Intervista: Democratic Nutrition di Jennifer e Carlo

Vi avevo proposto nei precedenti post un invito e un raccolta di materiali. Ecco qui i protagonisti, che han accettato di raccontarsi in uno scambio veloce ma intenso.

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Parlateci di voi.

Siamo Carlo e Jennifer (all’anagrafe Valentina), una coppia vegan che abita da qualche anno in provincia di Venezia, con una cagnetta (Betty), vegan anche lei, ed un micio (Dylan), che non sopporta la cagnetta. C’era anche un criceto (Charlie)… ma attualmente è a casa dei genitori di Valentina, data l’impossibile convivenza con il micio. Avrete già capito che ci piacciono gli animali! Ma anche prenderci cura delle piante (al momento quelle d’appartamento) e, per quel che riguarda la parte femminile della coppia, occuparsi dell’orto biologico di famiglia nelle occasioni in cui è possibile, oltre a sperimentare con la cucina “naturale”.

Soprattutto, da parecchi anni ci interessiamo di “medicina alternativa e complementare”, anche se talvolta ci sembra un’espressione utilizzata impropriamente: quando ci sono studi clinici rigorosi che attestano l’efficacia di un certo intervento (che sia un modello alimentare, un preparato erboristico, una pratica meditativa o quant’altro) pensiamo si dovrebbe parlare di medicina e basta. In particolare, l’ambito che più ci interessa è quello della nutrizione clinica, ossia la prevenzione ed il trattamento delle patologie su base alimentare, ed è per divulgare nella società questo tipo di conoscenze che abbiamo fondato da poco il nostro progetto, Democratic Nutrition.

In cosa consiste, e da dove viene il nome?

Non nascondiamo che per il nome ci siamo ispirati a Medicina Democratica nonché al sito Scienza e Democrazia dell’esimio ricercatore Marco Mamone Capria.

L’idea alla base del progetto è, semplicemente, quella di contribuire nel nostro piccolo a far uscire la nutrizione clinica dalle mura accademiche, per restituirla alla società in termini comprensibili e soprattutto onesti.

Come prima cosa, stiamo organizzando degli eventi in cui fare divulgazione scientifica, il più possibile aggiornata e di qualità, su specifiche malattie, oppure su singoli alimenti. Però, ci teniamo che le informazioni non restino teoriche, per questo abbiamo deciso di associare alle nostre giornate anche un pranzo conviviale o comunque spuntini “a tema”, rigorosamente di origine vegetale e da agricoltura biologica, la cui scelta e preparazione rispecchi le informazioni della giornata.

Abbiamo già stilato un programma di massima per il 2013. A parte i due incontri che si sono già svolti (su malattie polmonari e cacao/cioccolato) alcuni degli argomenti previsti per quest’anno sono: proprietà del tè verde, tumore della prostata, salute emotiva, disturbi ginecologici e gastro-intestinali… oltre ad uno con le erbe spontanee, che in realtà curerà in prima persona Annalisa, e per cui ci limiteremo a fornire la logistica e un surplus di supporto!

Dove si tengono queste giornate?

Attualmente a Venezia, in un ristorante che ci ha offerto lo spazio, ma per la bella stagione potremmo avere a disposizione una casa nei Colli Euganei, e se ci fosse la richiesta ci piacerebbe portarle anche in altre città, eventualmente anche solo con la parte teorica.

I costi che prevedete?

Per mantenere gli eventi accessibili, abbiamo deciso di mettere delle quote modeste e comunque del tutto flessibili: se una persona ha difficoltà economiche ma vorrebbe partecipare ad un nostro evento, venga pure. La salute è un diritto umano fondamentale, come dichiarato nella Costituzione delle Nazioni Unite, e non dovrebbe mai dipendere dalle disponibilità economiche.

In futuro, se fosse possibile, ci piacerebbe guadagnare qualcosa da questa attività, ma al momento le priorità sono ripagare i costi e poter fare delle piccole donazioni di beneficenza!

Qual’è il vostro percorso formativo?

In una parola: PubMed. Ossia il database pubblico della Libreria Nazionale di Medicina statunitense, che è la più ricca fonte di letteratura in ambito medico esistente oggigiorno. Poi, abbiamo seguito e continuiamo a seguire vari “corsi aperti” di alcune università internazionali. Dobbiamo molto a certi divulgatori scientifici, in particolare il dottor Michael Greger ed abbiamo collaborato al sito web ed al forum di InformazioneAlimentare.it.

Jennifer: Personalmente ho anche frequentato per tre anni il corso di laurea in Biologia Molecolare all’Università di Padova avendo in mente l’idea di un possibile risvolto professionale nel campo della nutrizione, ma a 3 esami dalla laurea ha deciso di non concludere, nonostante il parere contrario di tutti (tranne Carlo), avendo infine realizzato di non voler contribuire ulteriormente ad un ambiente di enorme chiusura intellettuale e morale, inclusa la vivisezione negli stabulari del complesso Vallisneri. Trovavo ipocrita volere un riconoscimento legale da un’istituzione in cui non mi riconoscevo per nulla. Mi dispiace per l’errore fatto, e soprattutto per i soldi spesi tra tasse, con cui ho sostenuto quella realtà, e trasporti pubblici.

