L’intervista del Venerdì: Melaleggo…in un boccone!

Cari lettori an(n)archici, so che sono scomparsa di nuovo.

La Campagna chiama, le gemme ormai sono dischiuse e sono in perenne ritardo. E in questi giorni fanno 11 mesi.

Rompo il silenzio e riprendo promesse evanescenti con un articolo sostanziale, grazie alle donne che mi hanno regalato le loro parole e i loro pennelli: ecco qui una nuova intervista. Affrettatevi, perché il crowdfunding sta per chiudere!

***

Buongiorno carissime, e grazie della disponibilità!

Parto chiedendovi di raccontare in qualche riga che cos’è Melaleggo…in un boccone!

Melaleggo in un boccone è una raccolta destinata ai bambini di 7 favole animaliste e 28 ricette 100% vegetali , il tutto corredato da disegni realizzati interamente a mano.

Il sito del crowdfunding

Come è nata l’idea del testo e come avete deciso la struttura particolare?

Ci siamo accorte che sul mercato dell’editoria per ragazzi non c’era ancora una raccolta di favole in cui gli animali non fossero oggetti ad uso e consumo umano o in cui non assumessero i classici ruoli stereotipati (il lupo cattivo, uno su tutti) e abbiamo deciso di provare a scrivere di nostra iniziativa delle favole moderne, in sintonia con i nuovi stili di vita (come la scelta vegan) e in linea con il naturale trasporto che provano i bambini nei confronti dei loro fratelli animali.

Qual è il target di età e che pubblico di genitori ipotizzate?

Ci piacerebbe che questa raccolta di favole e ricette arrivasse a tutti i genitori! Ci rendiamo però conto che per leggere con trasporto queste favole è necessario che i genitori condividano i messaggi contenuti nelle storie narrate. Ipotizziamo, di conseguenza, che i genitori siano già vegetariani o vegani o comunque abbiano già “masticato e digerito” molte tematiche animaliste. L’età? È soggettiva! Ci sono bambini che sono in grado di capire e seguire storie come queste già dai 5-6 anni… dipende dal tipo di letture a cui sono già abituati. Per noi sono adatte a tutti i bambini in età prescolare fino ai 9-10 anni.

Avete pensato a un interesse della scuola e dei professionisti della salute?

La nostra raccolta di favole e ricette avrà una bella introduzione sull’alimentazione 100% vegetale in età pediatrica. Le ricette, oltre ad essere vegan, non ricorrono a zucchero e a cibi raffinati. Sono assolutamente in linea con le guide alimentari della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. La prefazione è scritta dalla Dottoressa Luciana Baroni, Presidente della Società.

Se all’interno delle scuole ci fossero insegnati solidali che volessero utilizzare il nostro testo, per noi sarebbe un grande successo!

La copertina

Perché la sinergia tra tre donne e non una semplice richiesta di consulenza da parte di un’autrice principale? Quale ricchezza e quali difficoltà avete riscontrato nel lavorare insieme?

Per realizzare Melaleggo in un boccone abbiamo dovuto unire le forze e le competenze: le storie richiedono una capacità di scrittura, le ricette tante conoscenze culinarie e tanta esperienza in cucina, i disegni un’abilità artistica specifica…Lavorare insieme è stato impegnativo ma anche estremamente costruttivo ed arricchente per tutte noi. Volevamo offrire un “pacchetto” molto “solido” sotto tutti gli aspetti e non carente o zoppicante in nessuno dei tre.

I racconti: quali gli obiettivi e quali le difficoltà?

Non è semplice affrontare le tematiche animaliste e proporle ai bambini sotto forma di racconto senza puntare il dito contro buona parte dell’umanità e senza diventare i paladini della giustizia, un po’ sopra le righe e moralisti. Abbiamo cercato di semplificare, di presentare situazioni quotidiane in cui i bambini si trovano davvero nella vita di tutti i giorni, o quasi: in questo modo ci è risultato più semplice lasciare un messaggio alla loro portata senza mettere in scena situazioni complesse. Soprattutto abbiamo cercato di evitare i classici ruoli dei “cattivi” della storia; non ci piaceva l’idea di accusare nessuno. Abbiamo puntato sul rispetto e sulla positività.

Una delle illustrazioni

Le ricette: quali gli obiettivi e quali le difficoltà?

I bambini non sempre sono coinvolti in cucina per preparare la cena o i pranzi domenicali; la vita moderna ci impone tempi ristretti e quindi manca spesso l’occasione per i più piccoli di aiutare ed imparare ai fornelli. E’ un peccato perché è un’attività che li coinvolge molto, li affascina, li fa sentire parte della famiglia e aiuta a rafforzare i legami affettivi. Cucinare con i propri genitori permette di raccogliere anche bei ricordi, che si conserveranno per tutta la vita. Le ricette 100% vegetali presentate nel libro si rifanno ad alcuni elementi presenti nelle storie per non slegare i racconti dalla parte pratica. E’ stato fondamentale, per Sara, avere la sua piccola Iris come bagaglio di esperienza come mamma e cuoca!

