Il Giovedì del Libro di Cucina: Becoming raw

Buongiorno a tutte e a tutti!

Oggi è il 14 gennaio e molti di noi, mi auguro, parteciperanno a One billion rising. Io, non avendo modo di unirmi in altro modo, mi prenderò il tempo per spiegarlo a mia figlia. A 4 anni, sta iniziando a capire.

Avevo promesso di raccontare questo testo, arrivatomi una settimana fa. Avete presente quando aspettate a lungo qualcosa, in attesa trepidante? E quando l’oggetto si rivela ancora migliore di quanto avreste mai potuto desiderare?

9781570672385Racconto un po’ di me, un po’ per rispondere alle vostre domande, un po’ perché penso condisca meglio questa recensione.

Ho sempre mangiato molto cibo crudo, prima ancora di scoprire che esistesse una corrente raw food. Dall’inizio della seconda gravidanza, inoltre, ho provato un vero e proprio rifiuto del cotto e ora sono per il 95-99% crudista. Sono l’unica in famiglia, un po’ per pregiudizio degli altri, un po’ perché il crudismo gourmet, almeno per me, richiederebbe un bel po’ di investimento in termini di tempo.

Ho frequentato vari corsi, che da un lato mi han permesso di incontrare persone meravigliose, dall’altro mi han fatto scoprire nuove tecniche. In tutta sincerità, per le ricette in sé e per sé avrei imparato di più, e speso di meno, arrangiandomi con i libri anglosassoni o meglio ancora con la vasta webografia.

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Perché negli incontri di cucina non ho mai tenuto giornate raw, nonostante abbia sempre curato di inserire nel programma ricettine a fuoco spento? Perché sul vegan per se dal punto di vista della biochimica, della chimica alimentare e della nutrizione avevo sufficiente materiale. Sul raw, no. E nessuno dei docenti che ho incrociato ha mai saputo rispondere ai miei quesiti né indicarmi bibliografia. Qualcuno mi ha anche liquidata con un validissimo ‘devi valutare gli effetti su te stessa’. Sono d’accordo e potremmo anzi aprire un bel dibattito. Ma io avevo chiesto altro.

Sono inciampata nel nome della Vesanto leggendo la Prefazione a VegPyramid Junior, redatta proprio da lei. Dovete sapere che quando leggo o quando studio pongo attenzione anche alle virgole. Beh, dalla maternità in poi non esattamente, troppo spesso affronto libri e articoli alla mordi-e-fuggi. Ma l’habitus è quello e ogni tanto riemerge. Mi sono chiesta chi era la signora Vesanto e ho scoperto che aveva scritto tanti libri potenzialmente interessanti. Soprattutto questo. A gennaio sono riuscita a inserirlo in budget, insieme a..Suspence, ci torno giovedì prossimo!

Sfogata la mia felicità infantile e posto che Becoming Raw per me è già diventato ‘Il Libro’, passiamo ai contenuti. Inciso: io ahimé non so l’inglese – se avete dritte per adulti ignoranti, sono ben accette. Però i testi a carattere scientifico o culinario sono abbordabilissimi, garantito.

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Il testo è diviso in tredici sezioni, che riassumo brevemente:

  1. Becoming Raw for Life: sintetizza i perché della scelta raw, anticipando i temi che saranno trattati nei successivi capitoli.
  2. A History of the Raw-Food Movement in the United States
  3. The Raw Report: Scientific Evidence to Date
  4. Why Raw Rocks!: i guadagni in termini di nutrienti
  5. Energy and Power: sviscera abbondantemente la questione calorie, che nell’alimentazione raw non è certo secondaria.
  6. Carbohydrates in the Raw.
  7. Fat: Friends and Foes.
  8. Vitamins: Inviting Vitality
  9. Acid-base Balance, Bones, and Minerals
  10. The Great Enzyme Controversy: finalmente scopriamo quali studi han portato all’ipotesi enzimatica e lo stato dell’arte
  11. Food Safety: Raw Case Files: specie per chi lavora con il cibo, un capitolo ben costruito.
  12. Nutrition Guidelines and Menus
  13. Recipes: ebbene sì, facili e sapientemente architettate.

Un’altra ottantina di pagine, come piace a me, è dedicata a Glossario, Bibliografia, Risorse. Alla fine trovate l’indice e alcune note sugli autori.

