L’intervista del Venerdì: Sara Cargnello e le radici del crudismo italiano

Buon venerdì a tutti! (Edit: il post era programmato, ma ieri ho avuto problemi con la piattoforma. Mi scuso con i lettori, specie con chi sapeva dell’articolo)

Inizio oggi a sistematizzare una nuova rubrica, che avrà frequenza random: L’ Intervista del Venerdì. Ne leggeremo delle belle, garantito!

E siccome sono in eterno ritardo, arrivo oggi con lo squillo di tromba per il gruppo di cui ho condiviso la genesi con altre splendide donne: Daria (Lorenzo è appena nato! Ancora auguriiiii!), Mari, Lucy. Abbiamo scelto il nome ‘I eat raw’ e speriamo di popolarlo in fretta: iscrivetevi, o vi perderete delle meraviglie, garantito!

Però però..com’è che siamo diventati tutti raw chef? Illuminazione ricevuta danzando lo scorso 21 giugno sotto un noce, baciati dalle stelle? Tiriamo un po’ il freno a mano, ché oggi il web pullula di entusiasti e sedicenti gourmet, e forse il crudismo è uno degli argomenti più modaioli. Oh ragazzi, vi siete mai chiesti chi dobbiamo ringraziare noi ita(g)liani?

Non ho mai raccontato la mia esperienza di crudismo in queste pagine, e non so se lo farò.  Non di crudo, ché c’è poco da dire..ho coltivato orti da quando la mia memoria metabolizza, e sgranocchiato dalla pianta. Proprio di crud-ismo, quello dei cracker ai semi di lino, delle tortine con la crema di frutta secca oleaginosa, degli estratti..
Ho una certezza, però, visto che vi sono inciampata in tempi non sospetti: devo ringraziare due persone, Sara Cargnello e Stefano Momenté. Due docenti che potrebbero giocare benissimo al guru, e non lo fanno per etica e per estetica. Due personaggi che ammiro per l’impegno instancabile, la generosità e la professionalità. Peraltro, detto fuori dai denti, non hanno mai ricevuto un euro da me: per uno strano caso del destino, tra i tanti pastrugni – ops, ‘corsi’ – seguiti in Italia e all’estero, non ho mai avuto il piacere di imparare da loro di persona. Mentre ho regalato e continuo a regalare i loro libriqui una recensione. Ma prima o poi arrivo, è una minaccia 😛

Foto di Sara Cargnello

Sara e Stefano – pionieri del raw food in Italia, nonché madrina e padrino del neonato gruppo, mi hanno concesso ciascuno un’intervista: leggeremo Stefano tra un paio di settimane, così da centellinare. Ma adesso lasciamo la parola alla brava e poliedrica Sara.

