La casa bruciata

Caro Nonno, non ti parlo da quasi trent’anni. Ho pensato fosse meglio lasciarti tranquillo: quando sei morto, il 18 gennaio 1989, ho realizzato “ora sono sola”. Dai 9 anni, e con questa consapevolezza, dormi nei miei ricordi e non ti disturbo mai.

Ora, però, la tua casa è bruciata. Il fuoco ha sgranocchiato impietosamente ogni dettaglio e uno squarcio nel tetto mi catapulta nel cielo capricciosamente nuvoloso e illuminato di questi giorni primaverili.

Mi tornano in mente le tue parole. “Sa te ghè ‘na disgrazia va in lèto, e ‘l dì dopo lèvate e laòra”. Ed era ciò che mi avevi dimostrato con le tue azioni. Ti concedevi una bella dormita, ti alzavi e lavoravi senza tregua.

Ho dormito, Nonno. I miei amici si sono presi cura dei miei figli, e di me. Sono stata in un Bosco che mi ha regalato legna per il fuoco, e acqua che scorreva, e i colori di un fine marzo bagnato ma ricco di boccioli e gemme. La pioggia di un rifugio dipinto di impareggiabile gamma di verde ha lavato tante bruciature.

Sai, quando sono arrivata le due porte d’ingresso si stavano sciogliendo davanti ai miei occhi. Come fossero il burro che la Nonna scioglieva nei pentolini.

Della cucina resta un muro che il fuoco ha ripulito da tanti strati. Quasi a sbeffeggiarmi per non aver ancora provveduto alla ristrutturazione di casa tua, che avrei desiderato il più possibile conservativa.

Sotto i miei occhi il tavolato di legno, il pavimento che scricchiolava a ogni passo, e di cui ricordo benissimo i suoni, crollava incendiato. I vostri mobili e il tuo talamo, avvolti dalle fiamme, cadevano a piano terra. Dopo tanti anni, i vostri corpi mi sono tornati alla vista, come bruciassero anch’essi. Non basta avervi seppellito, ora anche il cimitero è distrutto.

Sai che casa tua, in trentotto anni di vita, è stata l’unica Casa. E il vostro talamo è stato il Letto. Sulle crine che non smetterei mai di accarezzare, anche se odorano di fumo pungente, dormivate tu e la Nonna, e talora ho dormito io, e ha dormito mia figlia dentro di me.

Tanto eri affascinato dagli animali, quanto io lo sono dalle piante. Tra i due, la zappaterra sono io, per quanto non avrò mai la cultura e la coltura tua e dei tuoi coetanei. Però, guarda: la Capsella bursa-pastoris è andata a seme, con gli inconfondibili scrigni cuoriformi.

Il Sonchus che, accanto a casa, mi teneva coperto il terreno per le prossime semine in vaso, tutto sommato sembra disinteressarsi di quanto è accaduto e se ne stava placido accanto al fuoco.

Solo un muro dell’ Ottocento divideva il Taraxacum officinale da temperature elevatissime, ma lui, altero e spumeggiante, è fiorito. Un’esplosione di giallo su un cemento nuvoloso.

Quando era morto lo Zio, il penultimo della stirpe, avevo piantato un piccolo Ligustrum japonicum. Una piantina di vivaio, che si era accomodata dietro casa tua. Ora, raggiunti i 5 m di altezza, è stata ustionata nella parte adiacente l’incendio. Ma solo qualche ammaccatura: la guardo e mi rassicura.

Nonno, qualcuno tempo fa mi disse: “Stai tranquilla, perché i tuoi nonni non sono più qui”. E in quelle ore mi veniva da pensare che davvero ve ne eravate andati, se avevate lasciato la casa bruciare.
E io continuo, in lungo peregrinare, con la banca semi distrutta, i libri divorati dal calore insaziabile, i pochi oggetti consegnati ai miei flebili ricordi.

 

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Il Giovedì del Libro di Cucina: pH 4,1 – Scienza e artigianalità della pasta lievitata

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

pH 4,1 di Giambattista Montanari. Ovvero, tutto quello che avreste voluto sapere sulla Pasta Madre e il suo impiego nella pasticceria dolce e salata, e non avete mai trovato condensato in unico manuale. Che siate professionisti della panificazione e della pasticceria, che siate appassionati gourmet o semplici adepti del Lievito naturale, questo è il testo che fa per voi. Decisamente superiore a ogni aspettativa, e lo scrivo dopo aver scandagliato un buon  numero di testi in italiano, francese, inglese.