Schermata del 2013-02-28 23:01:58

Siete vegan per ragioni di salute?

No, affatto. Casomai ortoressici per ragioni di salute, se ci è permessa l’ironia.

Jennifer: Sono cresciuta in campagna, e la mia famiglia aveva sia orto e campi a coltivazione che una piccola fattoria. Fin da bambina ho vissuto nella natura e a contatto con tanti animali diversi, oltre ai cani sempre presenti nella mia vita, e quegli animali sono stati per me degli amici. Ho iniziato quindi molto presto a rifiutare di mangiarli, e percepire l’ingiustizia nei loro confronti, che andava ben oltre la piccola realtà della mia famiglia.

Vegan lo siamo diventati entrambi durante l’adolescenza – quando non sapevamo nulla di nutrizione – trovando inaccettabile contribuire allo sfruttamento e all’uccisione di animali capaci di dolore fisico ed emotivo senza una qualunque ragione eticamente fondata, dato che nella nostra società è sempre possibile trovare delle eccellenti alternative nutrizionali ai cibi animali.

Possiamo dire che nel tempo si è sviluppato in noi un crescente interesse per i risvolti salutistici delle proprie scelte alimentari, ma le due questioni sono distinte.

In ogni caso, secondo noi, la nutrizione a fini salutistici è anch’essa una questione etica, nella misura in cui l’etica vuole includere anche le persone umane: pensiamo ad esempio alla sofferenza dei malati nei reparti di oncologia, che forse avrebbero potuto evitare quella situazione se avessero avuto nel tempo le informazioni corrette su come prevenire le malattie più gravi. Inoltre, può esserci la sofferenza umana di chi ha lavorato per produrre un determinato alimento: lo scorso mese abbiamo parlato di cioccolata… Magari una barretta è completamente vegan, ma la sua produzione ha comportato il lavoro dei bambini schiavi nelle piantagioni della Costa d’Avorio.

A vostro avviso, basta diventare vegan per risolvere i propri problemi di salute?

Una dieta vegan con un minimo di strutturazione può sicuramente essere d’aiuto nella prevenzione e delle malattie cronico-degenerative, come sta venendo provato dagli studi di popolazione in corso (EPIC-Oxford in Gran Bretagana ed AHS-2 negli Stati Uniti).

Eppure, a causa di tutte le complesse interazioni che possono aver luogo tra il proprio patrimonio genetico ed il mondo in cui viviamo, ci sono molte persone che pur seguendo una dieta vegan e cercando di fare tutto “nel modo giusto” si ammalano o continuano a soffrire quotidianamente per patologie gravi: è questa la molla motivante per studiare ogni singolo giorno la letteratura scientifica, ossia superare le “regole generali” e cercare invece quella miriade di dettagli specifici da adattare ai casi particolari.

Jennifer: Tutto questo lo vivo in prima persona da diversi anni; nonostante un’alimentazione vegan ottimale (biologica, con attenzione ai minerali più critici, ad alto contenuto in anti-ossidanti…) non si sono risolte alcune condizioni patologiche che mi porto dietro da vari anni (PMS, dismenorrea primaria grave, morbo di Crohn). Rifiutando l’utilizzo di farmaci (cui sono di principio contraria, a meno di una comprovata necessità) sto applicando su me stessa quei principi di terapia alimentare che potrebbero essere i più indicati nel mio caso.

Ovviamente, può essere che la nutrizione non sia affatto sufficiente per certi problemi, e infatti nelle giornate che organizziamo cerchiamo sempre di dare una prospettiva “globale” (“olistica” volendo usare un termine forse abusato), considerando molti aspetti del nostro modo di vivere. Per fare un esempio, nella nostra prima giornata abbiamo parlato estesamente di inquinamento atmosferico e degli sbalorditivi studi sull’aiuto che possono dare le piante nella rimozione degli inquinanti dal luogo in cui si vive.

A dire il vero – parallelamente alle giornate divulgative – ci piacerebbe anche iniziare a fare delle consulenze personalizzate, sempre restando nell’ambito della pura divulgazione scientifica, ossia – nel rispetto delle limitazioni di legge sui settori professionali – dare informazioni su un determinato problema basandoci sulla letteratura scientifica.

Qual’è il prossimo evento?

Sarà il 10 marzo e l’abbiamo intitolato “L’origami della prevenzione”. Parleremo di tumore al seno, iniziando dalla nutrizione, ma – rispettando quell’ottica “globale” di cui parlavamo prima – considereremo vari altri aspetti, ad esempio i rischi associati a screening mammografici, radiazioni, contraccettivi, terapia di sostituzione ormonale, …

Ringraziamo di cuore Annalisa per averci dato ospitalità nel suo blog con questa intervista: ci ha fatto molto piacere, essendo anche la nostra prima intervista, e non vediamo l’ora di reincontrarla ancora una volta di persona ad Aprile, per l’evento dedicato alle erbe spontanee.

 Grazie a voi!

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2 risposte a Intervista: Democratic Nutrition di Jennifer e Carlo

  1. Barbara ha detto:

    questo è un progetto davvero molto interessante, da seguire e non lasciare nel dimenticatoio..grazie per averlo fatto conoscere Anna, e grazie a Carlo e Jennifer per averlo ideato.

Mani che han lasciato un'impronta

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