  1. Buongiorno Sara, e grazie della tua disponibilità. Sei stata una voce storica del movimento raw in Italia, ti va di riassumere il tuo percorso? Ciao Annalisa! Devi sapere che ho iniziato a sperimentare con il crudismo nel lontanissimo 2002…quando di crudismo in Italia non ne parlava nessuno. Infatti, per documentarmi ero costretta a consultare siti e forum inglesi e americani. In quegli anni negli Stati Uniti il Raw Food stava avendo l’esplosione che vediamo noi oggi in Italia e quindi ho potuto attingere alle esperienze di tante persone che stavano sperimentando la dieta crudista. All’inizio, lo ammetto, mi pareva una cosa folle. Però pian piano la curiosità fu più forte e pensai che un periodo di 30 giorni di prova potesse essere un esperimento interessante. Dopo 30 giorni mi sentivo così bene e piena di energia che decisi di continuare il percorso. In più di 10 anni di crudismo ho sperimentato moltissimo, ho viaggiato, ho conosciuto molte persone e scambiato esperienze, idee e opinioni.
  2. So che sei tuttora impegnatissima nel divulgare la cultura raw , con molteplici strumenti: ci racconti che combini e che obiettivi ti stai prefiggendo? La tua domanda è interessante, me la sono posta anche io diverse volte 🙂 All’inizio della mia esperienza da rawfoodist il mio unico obiettivo era la condivisione dell’entusiasmo che provavo e dei benefici che ottenevo nel seguire questo stile di vita. Mi interessava dimostrare che era possibile e non folle mangiare crudista e condurre una vita normale, lavorare in ufficio e andare a ballare il sabato sera. Volevo insomma far scendere il crudismo dal piedistallo e renderlo più semplice per tutti. Di fatto è quello che sto facendo ancor oggi, anche se il crudismo è diventato ormai conosciuto e mangiare diversamente non è più così complicato. Il mio obiettivo principale è quello di informare le persone sulla salute e le scelte di vita che possono migliorare il proprio benessere. Non sono più così legata ad una alimentazione esclusivamente crudista come all’inizio perchè proprio grazie alla mia esperienza e studio personali ho compreso che non sempre “tutto crudo” è meglio e non sempre il cibo cotto è veleno. E la salute dipende davvero da moltissimi fattori.
  3. Ho adorato il tuo blog, da lettrice silenziosa, per la tua sete di sperimentare su te stessa, la tua immediatezza e soprattutto la tua onestà intellettuale. Quanto è difficile scrollarsi di dosso la tonaca da guru quanto tentano di avvilupparti? Le persone sono continuamente alla ricerca di certezze e di sicurezza. E’ per questa ragione che cercano dei guru o dei maestri. Spesso chi ha bisogno di diventare guru ha egli stesso una grande insicurezza da colmare e la consapevolezza di questo mi ha spinta ad evitare questa trappola. Essere etichettati come “maestri” è gratificante se si ha bisogno di questo. E’ nutrimento per l’ego, è rassicurante, ci regala una posizione di privilegio. La cosa migliore che ci possa capitare è rendercene conto e lavorare nell’accettazione di noi stessi, evitando di aver bisogno di stampelle. Io sono consapevole di essere un buon contenitore di informazioni, grazie alle esperienze e agli anni di studio maturati in una vita, così come lo siamo tutti in settori diversi. Io amo divulgare ciò che conosco, condividere ciò che possiedo, ma nel farlo richiamo chi mi legge alla responsabilità personale e invito a non delegare mai nessun maestro alla risoluzione dei problemi. Siamo solo noi il nostro guru, nessuno ci conosce meglio dopotutto.