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Non ho nemmeno una critica da muovere a questo meraviglioso testo, cui mi sto dedicando appena ho un attimo libero dalla famiglia, dal lavoro e dallo studio. Ognuno si diverte come può 😀

Se avete domande, sono qui!

Volete sapere dove acquisto i libri in inglese? Qui. Non pagate le spese di spedizione, in qualsiasi Stato viviate, e spesso trovate buoni sconti. Di solito conviene anche rispetto ad Amazon. Se trovate qualche sito simile per la parte francofona, avrete la mia riconoscenza imperitura! Se volete donarmi un buono, anche 😛

I dati:

Titolo: Becoming Raw: the essential guide to raw vegan diets

Autori: Brenda Davis, Vesanto Melina; con una nota storica a cura di Ryann Berry.

Anno: 2010

Editore: Book Publishing Company

Pagine: 375

L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

Unisciti anche tu a ‘Il Giovedì del libro di cucina’! Ti aspettiamo!

 Leggete anche:

Marta di Sapore di Mamma con ‘Cibi e salute in armonia’ e ‘Corso di cucina’

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27 risposte a Il Giovedì del Libro di Cucina: Becoming raw

  1. Marta Martina ha detto:

    Non conosco il libro, ma lo metto subito nei preferiti su bookdepository, anch’io ordino spesso da li ^-^
    Io mi sono avvicinata al crudismo grazie al blog (ai tempi) missvanilla (Sara), ho fatto anche settimane mangiando solo a crudo, ma negli ultimi tempi non ci sono più riuscita, perché non avevo sempre a portata di mano gli ingredienti, ma grazie appunto al crudismo ho imparato a mangiare insalata (tanta), frutta (questa fatico un po’), verdure,ecc…insomma mi ha aperto un’altro mondo… ora non inizio mai un pranzo e una cena se prima non ho mangiato un bel piattone di insalata!!! ^-^
    Ora vado a cercare sul tuo blog se trovo qualche ricettina raw…io cerco come sempre semplicità..se una cosa richiede troppo lavoro mi scoraggia un po’…e utilizzando prodotti possibilmente locali…ad eccezione di banane, avocado,ecc…
    Un’abbraccio…ora vado a recensire un libro ^-^
    Marta

    • neofrieda79 ha detto:

      Grazie cara. Purtroppo qui nella sezione ‘raw’ trovi pochissimo perché avevo tanti dubbi di biochimica e di nutrizione che via via sto cercando di chiarire e quindi mi metterò a postare un po’ di più. Ne avrei tante in archivio ma in un certo senso sono ‘vecchie’, e spesso senza foto perché mi fan fuori tutto prima che possa provvedere 😉 Un abbraccio!

  2. Pingback: Il giovedì del libro di cucina ” Cibi e salute in armonia e Corso di cucina” « Sapore di Mamma

  3. Marta Martina ha detto:

    Ecco fatto..questa volta ci sono anch’io con due libri di cucina naturale
    http://saporedimamma.wordpress.com/2013/02/14/il-giovedi-del-libro-di-cucina-cibi-e-salute-in-armonia-e-corso-di-cucina/

    ^-^

  4. isa-mammafelice ha detto:

    Ecco, appena preso (in formato kindle :-)). Era un po’ che ci giravo attorno, mi hai dato il LA! Però ora vengo alle domande a TE: riesci 90% crudo SENZA avocado e datteri o simili? Perchè io ci andrei a nozze, ma non il mio portafogli (nè la filosofia km 0). E, domanda 2: quanto ritieni importante la tecnologia nella riuscita? Sono curiosa come una scimmia di conoscere la TUA dieta, perchè conosco quelle che leggo on line, ma si basano su banane,banane, datteri, avocado. Cioè, c’è tanta altra roba ovviamente, ma alla fine per saziare i pilastri son quelli… Tu?