Il sito di Sara Cargnello

La parte grafica: quali gli obiettivi e quali le difficoltà?

Ogni storia è corredata da ben tre disegni, realizzati interamente a mano, senza l’ausilio del computer. Non solo: anche le ricette sono accompagnate da disegni! Tania ha deciso di lavorare in questo modo perché i suoi lavori sono ricchi di sfumature, di ombreggiature e dettagli che nella realizzazione al computer non ci sarebbero stati. I bambini, grandi osservatori, li apprezzeranno di certo perché sono stati pensati e creati per loro, per stimolarli visivamente. Se provassero a riprodurli potrebbero usare i pastelli così come li usa Tania e imparare molto sull’uso dei colori.

La vostra esperienza di genitori e di donne che si sono occupate di infanzia.

Tutte e tre abbiamo avuto o continuiamo ad avere esperienza diretta con i bambini; questo è stato fondamentale per tutte noi. Ci ha permesso e ci permette di vedere il mondo con i loro occhi e abbiamo cercato di mettere al servizio del libro quello che abbiamo imparato con la pratica. I bambini sono una fonte inesauribile di esperienze che ci permettono di capire molto di loro ma anche di noi stessi e ci consentono di misurarci con la semplicità, la sincerità e la loro naturale spontaneità.

Perché la scelta del crowdfunding o finanziamento collettivo?

L’editoria italiana vive una situazione non sempre facile, da qualche anno in qua. Il crowdfunding ci ha permesso di scegliere la casa editrice che più di ogni altra ha rispettato il nostro progetto, senza volerlo trasformare o rimaneggiare. Moka Edizioni di Verona ci ha ascoltato e ci ha creduto; il crowdfunding ci permette di coprire le spese di stampa di un buon numero di copie senza gravare sulla casa editrice che è nuova e in crescita. Diciamo che… una mano aiuta l’altra! Il crowdfunding è molto utilizzato all’estero da tutti i principianti assoluti che hanno una buona idea e hanno bisogno di vederla finanziata. Il bello di questo finanziamento collettivo è che non è una semplice raccolta fondi in cui chi partecipa non si vede tornare nulla indietro; con il crowdfunding i nostri sostenitori hanno comprato il libro, che si vedranno recapitare a casa propria appena stampato.

La pagina Facebook di Tania

Tre libri sul comodino, uno per ciascuna.

Elisabetta: ora sul mio comodino c’è 1984, di George Orwell. Il primo libro che ricordo di aver letto è invece Pinocchio di Collodi. Per la precisione ce lo leggeva la maestra ogni giorno prima del suono della campanella. Quando me l’hanno regalato ero raggiante di gioia. Quel tipo di scrittura e di forma narrativa mi ha influenzata molto per Melaleggo in un boccone.

Sara: io ho sempre il comodino invaso da libri, ne leggo di diversi contemporaneamente. In questo momento ho “Terre del finimondo” di Jorge Amado, “Le forze animico spirituali alla base della pedagogia” di Rudolf Steiner e “Il cibo dell’uomo” di Franco Berrino. Diciamo che gli ultimi due sono riservati alle serate in cui ho più energia!

Tania: sul mio comodino ora c’è “Il barone rampante” di Italo Calvino, una bellissima storia di libertà.

Tre ricette dell’infanzia, una per ciascuna.

Elisabetta: la mia mamma la domenica preparava spesso gli gnocchi; forse è per questo che ancora li adoro. Ho imparato però a realizzarli senza uova!

Sara: ricordo la pasta fatta in casa che preparava mia mamma. Mi affascinava quella macchinetta dove entrava la pasta e si assottigliava ad ogni passaggio, mi sembrava un processo lunghissimo e davvero affascinante. Una preparazione davvero speciale e riservata alle feste.

Tania: la zuppa inglese, la torta di quasi tutti i compleanni della mia famiglia (che si può realizzare anche con biscotti veg e latte di riso!)

Come possiamo partecipare al crowdfunding?

Partecipare al crowdfunding è semplicissimo: basta visitare la piattaforma che lo accoglie e scegliere uno dei pacchetti che lo compongono (il più semplice è la cartolina da 5 euro, poi si passa ad una copia del libro a 13 euro e via dicendo). Si acquista con carta di credito e c’è tempo fino al 20 di aprile per sostenerci.