Sara

  1. Raw gourmet e raw healty: davvero una dicotomia? Purtroppo sì. So di deludere molti, so di andare contro i miei stessi interessi per certi versi, e contro gli interessi di chi fa del raw gourmet una professione, ma sono sempre più convinta che un certo tipo di alimentazione crudista sia più dannosa dei cibi modificati dal fuoco. Fa parte dell’esperienza maturata in questi anni l’aver compreso che non sempre crudo=sano, fa parte dell’onesta intellettuale ammetterlo e prendere il raw gourmet per quello che è: un modo divertente di preparare del cibo che andrebbe comunque assunto con parsimonia, senza illuderci che sia anche sano.
  2. Raw food in Italia e all’estero: vuoi raccontarci qualcosa al riguardo, visto il tuo status cosmopolita? Da quando sono diventata mamma il mio status è diventato molto casalingo e quindi non sono informatissima sull’evoluzione del movimento raw negli ultimi 3 anni, tuttavia vedo che sempre più ristoranti e negozi si stanno specializzando nell’offerta crudista. Noto un simile andamento anche nel nostro paese, anzi direi che siamo nel pieno della rivoluzione raw!
  3. Gravidanza, allattamento, alimentazione complementare: quanto crudo c’è stato nella tua dieta? Ritieni proponibile un approccio 100% raw, o auspicabile? Conosci esperienze in merito? Nella mia dieta c’è stato più crudo possibile, ovvero una quantità molto variabile. Non mi sono sforzata di rimanere crudista al 100%, in gravidanza sono diventata molto selettiva e tolleravo solo la frutta ad esempio. Durante l’allattamento, specie all’inizio, ero afflitta costantemente da una fame incredibile e solo frutta e insalate non erano abbastanza. Successivamente gli ormoni hanno iniziato a lasciarmi in pace e ho affrontato periodi più normali, anche alcune settimane detox a base di soli centrifugati durante l’allattamento (non più esclusivo). Ho davvero ascoltato il mio corpo. Un approccio raw al 100% non mi interessa oggi come oggi, ho un compagno vegan che mangia cibo cotto così come nostra figlia e le relazioni con gli altri sono diventate più strette e quindi le scelte controcorrente più difficili e stressanti. Ho una alimentazione che posso definire High Raw che mi soddisfa e mi fa stare bene. Non mi sento “meno bene” di prima e credo che una alimentazione molto ricca di verdura e frutta fresche integrata da alcuni cibi cotti sia ideale e soprattutto sostenibile a lungo termine perchè più facilmente adattabile alle situazioni che la vita ci propone. Tranne qualche caso documentato su internet non conosco direttamente nessuna esperienza di crudismo totale durante gravidanza e allattamento. Conosco molte più donne crudiste che durante la gravidanza hanno ritenuto più sostenibile l’introduzione di alimenti cotti.
  4. Maternage vegan/raw, luci e ombre: sei arrivata alla maternità ricca di cultura ed esperienza. Che scelte controcorrente hai compiuto per tua figlia? Il contesto sociale e familiare è risultato sintonico, accogliente o ti ha imposto difficoltà e limiti? Sono arrivata alla maternità ricca di cultura, di esperienza….e di aspettative 🙂 Mi aspettavo una gravidanza forse più crudista, un allattamento meno faticoso e più bucolico, una bambina più curiosa del cibo e innamorata della verdure. Non è sempre stato così e la realtà è che ogni giorno è una continua ricerca del compromesso migliore possibile. Per mia grande fortuna i nonni (tutti e quattro) sono stati da subito interessati all’ascolto delle mie esigenze. Ho sempre spiegato loro la ragione delle mie scelte e si sono fidati di me, rispettando le mie richieste. Senza questo ambiente favorevole sarebbe stata molto più dura, tuttavia ci sono state non poche difficoltà da superare, specialmente sul tema della vaccinazione. Ho deciso di non vaccinare mia figlia, le propongo una alimentazione vegan (ma non completamente crudista) e ho optato per l’allattamento prolungato. Cerco di evitare l’utilizzo di medicinali allopatici e finora ci sono riuscita, cercando di rimanere in ascolto il più possibile. Sono tutte scelte che collocano una madre immediatamente nella casella “mamma hippy” e se da un lato questo mi diverte, dall’altro l’andare continuamente controcorrente richiede una quantità di energia elevata. Tuttavia mia figlia ha solo due anni e credo che la parte difficile debba ancora arrivare. La continua informazione e lo scambio tra persone che affrontano scelte simili sono  fondamentali per continuare nel percorso desiderato.

Mille grazie, Sara!

***

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Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

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8 risposte a L’intervista del Venerdì: Sara Cargnello e le radici del crudismo italiano

  1. Daria ha detto:

    Grazie dell’intervista, l’ho letta davvero con molto piacere e mi sono sentita molto in sintonia con quanto detto da Sara…

  2. MARI ha detto:

    Interessante davvero! grazie Annalisa!
    …inoltre ho adocchiato quest’altro libro di Sara che mi attira molto, “Il programma detox”…ci viole proprio! 🙂

  3. londarmonica ha detto:

    Davvero interessante, grazie!

  4. @ MARI Il programma detox è bello, io ce l’ho! Ci sono diversi piani, da un giorno a tre, a una settimana, a un lungo detox ed è tutto spiegato in modo da poter partire subito 🙂

    Bella intervista Annalisa! 🙂

  5. ilmondodici ha detto:

    Bella intervista, interessantissima. Ho un loro libro a casa, ora conosco meglio Sara 🙂 E mi piace molto questo suo realismo elastico, mi ci rivedo molto (in generale). Grazie!

  6. letissia ha detto:

    Bella iniziativa la seguirò con molto piacere! Intervista molto interessante! Grazie cara, buona domenica 🙂

    • neofrieda79 ha detto:

      Buon tutto a te! Uff, sai che il nostro incontro potrebbe andare a monte 😦 ? Appena ho novità ti aggiorno..

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