Appassionante come un racconto, e ricco di tanti spunti di storia dell’alimentazione e della gastronomia, dettagliato e aggiornatissimo nella tecnica e nella chimica e fisica dei prodotti, elegante nella forma e solido nella rilegatura; ricco di foto davvero didattiche e non ammiccanti, che ritraggono il piatto descritto regalando chiarezza, ma non indulgono alla spettacolarizzazione dell’arte.

La grafica è curata e sobria e l’uso, di capitolo in capitolo, di stesse tonalità dello stesso colore aiuta a focalizzare l’attenzione e a memorizzare. La cultura eclettica dell’Autore spazia dalla ricerca personalissima – io ho sempre sognato un pancarrè alle bietole! – allo scandagliare la cucina regionale e le tradizioni di diverse Nazioni nelle loro vere origini, con una ricerca di tipo storiografico e antropologico che è davvero rara in un testo tecnico.

Se volete essere rassicurati sulla microbiologia o se volete finalmente dissipare ogni dubbio sugli ingredienti base e sui risultati che ottenete sia in laboratorio, sia a casa vostra, se volete comprendere a fondo il risultato ottenuto nella brioche che vi esce dal forno, affidatevi ai primi capitoli: non vi deluderanno. L’esposizione è rigorosa ma la sintassi piacevole; i termini tecnici vengono impiegati quando serve, ma le ricette sono quasi un’opera di narrativa, scorrevoli e chiare.

Molto più che scoprire come ottenere un buon panettone: finalmente troverete presentati nel dettaglio gli aspetti legislativi, le varie fasi della lavorazione, la conservazione dei prodotti. Ultima chicca, il testo si chiude con alcune ricette base, tra creme e glasse, versatili per diversi tipi di preparazioni.

Consiglio questo testo sia a chi inizia, per appassionarsi e per partire subito con piglio scientifico e con informazioni vagliate sulla più aggiornata letteratura tecnica, sia a chi vuole perfezionare i risultati raggiunti.

I dati

Autore: Giambattista Montanari

Titolo: pH 4,1 – scienza e artigianalità della pasta lievitata

Casa editrice: Chiriotti Editori

Anno: 2015

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

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Vegan Revolution. Diventa protagonista della più gioiosa delle rivoluzioni!

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

 

Un ‘revolution’ con quelle quattro lettere in grassetto. E mi piacerebbe davvero pensarla così: ogni storia d’amore è una rivoluzione, e il motore di ogni rivoluzione, intensa come cambiamento, non può che essere uno slancio d’amore. Quel ‘love’ incastonato allo specchio ci sta tutto. E ci sta tutto nel mio personale approccio al veganesimo, così affine a quello degli autori: non una scelta di esclusione, ma una scelta di rispetto, di inclusione per tutti gli animali, umani e non umani, nella cerchia di chi ha diritto a dignità.

Troppo presto l’attivista vegano viene visto come un moralista e i suoi moti sono confusi con un’attitudine a suscitare sensi di colpa, mortificazione e tristezza. Alfredo e Beatrice, che ho il piacere e l’onore di conoscere di persona, dimostrano con questo splendido testo e con le loro scelte di vita che il veganesimo, nel quotidiano, è concentrarsi sulle piccole azioni che, sommate, possono davvero cambiare il mondo. Ed è un concentrarsi gioioso, un essere presenti come insegna ogni scuola di meditazione: immergersi in ciò che stiamo scegliendo, compiendo, dedicando tutto noi stessi.

Il testo non ha nulla di ammiccante, e va bene così. Ha la scarna semplicità della vita vissuta, della pagina scritta che sa parlare al cuore perché ricca di contenuti e di esperienza vera. Nell’Introduzione, nessun ragionamento filosofico astratto: la comunicazione diretta con il lettore, il manifesto sono poche pagine. Poi, si passa subito alla pratica.