  5. neofrieda79 ha detto:

    Infatti ho sempre detto che un crudismo ‘continentale’ è molto più difficile 😉 E personalmente ho anch’io il dilemma del km non tanto zero. In questo momento probabilmente sto sbilanciando un po’ nel senso ‘grassi’, in allattamento anche con Ipa avevo preso qualche kg. Quest’inverno avevo a disposizione avocado che ho preso da un amico (pianta da giardino..) quando con il GAS abbiamo ordinato il suo olio e carrube in frutto. Ovviamente avocado han durata limitata, carrube no, per sfizio ho provato a conservarle e ho visto che reggono perfettamente. Datteri e banane non mi piacciono, li adora Ipa e non me la sento di negarglieli anche se cerco di farglieli alternare ad altra frutta. Su avocado siciliani (e ora dicono anche banane!) mi terrei un po’ più morbida, in fin dei conti compriamo là gli agrumi. Carrube e agrumi sono anche un po’ più a Nord, certo..In gravidanza sbilanciavo un po’ di più sugli zuccheri semplici – pensandoci a posteriori, sta di fatto che avevo analisi perfette senza integrare nulla che non fosse la B12. Non avevo preso peso, se non quello di Silo e delle membrane. Però non me la sento di fare da esempio a nessuno, in tutta onestà sono andata molto a istinto e dovendo ripetere le analisi (per motivi non legati alla gravidanza) con frequenza molto alta ho visto che le cose andavano benone 🙂 Baci

    • isa-mammafelice ha detto:

      Anche noi col GAS ora prendiamo avocado dalla sicilia 🙂 Ma in sostaza? La tua giornata tipo? Mele e pere? Insalata e verdure miste e avocado/carruba? Ti sazi? Io ho provato, ma davvero mangerei 4 avocado al giorno per sentirmi vagamente sazia. O 20 banane o mezzo chilo di datteri freschi. Tutte cose che adoro, ma spenderei uno sproposito e non so, non mi quadra… Continuo ad avere una attrazione fatale (anche dal punto di vista storico-evolutivo) per gli amidi, almeno in modica percentuale 😛

      • neofrieda79 ha detto:

        Ciao cara, dici amido-cereali? Torno a risponderti perché ieri ero troppo di fretta e perché, discutendone con un’amica, mi ha fatto notare che potevo essere male interpretata. Riprendiamo: un elemento che non avevo riportato ieri è che i miei dati, in questo momento, potrebbero essere sballati dal fatto che sto assumendo una terapia con pesante incidenza sul metabolismo. Quindi tranquille, un allattamento semi-crudista non fa ingrassare se la preoccupazione è questa 😉 Il mio ‘sbilanciato dal lato dei grassi’ è riferito a calcoli che ho fatto basandomi sui fabbisogni calcolati per l’allattamento. Riesaminando in modo critico, noto che adattando le tabelle alla dieta rischio di sbilanciare dal lato dei grassi. Ma ci sto lavorando..Non ho certezze e non sono una nutrizionista. Al massimo vi racconto di me e vi dico di non prendere esempio, ma di andare da qualcuno di competente e calibrare su di voi.
        Tornando a me: se passo la giornata da sola con Silo e Ipa a lavorare e studiare no problem, ho tutto il tempo di biascicare come un Panda gigante.. per cui la mattina non faccio colazione perché non ho tempo né fame. In tarda mattinata mangio nell’ordine frutta fresca, verdura fresca, semi oleaginosi o cibi comunque grassi o grasso-proteici come ho detto. Come tante scuole propongono (vedi Fuhrman) non uso olio ma semi interi. Sera idem. Durante la giornata sgranocchio spesso verdura cruda perché allattando ho una gran sete: o vado di tisane autoprodotte, o di vegetali. La frutta zuccherina essiccata non mi piace. La uso in cucina ed è versatile, ma non mi attira. Odio le banane e le compro a mia figlia, se FairTrade, perché concettualmente le aborro ma trovo che male più di tanto non le facciano. O forse nemmeno male. Come ho detto ho tentato il km zero il più possibile, parametro a pari merito, e non scollegato, sono le condizioni di chi lavora per produrre quel cibo. Poi l’impatto della produzione di quel cibo sull’ambiente.
        Ostacoli: se vivessi da sola, o da sola con i miei figli in un tessuto sociale diverso, mangerei in modo ancora più selvaggio. Non vivo così e mi sconto quotidianamente con il modello ancora anni ’70 che seguono il padre dei piccoli e soprattutto i nonni.
        La terra che coltivo non è mia e riesco solo in parte a perseguire il mio modello.
        Non è una lamentela, anzi! Sto solo dicendo che sono ben lontana dall’ideale ergo..rimboccarsi le maniche, che vogliamo arrivare all’ideale e pure superarlo. Perché nel frattempo mi sarò resa conto che esiste un ideale ancora più ideale. Tié.
        Sulla tecnologia: ti dico la mia esperienza..Io sgranocchio la verdura intera. Mi piace proprio, sono ‘paleo’ dentro. Appena mi muovo verso il crudismo un minimo gourmet, esempio il solito formaggino di mandorle, iniziano i dolori..e la voglia di comprare un frullatore nuovo al posto dei miei cimeli, peraltro ereditati già in pessime condizioni. Mi pongo i tuoi stessi dilemmi in merito al consumo energetico e alla sostenibilità della filiera produttiva e di smaltimento. E sogno prima o poi di affinare la mia tecnica in cucina: saper usare davvero bene i coltelli sono convinta permetterebbe di arrangiarsi un po’ di più.
        Scusate il papiro, ma ci tengo a informare nel modo più corretto possibile.
        un abbraccio a tutti!

