Il Giovedì del Libro di Cucina: Japanese Cooking

Bentrovati al consueto appuntamento del Giovedì! In tanti mi avete chiesto un testo di cucina giapponese, che presentasse piatti tradizionali ma già comodamente veganizzati. Ed eccovi accontentati.

Ricordate l’autore di ‘Artisan Vegan Cheese‘?

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Fonte: il web

In questo interessante libro ci conduce a una scoperta del Giappone in tavola, presentando ricette già nate come vegetariane o da lui veganizzate. Vi ricordo che nella terra del Sol Levante è considerato davvero sgradevole papparsi la secrezione lattea di un mammifero di altra specie, ovvero niente latte e latticini, di base.

Le ricette sono tutte vegan e divise secondo un razionale che a noi occidentali non è immediatamente familiare. L’autore ci accompagna con grande intelligenza nella mentalità orientale e nella sua declinazione a tavola, permettendoci di annusare profumi rigorosi e accostamenti puliti ed essenziali. Nella breve introduzione al testo troviamo la sua dichiarazione d’intenti e la puntualizzazione che trattasi di un libro vegan. Ho adorato la grazia e la delicata ironia con cui Nishimoto presenta il proprio impegnativo lavoro, a cavallo tra tradizione e innovazione: le sa intersecare senza snaturarle.

Nella sezione iniziale troviamo anche alcuni menù di esempio e un breve glossario. Il libro non è corredato da immagini, con mio grande dispiacere perché sono sicura che mi sarei saziata gli occhi di bellezza composta! Qua e là si trovano gradevoli inserti in grigio, raffiguranti alcuni rami di bambù.

Ed ecco i capitoletti:

  • Rice dishes – Gohan
  • Soups and stews
  • Cooking with tofu
  • Fried dishes
  • Salads and cold vegetables
  • Noodles – O – Soba
  • Meals in a Pot – Nabemono
  • Stewed and Braised Dishes
  • Meals in a Bowl – Donburi
  • Everyday favorites (yum yum sono anni che sbavo dietro il fermento del Natto..sigh!)
  • Nouvelle Japanese Cuisine

Un testo che consiglio a chi già ha un minimo di dimistichezza con la cucina, non necessariamente vegan. Può essere anche un primo approccio al tofu, visto che l’autore presenta ricette tradizionali, semplici e gradevoli anche a un palato occidentale. Tutto sommato gli ingredienti sono abbastanza reperibili nei negozi bio e con un minimo di fantasia le ricette sono quasi tutte riproducibili.

Ovviamente è un testo per curiosi, sconsigliato agli abitudinari e agli amanti del ‘scongelato e versato in padella’. Non sono piatti complicati né di lunga esecuzione, ma richiedono quel minimo di meditazione e di ricerca della bellezza che, nei momenti di stress, difettano. E se ve la proponessi come terapia per tirare il freno a mano?

Autore: Miyoko Nishimoto Schinner

Titolo: Japanese Cooking. Contemporary & Traditional. Simply, delicious and vegan.

Casa Editrice: Book Publishing Co

Anno: 1999

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

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12 risposte a Il Giovedì del Libro di Cucina: Japanese Cooking

  1. valentina ha detto:

    mi incuriosisce parecchio questo libro e mi piacerebbe molto averlo.vedo che è del 99, secondo te si può ancora trovare in qualche libreria?
    buona giornata.

  2. diana ha detto:

    Mooolto interessante. cercherò di procurarmelo anche per confrontarlo con le ricette che la cuoca del nostro dojo Zen prepara durante i ritiri.
    Nella tradizione Zen, soprattutto di scuola Soto, quello del cuoco, “tenzo”, è un ruolo molto importante, ricoperto di solito da un maestro perché cercare e scegliere gli ingredienti, prepararli , cucinarli e servirli sono azioni con un profondo significato spirituale e sono parte integrante della pratica monastica.
    Il fondatore della scuola Eihei Dogen (vissuto nel 1200) ha scritto anche un testo, considerato molto importante negli studi Zen, che si intitola Tenzo Kyokun. Una buona traduzione commentata si intitola “La cucina scuola della via: insegnamenti e tradizione viva” pubblicato dalle Edizioni Dehoniane Bologna nel 1998.
    Ovviamente non contiene ricette, è un testo di studi buddisti, ma è interessante come la semplicità degli ingredienti e dei sapori siano così integrati nella cultura giapponese.