Tanti di noi, credo, hanno sentito la rivoluzione interiore ascoltando l’uno o l’altro attivista, visionando filmati, toccando con mano realtà che cambiano la vita. E sono poi rimasti nella routine, perché non sempre hanno avuto il percorso tracciato, gli strumenti pratici. Questo manuale ve li dà. Nomi, cognomi, indirizzi, significati: c’è tutto. Ricette e ricettine, c’è tutto. Ah, e funzionano: supertestate le soluzioni di Beatrice, che con molta ironia si definisce ‘una peciona’ e invece è scientifica nell’implementare e testare. La scienza che è mossa dalla passione, dal desidero vero di conoscere, come l’etimologia della parola vuole. Bea, tra le pagine del libro e il suo ricchissimo diario di Facebook, condivide le conquiste che ogni giorno rendono più leggero il suo viaggio sulla Terra.
Supertestati anche progetti e realtà citati da Alfredo, che mi ha immeritatamente citata nella sezione Agricoltura vegan. Sono stata felice di ritrovare persone, luoghi e soprattutto la delicata penna di questo attivista che ha fatto del proprio corpo un manifesto. Perché il cambiamento sta nella pelle che si rinnova, ma soprattutto nella disponibilità ad aprirsi al mondo, questo mondo che tanto necessita di com-passione, etimologicamente condividere sentimenti ed emozioni.

Brioso, rigoroso, pratico come un manuale di fai da te ed etereo come un pensiero di gioia: questo testo è un ottimo compendio per chi inizia e per chi ha iniziato anni fa, e ha il desiderio di tenere sempre con sé i compagni di cammino; è un regalo per chi non conosce, e ha finalmente la possibilità di sapere senza sentirsi sotto accusa; è la testimonianza di tante vite che regalano una piccola luce al mondo.

I dati

Autori: B. Di Cesare, A. Meschi

Titolo: Vegan revolution. Diventa protagonista della più gioiosa delle rivoluzioni1

Casa editrice: Terra Nuova Edizioni

Anno: 2017

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L’intervista del Venerdì: Simone Baldini Tosi e il Suono della MENTEPRESENTE

Cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista. Avete la possibilità ancora per una settimana di contribuire a questo splendido progetto a cavallo tra musica, spiritualità e filosofia! Leggete tutto e capirete…Aggiungo che ho avuto la fortuna di incontrare Laura, Simone e figliolo quest’anno, dopo lunga frequentazione virtuale con lei.

***

Buongiorno Simone, e grazie per avermi concesso quest’intervista!
Buongiorno Annalisa grazie a te per la tua curiosità.

Raccontaci brevemente il tuo percorso nella musica, nello yoga e nella vita.
Il passato, per me, è qualcosa di affascinante perché si trasforma ogni volta che mi volto per guardarlo. Se avessi dovuto rispondere a questa domanda sei anni fa, avrei separato in modo netto questi tre mondi. Per quanto riguarda le informazioni biografiche ti rimando a wikipedia (ahahahah). A parte gli scherzi, credo che nel presente ci siano contemporaneamente sia passato che futuro, quindi per essere breve ti dico che in questo momento della mia vita, musica e yoga coesistono sinergicamente, in maniera direi sincretica: l’una necessita dell’altro per esistere.

Da dove deriva il nome del tuo progetto e in cosa consiste?
“Il suono della MENTEPRESENTE” vuole essere un percorso verso il suono interiore, quello che esteriormente appare come silenzio, ma che risuona dentro come esistenzialmente denso. Ho abbracciato il mio passato e non mi sento di rinnegare la produzione cantautoriale occidentale alla quale sono stato molto affezionato. Ho deciso però di costruire un percorso che attraversa la musica d’autore grazie ad artisti che, più o meno consapevolmente, hanno cantato il Dharma. La scaletta lascia spazio a canzoni di Giorgio Gaber, Lindo Ferretti, Niccolò Fabi per poi scivolare nei miei brani che hanno una direzione più connotata nel pensiero filosofico yoga ed arrivare al flusso sonoro dei mantra. Ci sarà spazio e tempo anche per qualche riflessione che si rifà alla tradizione buddista, perché leggerò un brano dal libro di Thich Nhat Hanh “La pace è ogni passo”. Insomma non ci sarà da annoiarsi (ahahahahha).

