte il testo: ore e ore di sfibrante lavoro; inoltre continua ogni giorno a occuparsi della pagina Facebook del libro, dell’organizzazione degli incontri e della pubblicità.

Tamara e io siamo assieme da ventisei anni: ci siamo conosciuti da adolescenti. Anche il percorso dell’animalismo come tante altre strade l’abbiamo iniziato assieme diciotto anni or sono quando non c’era tutta l’informazione e la tolleranza di oggi; ogni giorno proseguiamo il nostro cammino, mano nella mano.

Chi ci conosce sa che dove c’è Rodrigo c’è Tamara e viceversa: ogni parola del libro son le nostre due anime all’unisono.

Vuoi raccontarci qualche reazione dei lettori?

Siamo appena agli inizi ma le reazioni sino ad oggi sono lusinghiere.

Mi ha emozionato e commosso che qualcuno si sia riconosciuto e abbia rivisto il suo vissuto nelle mie pagine.

Mi è stato detto da altri, persone lontane dall’animalismo e dal veganesimo, che il mio libro li ha fatti riflettere su aspetti della vita quotidiana che prima non vedevano nemmeno.

Comune l’idea che il libro si legga tutt’un fiato (malgrado alcune difficoltà iniziali per chi è completamente a digiuno di nozioni di filosofia e psicologia); che appassioni e abbia una giusta tensione interna. Questo è un buon traguardo parlando di stile e scrittura.

Proprio oggi una mia cara amica che mi affiancherà nella presentazione del libro domenica prossima a Grado mi ha detto che il libro è potente per noi vegani e molto potente per i non vegani.

Ma il commento più originale è stato questo: “dovrebbero inserirlo come libro di testo nelle scuole!”: mi ha fatto sorridere!

Il libro è in vendita online:

http://www.lulu.com/shop/rodrigo-codermatz/veganesimo-e-famiglia/paperback/product-21661390.html (c’è anche la versione e-book)

e in molte librerie del FVG

Per informazioni e acquisti: https://www.facebook.com/pages/Veganesimo-e-famiglia/503860386408302?ref=hl&ref_type=bookmark,

e-mail: veganesimo_e_famiglia@virgilio.it

Mille grazie, ragazzi! Ci vediamo domenica a Grado!

***

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

Chiedi una recensione e ti sarà data!

Altre chiacchiere? Venite ad animare la pagina Fb di Passato tra le mani! Vi aspetto!

E per chi vuole le ricette direttamente in casella di posta, menù nella colonna di destra! Iscrivetevi, e mandatemi i vostri feed-back!

 

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