Ecco il link:

https://www.indiegogo.com/projects/melaleggo-in-un-boccone/#/

Come possiamo seguirvi nei vostri percorsi personali?

Elisabetta: non sono una professionista, al contrario di Sara e Tania che cucinano e disegnano per lavoro. Io scrivo per diletto! Non ho quindi un blog o un sito internet… chi volesse mettersi in contatto con me può farlo scrivendomi in privato su Facebook: cercatemi semplicemente per nome e cognome.

Sara: scrivo da molti anni nel mio blog Missvanilla, nel quale potete anche scrivermi o lasciarmi qualche commento.

Tania: è possibile seguirmi sulla mia pagina facebook Tania Giacomello Illustratrice

Grazie di cuore, un abbraccio!

Grazie a te! È stato un piacere!

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

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Dieci mesi

Dieci mesi. L’equinozio si avvicina ed è ora di ricominciare.

Se la mamma è un po’ da rappezzare, c’è chi ha gli strumenti giusti. Sempre.

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Dieci mesi di attesa.

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Dieci mesi di assaggi.

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Dieci mesi di ruzzoloni…

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…ma non rinunciamo ad arrampicarci. Mai.

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Nove mesi

Nove mesi. No, non porto nessuno o nessuna in grembo.

E’ solo un post domenicale.
Una domenica in cui piove a dirotto, i miei bambini sono altrove e i panni muti da piegare o da stendere, nelle ore di solitudine, raffreddano l’olfatto della mamma.

Le stanze di questo blog sono silenziose, come silenziosa è la brace che, stuzzicata, fa risorgere un fuocherello mordace.

Nove mesi di lutto.

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Nove mesi di Bellezza.

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Nove mesi di sonno ristoratore.

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Nove mesi di Passione.

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Mi accorgo, mentre scrivo, di non avere una foto di Calicanthus, il fiore che sboccia ora e profuma le ancora lunghe notti invernali. Ma la Primavera si inizia a preparare ora, nei semi che sonnecchiano sottoterra, o che dormicchiano nella dispensa di chi li custodisce.

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E’ tempo di rinascita. Mano nella mano, vincendo le paure; in solitudine, accarezzandole.

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Il Giovedì del Libro di Cucina: Grani antichi

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

Care lettrici e cari lettori, Buon Anno!

Passato tra le mani è andato in pausa, anzi negli ultimi mesi ha spesso vissuto momenti di sonno profondo. In compenso, la sua autrice ha scritto e spignattato, si è emozionata e ha invocato l’atarassia più gelida. E spesso con il pensiero è tornata a questo piccolo spazio virtuale, creatura dormiente, e ai legami d’affetto che attorno a questo angolino di web si sono sviluppati. Siete stati tutti nel mio cuore.

C’è poco da fare: le storie d’amore emozionano. E se de te fabula narratur, se la storia d’amore è nostra, l’emozione è doppia.

Da contadina, da donna, da cuciniera di campagna, da bambina saltafossi, vivo da anni una storia d’amore con le sementi. Sementi chiuse nei sacchi di magazzino, sementi che sonnecchiano nel gelo dei freezer, chiusi in centri di ricerca e nelle banche dedicate, semi accarezzati dalle mani nodose di contadini veri, giovanissimi, anziani, intellettuali o fieramente illetterati.

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Grani antichi, dal nome e dalla copertina, prometti di essere un testo di cucina vera. La cucina di una nonna, di un agriturismo legato al territorio, di una dispensa d’appartamento per chi ama ritrovare i sapori della Terra in un soppalco di città. Pensavo a un ricettario che avrei regalato a parenti e amici, accompagnati dall’immancabile sacchettino di farina o dai miei folli esperimenti di agricoltura indoor.

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Invece, da contadina, mi sono trovata tra le mani un pezzetto di storia anche mia. L’autore, infatti, racconta ai lettori il percorso che i frumenti, base della nostra tradizione culinaria, stanno compiendo tra le regioni e tra i decenni. Un ritorno al passato? No. Una riflessione accurata che passa danzando dall’agronomia, all’ecologia, alla genetica. Un’avventura che coinvolge, animati dalla stessa passione, un ricercatore del calibro di Salvatore Ceccarelli, un gruppo di associazioni popolate da scienziati, contadini e imprenditori, nonché politici, quale la Rete Semi Rurali, tante mani e tante zappe, sparse lungo tutta la Penisola.

Immagine tratta dalla pagina di Coltivare condividendo, una delle più coraggiosi voci italiane in difesa dei semi antichi e del territorio.

Immagine tratta dalla pagina di Coltivare condividendo, una delle più coraggiosi voci italiane in difesa dei semi antichi e del territorio.