Come mai hai deciso di condividerlo in rete?
La condivisione è essenziale per l’essere umano. Abbandonando l’illusione di essere qualcosa di separato, comprendi che l’unico modo per esistere è pensarci uniti gli uni agli altri o meglio ancora pensarci “negli altri”. Nella filosofia Orientale esiste la rete di Indra costituita da gemme interdipendenti: se ne guardi una, vedi dentro di essa il riflesso di tutte le altre. In internet il valore della interconnessione è similare e quindi credo che il mio piccolo contributo possa riverberare nella rete. Sia per me che per te, Annalisa, che porti avanti un tema a me così caro come l’alimentazione vegetale, la rete è importante. Ci permette di incontrarci e condividere due arti: la cucina e la musica, arti utilizzate per arrivare ad un valore che sta al di sopra di entrambe, “la compassione”. Il nostro è un piccolo sasso gettato in mezzo al lago di internet, che forma cerchi d’acqua capaci di arrivare fino alle sponde di ogni versante. Ecco perché condivido in rete.

Come possiamo partecipare?
Ho da pochi giorni raggiunto il 105% della campagna di crowdfunding sulla piattaforma di Musicraiser (il link è https://musicraiser.com/it/projects/9418). La raccolta fondi è stata pensata per coprire le spese di organizzazione di un tour. Come si può immaginare, le spese in questo campo non hanno mai fine: si va dalle prove con i musicisti, la copertura delle spese degli spostamenti fino a tutto il lato promozionale, sia su carta stampata che web. Rimangono ancora sei giorni alla fine della campagna e chi volesse prendervi parte è ben accetto. La cosa però alla quale tengo di più è rimanere vicini in condivisione, quindi suggerisco anche una soluzione molto più economica: iscriversi alla mia pagina https://www.facebook.com/simonebaldinitosivoxyoga/ .

Due parole su musica, ricerca tecnica, ricerca spirituale.
La ricerca tecnica è quello che può aiutare a seminare il proprio “orto” interiore. È il contesto logico che, attraverso una dinamica di negazione e comprensione del tipo “non è questo non è quello”, può portare all’abbandono della tecnica stessa. Essa, una volta assimilata, lascia totale spazio all’intuito. La musica diventa spirituale solo quando si spoglia della musica per rimanere una nuda vibrazione emotiva. La ricerca spirituale è la vita.

Due cd sul comodino e due libri sparsi per la stanza.
Mi piacerebbe a questo punto dire nomi altisonanti dell’ambito musicale, ma non sarei onesto. A volte sento che c’è meno spiritualità nella musica spirituale che in una imprecazione di un operaio (ahahahaha). Per me la musica è un’eterna improvvisazione, ma se devo parlare di cd che ancora oggi quando finiscono nella mia autoradio si lasciano ascoltare, direi “Lagrimas Negras” di Bebo Valdes e Diego El Cigala e “O” di Damien Rice. Di libri sparsi per la stanza ce ne sono più di due, ti lascio immaginare il disordine (ahahahah). Nel limite numerico che mi hai concesso scelgo “La pace è ogni passo” di Thich Nhat Hanh e “Frankenstein” di Mary Shelley.

Dove possiamo trovarti nel web e lungo la strada.
Sabato 20 gennaio sarò in concerto a Firenze per saperne di più ecco il link https://www.facebook.com/simonebaldinitosivoxyoga/photos/a.216067505488703.1073741833.216065452155575/397174787377973/?type=3&theater

Per ascoltarmi ecco alcuni link degli ultimi brani postati su Youtube:



Puoi trovarmi anche su Spotify e Deezer

Di seguito tutti i miei link di contatto:
https://www.facebook.com/simonebaldinitosivoxyoga/
https://www.youtube.com/user/BaldiniTosiSimone/featured?view_as=subscriber
https://it.wikipedia.org/wiki/Simone_Baldini_Tosi

Grazie di cuore, alla prossima!
Grazie a te di cuore … mi inchino 🙂

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

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Buon Solstizio!

Buon Solstizio.

Buon Solstizio. Per me l’anno inizia proprio oggi, in concomitanza del Solstizio; il momento di passaggio è stato alle 16.29, come mi ha segnalato una preziosa amica. Inizia con la telefonata di una Maestra, come due anni fa, e la parola magica che mi ha lasciato. Inizia con lo scambio sottile con un’altra tenace e fiera maga di pianura e con chi ogni giorno, tra i monti, difende la sua Terra e accarezza le sue piante. Lontananza di corpi, ma vicinanza di anime.

L’anno che mi auguro vedrà le mani ancora più dipinte di Terra e di legno. E me lo auguro con l’immediatezza di un dogma cinguettante.

Vedrà ancora più organismi in fermento, anche se la cucina sarà nuovamente umida e fredda. O magari non lo sarà.