    • neofrieda79 ha detto:

      Grazie Diana! Mi hai dato davvero tanti spunti. Mi sento molto affine all’estetica della cucina giapponese. Quando sto immaginando un nuovo piatto mi capita di viverlo come momento meditativo. Anche se non sembra 😉 Se hai tempo e voglia di raccontarci qualcosa in più, ti leggerò con piacere. Intanto approfondisco gli spunti che hai offerto!

      • diana ha detto:

        Difficile sintetizzare il significato del cibo e della sua preparazione nello Zen. Il cibo è sacro in molte tradizioni, ma nel testo che ho citato c’è una frase che dice: “nel momento in cui si lega le maniche, il cuoco mette in azione il cuore della Via”. Legarsi le maniche è l’equivalente del rimboccarsele fatto sull’abito del monaco zen. la Via è la Via del Budda, la via del Risveglio.
        Chi cucina pensa e agisce in modo da fornire salute e sostegno a tutta la comunità, usa al meglio gli ingredienti che ha a disposizione, non spreca nemmeno un chicco di riso o una foglia di verdura selvatica.
        Mette nelle sue azioni i tre tipi di cuore:
        – il cuore gioioso, che si rallegra in quello che fa e lo vede come una meravigliosa opportunità di preparare cibo e nutrimento per gli altri
        – il cuore di un padre e di una madre, che cura e protegge la salute e la felicità del figlio ad ogni costo e con ogni sforzo
        – il cuore grande, che tutto include e tutto accetta.
        In un altro brano si parla delle tre virtù: leggerezza e morbidezza, pulizia e trasparenza, fatto così come deve essere, e dei sei sapori (amaro, aspro, dolce, salato, forte e leggero) che devono essere sempre presenti in ogni pasto.
        Si dice che, “mentre seleziona il riso il tenzo sta attento a ogni granello di rena; mentre vaglia i granelli di rena, osserva ogni chicco di riso. Se non interrompe questa osservazione e non si distrae, con naturalezza le tre virtù diventano perfette e si originano i sei sapori.”
        In questo modo il cibo sarà veramente nutriente per corpo e spirito.
        Ecco, credo che lo spirito sia questo: cura, attenzione, presenza nel “qui e ora”, accettazione e consapevolezza del valore di ogni chicco di riso (ma anche di ogni pezzo di stoffa, ritaglio di carta, ciotola o piatto, essere vivente).
        Chiaramente è uno stato ideale, a cui tendere sapendo che è irraggiungibile, ma come in tutte le arti giapponesi, la cosa importante è il fare cercando di avere il giusto atteggiamento (e fare, e fare, e fare, senza aspettarsi la perfezione, senza illudersi di averla raggiunta, senza disperare perché non la si è ottenuta)

        Ma questa è la “scuola della Via”, cioè della vita.

      • neofrieda79 ha detto:

        Fantastico. Torno a ringraziarti: oggi mi serviva proprio un momento di meditazione e trovare queste tue righe quando sono tornata a lavorare è stato un dono.

  3. londarmonica ha detto:

    Cucinare è sempre una meditazione, gioia, creatività, serenità, pace… Sto esagerando?
    Comunque questo libro deve essere interessante, anche se manca di foto. Un abbraccio

  4. labalenavolante ha detto:

    Ciao Annalisa! Stavo appunto meditando sulla cucina giapponese in questi giorni, su quanto ha da offrire anche a chi è vegan.. E toh! Siamo a ritmo! Oltretutto ho letto che la parola ‘sushi’ non significa affatto ‘pesce crudo’, come spesso viene inteso in Occidente e come la intendevo anch’io fino a poco tempo fa; si riferisce infatti al sapore acido del riso, condito con aceto.. grazie alla scelta vegan continuo a scoprire nuovi orizzonti, questo libro mi sembra un’ottimo incentivo per avvicinarmi alla cucina giapponese! Al momento non sono andata oltre la zuppa di miso e i rotolini con l’alga nori, riso e avocado o cetriolo.. Non vedo l’ora di sperimentare nuove ricette!!! A presto Lucy

Mani che han lasciato un'impronta

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