Oggi perfino la GDO, o Grande Distribuzione Organizzata, ha fiutato il business e sta proponendo, con grasso orgoglio, farine di grani antichi. Non c’è come ammantare di lusso un prodotto, per farlo diventare desiderabile.

Ma Gabriele Bindi ci racconta altro. Non ci racconta un fenomeno di moda, ma il modo in cui tanti personaggi, dal latifondista siculo alla piccola azienda tra i monti, hanno saputo declinare il loro ingegno e il rispetto per l’ambiente, per portare sulla tavola di tutti un pane buono e sano. E anche un pane giusto, che tutela salute dell’uomo e salute dell’ambiente. Un pane che non dimentica la propria storia e la rende attuale.

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Ragazzuoli, il vostro pane è un argomento di politica.

Il vostro pane è un argomento di salute.

Il vostro pane è un argomento di ecologia.

Il vostro pane è la nostra storia.

Regalatevi un ricettario meraviglioso, tutto dedicato a ‘pane nuovo da grani antichi’, come scrive l’autrice: regalatevi il bel testo di Antonella Scialdone, che avevo recensito l’anno scorso, ‘Pasta madre, pane nuovo, grani antichi’.

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Ma regalatevi, al tempo stesso, questo testo. Abbiate la curiosità di conoscere le mani che hanno accarezzato le spighe e i denti che hanno assaggiato i chicchi quasi maturi – sì, la granella si assaggia così quando siete in campo, chi ha il nonno contadino lo sa bene.

L’autore è un cronista imparziale, lucido, preciso. Il taglio è scientifico, ma lo sguardo è innamorato. Le parole regalano nitidezza senza abbellire – non ce n’è bisogno, tanta è la spontanea Bellezza di chi coltiva con passione. Il testo è dettagliato e chiaro, e al tempo stesso troppo breve: una piccola introduzione, capace di incuriosire, volano per il consumatore accorto che vuole tornare a percorrere le capezzagne, alla ricerca di chi produce, per dare un volto ai chicchi che lo nutrono.

Segnalo ai lettori la pagina facebook del libro, ‘Grani antichi‘, nella quale possono restare aggiornati in merito ai vari eventi correlati: ne vale la pena! Chi vada, poi, ci racconti.

Non potete resistere e volete già sfogliare? Qui la pagina dedicata nel sito di Terra Nuova, da cui potete sbirciare e acquistare.

I dati

Autore: Gabriele Bindi

Titolo: Grani antichi. Una rivoluzione dal campo alla tavola, per la salute, l’ambiente e una nuova agricoltura.

Casa editrice: Terra Nuova Edizioni

Anno:  2016

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

Unisciti anche tu a ‘Il Giovedì del libro di cucina’!

Ti aspettiamo!

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L’intervista del Venerdì: Vegani senza glutine

Cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista.

Tanti di noi oggi fruiscono i social network e apprezzano i gruppi come luogo di scambio e di discussione. Certo, la tastiera e lo schermo a volte sono una barriera, a volte un velo dietro cui celare timidezza o aggressività. Temo sia esperienza comune ritrovarsi non in un luogo di dialogo, ma in un’arena. Una degna eccezione? Il gruppo Facebook ‘Vegani Senza Glutine, che oggi ci viene raccontato dalle sue amministratrici: Antonia Ferrante e la chef Felicia Sguazzi, autrice de ‘La forchetta dei cinque sapori’, da noi recensita qui, e del bellissimo blog ‘Le delizie di Feli‘.

Photo credits: le foto con logo sono di Felicia Sguazzi; le altre, di Antonia Ferrante.

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Buongiorno donne, e grazie per aver accettato di dedicare un po’ di tempo ai lettori di Passato tra le mani! Parto chiedendovi una breve presentazione di Antonia e Felicia nella vita quotidiana.

Antonia

Sono un’appassionata e praticante di yoga, vegana da oltre 5 anni e intollerante al glutine da più di tre. Sono una persona curiosa, mi piace capire, imparare e sperimentare tutto quello che dà beneficio al corpo e all’anima.

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Felicia

Vegana, moglie, blogger, vegetariana atipica da sempre, vegana da 10 anni circa, appassionata di alimentazione e gastronomia e di tutto quello che orbita intorno al cibo.

Adoro leggere e dedicarmi a piccoli hobby, ma la cucina fa da regina, adoro sperimentare , cucinare e mangiare, ho vissuto la scelta vegan con convinzione etica, non sento la mancanza dei sapori perduti e non ho la necessità di utilizzare i sostituti vegan. I sapori puliti e vitali mi appagano e mi gratificano.