Di certo, le creature non sembrano farsi scoraggiare e si fanno beffe delle mie lamentele e del mio perenne inciampare nelle ore fuggitive.

Auguro a me stessa e a voi di parlare per sussurri; specie a chi urla, per nulla intimoriti, capaci di accarezzare le sue paure ma anche, nel delicato bisbigliare, di tracciare attorno a voi una linea forte che delimiti e protegga.

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Il Giovedì del Libro di Cucina: L’Erbana. Una selvatica in cucina.

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Mesi di silenzio che dovevano essere rotti da un testo speciale: il libro che vi presento lo è sotto tutti gli aspetti. Non è in commercio, e quindi dovrete chiederlo e aspettarlo. È una summa della Cucina Naturale, locuzione che non uso mai perché inflazionata, ma che applicata all’Autrice riacquista tutta la sua fisica possanza. È il risultato di una vita dedicata all’amore per il sapere e al condensarlo nella cucina. Non ultimo, mi è stato consegnato dalle mani della donna che l’ha tradotto prima in cibo, e poi parole: Beatrice Calia.

Incontro Beatrice in un assolato pomeriggio di fine giugno. Un puntino verde nel placido traffico bolognese, la sua auto, mi dà l’effetto straniante di una Dea matriarcale piombata al centro della città, con un corteo di animali guida e piante. L’incontro dura troppo poco, ma gli spaccati della sua intensissima attività, intrecciata alla vita personale, sono lampi di luce che porto in me per giorni, specie durante la febbrile lettura e rilettura di questo testo, a lungo desiderato.

Come vi dicevo, al momento il libro non è disponibile; spero l’Autrice vi tornerà a breve, perché rappresenta davvero un unicum nel suo genere.
Tra fiaba, rigore scientifico, chimica alimentare e spirito giocoso da bimba romagnola, Beatrice regala ricette, ricordi, ritornelli didattici; la scrittura è agile, briosa e la voce della chef sembra raccontare le preparazioni librandosi dalla pagina.

A impreziosire ulteriomente questo concentrato di Cucina, la prefazione e i disegni dell’amico Libereso Guglielmi, da poco scomparso, che ricordo con affetto e ammirazione; per chi non lo conoscesse, il giardiniere di Calvino, come amava definirsi lui con una recusatio carica di ironia, umità e dolcezza. Essenziali e delicati, i tratti di Libereso illustrano alla perfezione la gioia di vivere che si fa piatto: non saprei come altro definire le ricette dell’Autrice!

L’indice? Più che un indice, un giardino botanico, entro il quale la chef vi conduce con proposte insolite, immaginifiche, e al tempo stesso semplici e presentate con la familiarità delle tavole casalinghe. Avreste mai pensato a un capitolo Golosità panose? Bea sì!

Le ricette sono chiare, spiegate con immediatezza visiva, gli ingredienti pochi e selezionati. Nessuna grafica ammiccante: difficile distinguere tra un romanzo e il manuale L’Erbana – Una selvatica in cucina. Eppure, lasciatevi rapire dalla sua penna: vi toccherà correre a cucinare, garantito!

Consigliato a tutti, dallo chef stellato incuriosito dalle erbe spontanee e dai doni del giardino, al neofita della cucina, all’appassionato che cerca di cucire i tasselli di tante filosofie alimentari che, nelle mani di Beatrice, si fanno pratica quotidiana.

 

I dati

Autore: Beatrice Calia

Titolo: L’erbana – una selvatica in cucina. Consigli e segreti per una alimentazione sana e naturale impreziosita da erbe e fiori.

Casa editrice: Edizioni Zem

Anno: 2015

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Ritorniamo!

Una danza veloce sulla tastiera per riempire questi mesi in cui il sito vi è apparso in letargo.

Ringrazio di cuore tutte le lettrici e i lettori che mi hanno scritto, telefonato, le persone che ho incontrato dal vivo e le amicizie che la rete ha regalato e trasformato in contatti pelle a pelle.

Stiamo bene, il tempo è trascorso curando la Terra e le persone. Anche attraverso la tavola. Sento che è il tempo di curare la scrittura, così difficoltosa in questi giorni, e la comunicazione; è tempo di dedicarmi a tradurre in parole la gratitudine profonda che provo.

È che talvolta ci si abbandona agli sbadigli, come Silo in questa foto di due anni fa.

 

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