  6. ValeJennifer ha detto:

    Un carissimo saluto Annalisa, non potevo non lasciare un commento, anche se in questi giorni sto male. Quando ho visto questa tua recensione ho pensato “ci intendiamo perfettamente”. Per me “Becoming raw” è il libro per eccelenza, tra i vari testi cartacei che avevamo preso qualche anno fa, un nostro piccolo tesoro, per me questo è il migliore, da tutti i punti di vista. Mi ha piacevolemente sorpreso sapere del tuo quasi totale crudismo, soprattutto mi piace pensare a come tu ti approcci al crudismo, in modo semplice, il più rispettoso di ambiente e persone. Come scrivevate in alcuni post sopra il problema del crudismo “da moda” o “da sfizio” è un’incompatibilità non solo ambientale, ma anche sociale. Dalle ricette che prevodono strumenti e attrezzature costose e consumistiche ( frullatori di tutti i tipi, centrifughe, pestelli, essicatori, germogliatori…un business insomma) e materie prime lontane e costose, o quando va bene difficili da reperire ( soprattutto se si cercano bio) o poco eco-social-friendly vedi datteri, banane, avocadi a go go, frutta secca in generale, frutti di bosco, poi anche certi ortaggi, tipo il cavolo verde riccio, il mitico kale, che sì un must nelle ricette raw ed è un must come verdura ma noi l’abbiamo trovato massimo 3 volte quest’inverno… Magari tutti prodotti più diffusi oltre oceano, ma qui è più dura e infatti è l’unica “pecca” del libro secondo me, il ricettario. Anni fa avevo tentato anch’io un crudismo abbastanza serio più eco-sostenibile, poche banane, qualche avocado dalla Sicilia, qualche dattero, niente strumenti se non il frullatore di mia mamma ( che era della nonna), una centrifuga regalatami ( il più semplice e meno efficiente dei modelli, ma il più diffuso ed economico) e per il resto frutta e verdura dall’orto della mia famiglia e dal negozio e ortofrtutta biologici. Devo ammettere che allora mi sentivo bene, e d’estate poi veniva naturale. Ora invece con i vari problemi fisici che sono stati “scoperti”, le carenze connesse, il malassorbimento e tutto il resto al pensiero del crudismo così semplice e istintivo mi sorgono mille dubbi e paure nutrizionali. Credo che su questo molto incida il mio stato di non-salute, e che questo interessi proprio l’apparato gastro-instestinale… per il mio intestino meglio un passato di verdurine cotte tipedino che una carota o un gambo di sedano sgranocchiati ( come invece facevo quotidianamente una volta, ero come te prendevo frutta e verdura e mangiavo). Chi ha un buon intestino, può sicuramente beneficiare di più di questa alimentazione. Finisco con un sorriso a tutti voi, uno speciale a Silvano e ai suoi occhioni, e anche ad Ipazia, io sono con lei per le banane, le adoro, e in pratica sono il fulcro della mia dieta anti-Crohn, insieme ai centrifugati mela-carota-spezie : )
    Scusate la lunghezza, ma avevo colto l’occasione per fare uno scambio e lasciare un commento che altrimenti rimando sempre.

    Valentina Jennifer

  7. neofrieda79 ha detto:

    Dimenticavo: per il kale va benissimo il cavolo riccio toscano, che a dispetto del nome cresce benissimo anche da noi 😉

    • ValeJennifer ha detto:

      Grazie mille dell’informazione, non avrei immaginato ci fosse un cavolo riccio toscano, me ne indicheresti un’immagine? Almeno capisco qual’è, e in caso la ricerca dei semi per piantarlo in orto in campagna. Io conoscevo solo il cavolo nero toscano ( non è quello che dicevi tu giusto? http://www.alimentipedia.it/files/images/cavolo-nero.jpg ) che apprezziamo tantissimo nelle zuppe (simil ribollite) e in alcune ricette sostituiamo al kale, però il kale è tutta un’altra cosa, come struttura delle foglie, molto più sottili, le si può anche mangiare crude o centrifugate, meno parte dura e fibrosa, più gestibile e adatto al mio intestino.