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Il cibo alimenta corpo e mente, il cibo è energia vitale, il cibo unisce e divide, il cibo è ricchezza e povertà, da vegana ho la possibilità attraverso le mie ricette di dimostrare che alimentarsi senza sofferenza e sacrificio è possibile e necessario per la ricchezza dell’anima e del corpo.

Il glutine: senza entrare nel merito di questioni mediche e di questioni di marketing, vorrei che raccontaste un po’ perché è così importante per voi.

Antonia

Per me il glutine è diventato un elemento poco salutare, da quando ho scoperto di aver prodotto degli anticorpi. Non tanti da sospettare la celiachia ma sufficienti da dimostrare che il mio corpo non tollerava più le tante abbuffate incoscienti, di pane, pasta e dolci lievitati.

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Felicia

Sono molti anni che ho eliminato il glutine dalla mia alimentazione, ammetto che da vegetariana era facilissimo panificare o sfornare dolci perfetti, successivamente mi sono dovuta applicare e dedicare tempo alla sperimentazione e allo studio delle farine, ho letto, provato, sperimentato per trovare la giusta combinazione di farine per sfornare panificati e dolci buoni, morbidi e leggermente friabili.

Eliminando le uova e i grassi animali le mie torte erano secche, sbriciolose e poco appetibili.

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Ma con costanza e determinazione sono riuscita ad ottenere il risultato desiderato senza usare preparati pronti o mix industriali.

La mia cartina tornasole è Fausto, mio marito, il suo giudizio è importante, il suo palato è esigente e proprio non gradisce impasti duri e stopposi.

Nel lungo percorso di studi e sperimentazioni ho scoperto che le farine senza glutine oltre che avere caratteristiche tecniche differenti, hanno sapore e caratteristiche nutrizionali uniche, è importante offrire al nostro organismo nutrimenti di diversa origine, anche se non si è celiaci o intolleranti, ridurre il glutine e integrare con farine senza glutine permettiamo al nostro corpo di assimilare più nutrimenti e di diversa origine.

La storia del gruppo: quando e come è nato ‘Vegani senza glutine’ e come sta evolvendo. Chi era il pubblico immaginario e come si è arricchito.

Antonia

Nel febbraio 2014, ero vegana già da quasi tre anni e, come spesso succede, per chi inizia questo percorso senza una giusta preparazione, mi buttai su pasta e pane. Da pugliese verace era già di per sé un’abitudine quotidiana. Così arrivai ad avere dei disturbi che non riuscivo a identificare e fu durante una delle prime lezioni di yoga che compresi di avere un problema focalizzato in un punto dell’intestino. Qualcosa a cui mi ero abituata ma iniziando ad ascoltare il mio corpo capii che mi stava lanciando dei segnali. Feci qualche ricerca e mi venne il sospetto che il glutine fosse il responsabile. Feci per prima cosa il test della farmacia, che risultò positivo. Passai agli esami del sangue e da lì venne fuori che avevo dei valori molto bassi ma che comunque avevo sviluppato degli anticorpi al glutine. Secondo la mia dottoressa potevo serenamente continuare a consumarlo giornalmente, io invece decisi di provare sei mesi senza. Ma subito mi resi conto che, a differenza del passaggio alla scelta vegan, eliminare il glutine implicava un cambiamento ben più complesso. Un pomeriggio mi trovai a parlarne con un’amica e scoprimmo che non era facile trovare ricette ed esperienze su questa nuova scelta alimentare e pensai di ritrovarmi con una varietà ridottissima di alimenti. Nacque così l’idea del gruppo, con l’obiettivo di trovare un luogo di aiuto e confronto reciproco. Condividevo le mie ricerche e imparavo da chi già ne sapeva. Ma mai avrei creduto che ci fosse così tanta gente nella stessa condizione. Il gruppo iniziò così a crescere e un bel giorno mi trovai ad accettare la richiesta di Felicia. Seguivo già da tempo la sua pagina e il suo blog e mi sentii onorata del suo ingresso. Iniziò subito a diventare un punto di riferimento, dava sempre suggerimenti e supporto a chi lo chiedeva e con molta timidezza osai proporle di collaborare come amministratrice. Fui molto felice quando accettò con gioia e da allora ci siamo sempre trovate in sintonia, sono convinta che questo influisca molto sulla buona gestione di un gruppo.

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Felicia

Sono entrata nel gruppo come membro ed è stato amore a prima vista, a differenza di altri gruppi regnava la serenità e l’armonia.

Ero attiva e spesso mi ritrovavo a consigliare chi si cimentava con le farine gluten free.

Ho conosciuto Antonia, l’amministratrice del gruppo, proprio grazie alla mia collaborazione all’interno di questo piccolo spazio virtuale, ci siamo messaggiate spesso, abbiamo scambiato pareri e consigli sino a quando mi ha proposto di entrare come amministratrice.

