Le ricette di Tamara: il Kugelhupf

ovvero, il Pandoro vegan col buco!

‘Avevo già tentato in passato di riprodurre il pandoro in versione vegana, senza troppo successo. Ma poi una mia amica l’ha fatto per Capodanno con un buon risultato e ho rivisto il pandoro resistente di MaVi e perciò ho deciso di ritentare, elaborando una nuova ricetta tutta mia. Purtroppo però il mio stampo da pandoro, dopo aver languito per anni in cantina, era ormai arrugginito quindi ho ripiegato sullo stampo del Kugelhupf. Beh, certo! Ha il buco.

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Una prima considerazione sul buco: innanzitutto un pandoro con il buco in mezzo non è un pandoro, quindi se il risultato non fosse per niente somigliante all’originale, nessun problema, possiamo tranquillamente spacciarlo per qualcos’altro senza dover ammettere davanti al mondo di aver fallito un tentativo. E come ultima osservazione, il buco rappresenta tutto ciò che manca al mio pandoro rispetto a quello tradizionale: tutti gli ingredienti crudeli, tutta la produzione industriale con il suo corollario di pubblicità, tutto lo spreco degli imballi e dei lunghi trasporti, la totale assenza di fantasia di produttori e consumatori che non osano mai il cambiamento in meglio… perciò posso affermare che, eticamente ed esteticamente, il buco è la parte migliore del mio pandoro.

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Ingredienti:

– 200 ml di acqua

– un cucchiaino di malto in polvere

– 650 gr di farina di tipo 1

– 40 gr di pasta madre

– 200 ml di latte di cocco (con tutto il suo grasso)*

– 3 cucchiai di zucchero di canna (ma potevano essere anche 4 senza rischiare un’eccessiva dolcezza)

– 3 cucchiai di farina hraska (facoltativi e sostituibili – probabilmente – con un cucchiaio di farina di soia e due di amido di mais)

– 3 o 4 cucchiai di latte di soia

– 2 cucchiaini di sale

– un cucchiaino di lecitina di soia polverizzata nel macina caffè

– 50 gr di margarina vegetale

– vaniglia abbondante

– curcuma a piacere per dare colore

*non uso spesso questo genere di ingredienti, ma appunto avevo una lattina che scadeva a gennaio.

Ho iniziato a mezza notte di giovedì preparando il lievitino: ho mescolato l’acqua con 160 gr di farina, il malto e la pasta madre, dopo aver formato una morbida pastella l’ho lasciata fermentare fino al mattino successivo.

Alle 6:30 di venerdì ho preso il lievitino, ho aggiunto tutti gli altri ingredienti, tranne la margarina vegetale, impastandoli bene e a lungo (ho usato la macchina del pane come impastatrice). Poi ho lasciato lievitare l’impasto coperto con un po’ di pellicola fino alla sera.

Verso le 19 ho cominciato la sfogliatura, procedendo nel modo seguente: sulla spianatoia ho steso la pasta in uno spessore di circa 2 cm, ho distribuito la margarina sull’impasto, ripiegato i bordi verso il centro sovrapponendoli e con il matterello ho stirato la pasta in una striscia lunga e stretta, ripiegato di nuovo i bordi verso il centro e riposto in frigo per mezz’ora sempre coprendo con la pellicola. Ho ripetuto il procedimento della sfogliatura altre due volte.

Infine a mezzanotte ho unto la pasta con olio di girasole riponendola nello stampo con il buco. L’ho messo nel forno spento e l’ho lasciato lievitare fino alla mattina del sabato, quando finalmente sono passata alla cottura, procedendo con il mio solito sistema: 25 minuti a 125°, 20 minuti a 150° e infine 20 minuti a 175°.

Una volta sformato e raffreddato l’ho cosparso di zucchero a velo autoprodotto.

Il risultato: non direi ottimo senza peccare di superbia, perciò mi limiterò a dire morbidissimo, grazie anche alla sfogliatura molto ben riuscita, delicatissimo e molto buono anche se migliorabile come intensità di sapore (ho lesinato sulla vaniglia), insomma io e Rodrigo siamo stati soddisfatti.’

Natale è passato da un po’, ma questa ricetta a metà tra il pandoro e il Kugelhupf vero e proprio può servire a entrambi gli scopi! Grazie a Tamara per questo nuovo elemento della cucina austro-ungarica che ha voluto riscrivere. Sono sicura che in tanto lo proverete per colazioni e merende!

 

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12 risposte a Le ricette di Tamara: il Kugelhupf

  1. londarmonica ha detto:

    Nooooo… saranno le mie origini, ma mi mancano le mandorle e l’uvetta sultanina e di corinto. Ok, mi rendo conto di essere intransigente, chiedo venia. Poi se ci ragiono Kugelhupf o Gugelhupf indica ormai solo la forma utilizzata, insomma un ciambellone particolare… 😄
    Perciò direi ottimo risultato!! Buona giornata

    • Tamara ha detto:

      Ciao Ondarmonica, effettivamente questa voleva essere una ricetta di pandoro vegan: la mia ricetta del kugelhupf (o cuguluf come lo chiamiamo dalle nostre parti) comprende cacao e uvetta, ma ci sono innumerevoli varianti a seconda della zona di provenienza 🙂

  2. Ale ha detto:

    Brava Tamara!!! In effetti il buco rappresenta tutto ciò che tu hai tolto quindi lo amiamo tutti quel buco, ma amiamo di più la fetta di dolce 😉
    Per il prossimo anno lo rifaccio il pandoro!

  3. Daria ha detto:

    Ma che bello! Pandoro o altro non importa! La forma è bellissima e la ricetta pure: sai cosa ti dico? io lo faccio per Pasqua al posto della colomba! 😉

  4. ilmondodici ha detto:

    Che golosità…. in questo periodo non sono in vena di lunghe lievitazioni e forno acceso, ma so che sotto Pasqua mi servirà uno spunto per migliorare la mia colomba, per cui GRAZIE!!!! 🙂

    • Tamara ha detto:

      @Daria e Ci: ottima idea! la colomba pandorata con o senza buco si inserisce perfettamente nel quadro di stravolgimento totale della rivoluzione vegana 😉

  5. E’ giustamente fuori dagli schemi comuni, quindi ovvio che lo denunci anche con la forma! La coerenza ci vuole, se bisogna essere non-comuni, bisogna esserlo fuori e dentro 😉

  6. Letizia ha detto:

    Ma che bello! Perchè non partecipi al mio contest? Sarebbe perfetta! Ti lascio il link: http://vogliadicucina.blogspot.it/2014/03/contest-un-anno-di-colazione-dolci.html
    Ciao, Letizia

  7. Pingback: La febbre del pandoro | CaVegan

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