      Valentina Jennifer

  8. neofrieda79 ha detto:

    Ah scusa, pensavo che dicessi da sostituire nelle ricette come gusto..’Kale’ che io sappia è un termine generico, ma ho capito a che genere e che specie ti riferisci. Non l’ho mai coltivato, mi spiace. Se guardi sui siti d’oltreoceano però non dovresti aver problemi a recuperare sementi. Il problema è isolare la coltura per riprodursi la semente in purezza.

  9. Cristina ha detto:

    non mi ricordo se te l’ho già scritto (sono un po’ fusa in questi giorni), ma questa tua rubrica attenta pericolosamente al mio porcellino salvadanaio 🙂
    e poi il sito che hai consigliato…meno male che tra qualche mese è il mio compleanno!!! 🙂
    grazie mille per le dritte! 🙂
    un abbraccio

  10. Felicia ha detto:

    MI piacerebbe seguire un alimentazione a crudo… adoro i cibi crudi e sono convinta del loro beneficio sul nostro organismo, ma purtroppo non riesco, il mio corpo non riesce ad accettarli completamente. Ho inserito mangiate quotidiane di ortaggi in salamoia o marinati con la polpa di umeboshi, una semi cottura… in questo modo l’intestino riesce a lavorarli e metabolizzarli… però sono aperta a tutti i consigli e suggerimenti… sono certa che questo libro riesciurà a risolvere gran parte dei miei problemi, e ti ringrazio per la recensione….. ma preparati ti tempesterò di domande appena avrò il piacere di rivederti 🙂 un bacione

    • neofrieda79 ha detto:

      Ciao cara! Senz’altro il tuo caso è a parte, e senz’altro la marinatura/breve fermentatura aiuta. Se posso esserti utile con un po’ di bibliografia, volentieri! Un abbraccione!

  11. manuela ha detto:

    Ciao, il libro lo prenderò anch’io! Mi indichereste un contatto per gli avocado siciliani? Io in bottego bio ogni tanto li trovo, altre volte no. E le banane siciliane? Anch’io sono combattuta sul km zero, Ma penso che quest’estate, con tutta la frutta locale, andrà meglio, siamo anche in un periodo che non offre molta scelta, io poi sto ancora più al nord di voi. Annalisa cosa fai con le carrube? Abbracci. Manuela

    • neofrieda79 ha detto:

      Ciao Manuela, vediamo se qualcuno risponde sennò giro la domanda nei gruppi raw e sicuramente troverò un’indicazione da darti!
      Con le carrube in frutto: mi limito a sgranocchiare, o preparo una deliziosa focaccia di cui mi ha dato la ricetta una cara amica. Ho anche provato a lavorarle, ma richiede davvero tanto tempo e in questo momento non riesco. Con la ‘farina’ sia di polpa sia di semi preparo dolci, bevande e a volte anche piatti salati. Puoi iniziare a usare la polpa ridotta in farina come succedaneo del cacao, mentre i semi hanno potere addensante. Ovviamente devono essere trattati con appositi macchinari, sono durissimi! Trovi una bevanda qui: https://passatotralemani.files.wordpress.com/2012/09/20120930agireora.pdf

      • manuela ha detto:

        Sì le due farine le uso, una come il cacao nelle torte (cotte) ma non mi piace molto, la usavo più per la bambina, ma ora che ha compiuto l’anno lè dò i dolci col cacao crudo. Quella di semi la uso nei gelati. a mangiarle così non ho mai provato. Mamma mi che buone ricette in questo link! Grazie!

      • neofrieda79 ha detto:

        Grazie a te 🙂
        Per come vivo il cibo, le torte sono già troppo elaborate e non mi fanno voglia. In generale ho visto apprezzare la carruba se unita ad altri ingredienti dal sapore deciso: una farcitura con una marmellata particolare, frutta secca – specie noci e nocciole, creme di frutta secca, frutta disidratata. A presto!

  12. ravanellocurioso ha detto:

    mi hai fatto venire voglia di leggerlo! 😄

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