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Ho accettato, felice di poter dare il mio contribuito attivo e di aiutare Antonia nella gestione.

Da allora abbiamo fatto tanta strada, il gruppo è cresciuto e il rapporto d’amicizia con Antonia si è rafforzato, abbiamo avuto l’occasione di conoscerci di persona e di instaurare un rapporto davvero unico, sono convinta che la gestione serena e armoniosa influisca sul clima del gruppo, ed il merito è sopratutto di Antonia, presente e disponibile, precisa e scrupolosa.

Da lettrice, sono ammirata per il clima sereno e rispettoso che regna nel gruppo. Come riuscite, nella giungla dei social, a mantenere linda la vostra stanza virtuale?

Antonia
Inizialmente non ero esperta di gestioni di gruppi ma mi sono informata e pian piano ho imparato che per mantenere un gruppo ci vuole una certa linea di condotta da seguire e far seguire. In primis ci tocca stare molto attenti ai profili che ci fanno richiesta, per evitare i tanti fake che usano i social per rubare i gruppi o per scaricare insulti e frustrazioni su chi fa la scelta vegan o elimina il glutine anche senza essere celiaco. Stiamo attente che venga rispettato il regolamento che abbiamo reso il più stringato e comprensibile possibile e lo aggiorniamo via via che ci rendiamo conto della necessità di altre linee guida. Cerchiamo di aiutare chi chiede informazioni e consigli, e con un’esperta in cucina come la nostra Felicia, i consigli non mancano mai! Vigiliamo che non si superino mai i toni, cosa che per nostra fortuna è successo davvero pochissime volte!

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Felicia
Il regolamento e il rispetto delle regole sono importanti potrebbero sembrare restrittive ma è importante stabile norme comportamentali eque e semplici.

Spesso mi sento un carabiniere, severa con chi non segue il regolamento, ma è necessario per mantenere il clima amichevole che si è instaurato.

E’ bello vedere l’armonia e la collaborazione che si è instaurata tra i membri. Basta una domanda “Scusate c’è qualcuno che potrebbe aiutarmi…. ” ed ecco che arrivano decine di risposte, si scrive e ci si confronta, è davvero raro trovare nei gruppi un clima così sereno.

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Ma il lavoro dietro le quinte è intenso, Antonia in prima persona, seleziona attentamente le domande di ammissione e purtroppo solo raramente riesco ad aiutarla e so che non è impresa semplice, inoltre cerchiamo di stimolare il gruppo a riflessioni e considerazioni, i giorni calmi e tranquilli vengono movimentati con post di pubblico interesse.

A chi legge per la prima volta appare chiaro che ci sono alcuni membri attivi, prima tra tutti la bravissima Felicia Sguazzi, che condividono le proprie creazioni con sincera generosità, prestandosi quotidianamente a consigliare i neofiti. Che mi raccontate di questo team costituitosi spontaneamente? Quanto è importante lo scambio peer-to-peer nella vostra esperienza?

Antonia
Sì, è bellissima l’interazione e la disponibilità di chi, come Felicia, mette il suo tempo e la sua esperienza, a disposizione e gratuitamente. Improntammo il gruppo sul mutuo soccorso ed è bellissimo vedere quanta voglia c’è di aiutare gli altri e di condividere generosamente quello che si è scoperto, facendo ricerche o sperimentando tra i fornelli.

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Felicia

La condivisione è importante per chi si approccia al mondo vegan e senza glutine.

E’ davvero facile cadere nella comodità dei prodotti pronti, fortunatamente ora il mercato offre una vasta scelta, ma è necessario fare acquisti mirati e sopratutto leggere le etichette.

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Spesso nei prodotti confezionati si nascondono insidie dannose per la nostra salute, ma ecco che arriva il gruppo….. insieme cerchiamo di dimostrare che anche l’autoproduzione dà grandi soddisfazioni, che è possibile con poco impegno e attitudine culinaria vivere da Vegani e senza glutine.

Fuori dalla virtuality. Il quotidiano di essere vegani e di consumare cibi senza glutine, ed eventualmente cibi completamente scevri da contaminazione. Quali le difficoltà pratiche ed emotive?

Antonia
Inizialmente ci si trova un po’ spiazzati, abituati come siamo a una cucina monotona e sempre più globalizzata. Poi pian piano si scopre un mondo nuovo e ci si arricchisce, come succede quando ci si apre un nuovo mondo. Scoprire nuovi gusti, nuovi sapori e nuovi alimenti porta a diventare creativi, per forza o per piacere. Attraverso il gusto impariamo a conoscere anche una parte del mondo e di noi stessi. In questo periodo mi sto divertendo molto a sperimentare mescolando alcune ricette asiatiche, che per tradizione usavano principalmente il riso, mescolando i sapori mediterranei. C’è però da dire che non è sempre facile per tutti, il difficile arriva quando si deve cucinare per tutta una famiglia e non tutti devono o vogliono eliminare il glutine. Se poi si ha poco tempo per cucinare, le difficoltà aumentano, specie per chi vuol evitare quei prodotti che saranno anche senza glutine, ma spesso sono troppo pieni di grassi, zuccheri sotto diverse forme e additivi. Mangiare fuori poi è ancora un po’ problematico, soprattutto per i celiaci. Ma in questi due anni ci siamo resi conto che l’offerta e l’attenzione stanno via via aumentando.

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Felicia

Nel mio quotidiano non ho problemi ad alimentarmi, mi autoproduco tutto quello che desidero, riesco a soddisfare le mie esigenze e quelle di mio marito ma ho dovuto fare una selezione attenta della materia prima: sino a qualche anno fa riuscivo a tollerare anche prodotti leggermente contaminati, ora non più. Ad esempio: le buonissime farine di mais acquistate direttamente dal produttore sono state sostituite da farine altrettanto buone ma certificate.

I problemi nascono quando si desidera mangiare fuori, sopratutto per quanto riguarda il glutine.

Arrivare in un ristorante e chiedere menù vegan e senza glutine vuol dire vedere lo sguardo sbigottito del cameriere e spesso…. sentirsi rispondere non è un problema, per poi rendersi conto che era un problema, un grosso problema!!!

Mi auguro che con il tempo anche la sensibilità degli addetti ai lavori aumenti, l’offerta di alimenti selezionati deve camminare di pari passo con l’informazione e la formazione del personale.

Una o più letture che consigliate ai nostri affezionati frequentatori.

Antonia
Io posso consigliare il libro di Felicia. Per me è una sorta di punto di riferimento. Avendo poi avuto in dono una parte della sua pasta madre, ho potuto sperimentare, con successo, diverso lievitati. Giusto ieri ho fatto i muffin alla cipolla…

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Felicia

Sono molti di libri che aiutano ad avvicinarsi al mondo vegan e senza glutine, ho trovato ricco di spunti Erbe spontanee in tavola di Annalisa Malerba, ricette semplici e accattivanti che ci insegnano ad valorizzare le erbe meno conosciute ma ricche di gusto e sorprese. Oppure La cucina dell’Armonia, quasi tutte le ricette sono senza glutine e tutte golosamente irresistibili. Un testo che non deve mancare a chi si avvicina alla scelta vegan, un libro unico ed inimitabile è La cucina etica, ricco di proposte e suggerimenti.

Una speranza e un sogno.

Antonia
La mia speranza è che sempre più persone prendano l’abitudine di nutrirsi con maggiore consapevolezza. Consumando cibo più naturale, più salutare e meno industriale. Il sogno è un mega raduno del gruppo! 🙂

Felicia

Non sentirmi discriminata perché vegana, è davvero triste che ancor oggi si debba sopportare discriminazione ed emarginazione.

L’informazione ha fatto passi da gigante, ma c’è ancora tanta ignoranza vera o apparente, c’è la volontà di non comprendere le motivazioni, c’è la testardaggine di non voler accettare la diversità e sopratutto di ignorare la realtà.

Ma forse è proprio un sogno…

Grazie di cuore, torniamo a leggervi nel gruppo!

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

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Il Giovedì del Libro di Cucina: Arnold Ehret

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

Isabella di Cottoalvapore oggi ci parla di Persiana: andatela a trovare!

Oggi vi parlo di un volumetto interessante e coraggioso. Le intuizioni di un uomo che, più di un secolo fa, invitò i contemporanei ad abbandonare pozioni magiche e pratiche astruse per concentrarsi sul proprio corpo e sulle sue capacità di auto guarigione, quando supportato da una dieta adeguata e da uno stile di vita semplice e sano.

Quella di Stefano Momenté, che ci aveva concesso qui un’intervista, non è una biografia. Non è una parafrasi degli scritti di Ehret. Soprattutto, non è agiologia. Non stiamo parlando di miracoli, ma di far diventare pratica quotidiana l’amore verso il proprio corpo.

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Ortoressia o fissazione patologica su riti salutisti? Il contrario. Se leggiamo gli ultimi due capitoli, Regole dell’igienismo per vivere in salute e a lungo e Il decalogo dell’igienista, ci troviamo di fronte a propositi di buon senso più che a riti misterici.

L’autore, non a caso, è lo scrittore italiano più prolifico in materia di vegetarismo, con un occhio sempre attento alla Storia, le mani e la sensibilità in cucina, il cervello immerso tra la più aggiornata letteratura scientifica. Egli passa con disinvoltura dall’accennare il viaggio affascinante dei pionieri igienisti e di quest’uomo, dal cui cognome trae origine un intero movimento, al tradurre in linguaggio divulgativo i risultati di decenni di lavori clinici e non.

Un testo ammiccante? No. Si tratta di un sobrio bianco e nero, senza nemmeno una foto di qualche naturista o naturopata d’antan, che sarebbe così invogliante, con l’eccentrico vestiario del tempo che fu. Non ci sono box con ricettine dagli ingredienti astrusi e costosissimi. Molto più semplice, e molto più complicato: c’è da lasciar andare tutto quanto abbiamo imparato a trasformare in simbolo di benessere, raccogliersi in silenzio, ascoltarsi.

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Un testo gradevole, che sa essere didattico senza sembrarlo, efficace e pratico? Sì. Dalla scelta di capitoli dalla taglia minuta, alla mirabile capacità di sintesi, alla chiarezza sullo stato dell’arte: provate a leggere Latte, latticini e muco, o La farina raffinata o Lo zucchero bianco. Sono sicura che, se glielo permettete, saprà capovolgere le vostre abitudini.

I dati

Autore: Stefano Momenté

Titolo: Arnold Ehret. L’amore alla base di tutto.

Casa editrice: Edizioni L’Età dell’Acquario

Anno: 2016

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

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Il Giovedì del Libro di Cucina: Viaggio tra i sapori etnici & vegani

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

Care lettrici e cari lettori, oggi vi parlo di un testo che ha accompagnato la mia estate. Appoggiato sulla scrivania come manuale di consultazione e come libro di viaggio, protetto in cucina da un velo trasparente per provarne le ricette, ispirarmi e stupirmi, attendeva solo la riapertura del blog e, con esso, della nostra rubrica ‘Il Giovedì del Libro di Cucina’. Vi ricordo che siete tutti e tutte chiamati a partecipare, o mediante un post nel vostro blog, o con un articolo da inviarmi via mail.

Introdotto magistralmente dalla penna incisiva di Stefano Momenté, giornalista e scrittore, a oggi l’autore italiano più prolifico in materia di vegetarismo, e da Sabina Bietolini, biologa nutrizionista, questo volume è nel suo genere un unicum.

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Sobrio manuale in bianco e nero, lontano dalla tendenza attuale a trasformare il libro di cucina in un libro di fotografia accademica, il ricettario colpisce per vari aspetti.

Da un lato, la pulizia formale. Le preparazioni sono descritte in modo sintetico e chiaro, senza sbavature e senza compiacimento; il lettore le memorizza facilmente, e facilmente è invitato a personalizzare e replicare. Gli ingredienti, anche se parliamo di piatti che talora nascono sotto il segno di una variopinta pletora di sapori, sono il più possibile ricondotti a un elenco essenziale, calibrato sull’accesso che l’italiano medio può percorrere.

Dall’altro, la cultura enciclopedica. L’autrice dimostra di aver viaggiato, sperimentato, meditato fino a cogliere l’anima della regione, della nazione e del peculiare modo di portare il cibo in tavola: in anni di ristoranti etnici di dubbio significato, che sorgono per lusingare la velleità esterofila di chi ancora ragiona con spirito coloniale, il passo leggero e l’acutezza umile di queste pagine stupisce e commuove. Mi vedo questa giovane donna intenta a condividere il coltello con cuoche di ogni età, avvolte in vesti dai colori sgargianti, odorose di zafferano e di note a me ancora sconosciute; me la vedo passeggiare nei mercati locali, farsi scolaretta meravigliata di fronte ai venditori affabulanti; me la vedo intenta a scrivere, riscrivere, cesellare, dal momento che la semplicità nei periodi corrisponde di solito a un lavoro immane di fronte alla tastiera.

Ancora, la sensibilità nel proporre al pubblico italiano. Ramona incuriosisce senza spaventare, allarga gli orizzonti senza spingersi ad accostamenti che il nostro palato giudicherebbe arditi; ci ricorda la base vegetale di tanti piatti tradizionali, trasversali a ogni cultura e ogni continente, con spirito simile a Pina Siotto nel suo Vegetaliana.

Consiglio questo testo ai viaggiatori incalliti e ai pantofolai curiosi, agli amanti delle spezie e ai neofiti degli aromi, a chi crede che il vegetarismo sia una moda da rivista patinata e a chi, erbivoro da anni, cerca sapori nuovi e accostamenti eccitanti.

I dati

Autrice: Ramona Galletta

Titolo: Viaggio tra i sapori etnici & vegani

Casa editrice: Edizioni Età dell’Acquario

Anno: 2016

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