L’intervista del Venerdì: Franco Lodini e le Erbe spontanee

Care lettrici e cari lettori, la campagna in questa stagione richiede dedizione totale ma, anche nella calura, le erbe spontanee non smettono di sbeffeggiare le cugine coltivate e mi chiamano a sé. Mentre ‘assaggiate’ qualche proposta nel blog gemello, Cucina selvatica, ecco un’intervista a un forager che ho avuto il piacere di conoscere personalmente: Franco Lodini. Franco ci racconta la fitoalimurgia con tono chiaro, conciso e con un forte tocco personale, ma anche con una lettura critica e acuta di cosa significa, nel 2017, andar per erbe. Buona lettura!

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Buongiorno Franco, e grazie per averci concesso quest’intervista! Inizio con chiederti subito della tua attività di forager: in che senso ti occupi di erbe spontanee?

Quattro anni fa mi sono trovato all’improvviso senza lavoro, così ho avuto un’idea che veniva da una mia vecchia passione, raccogliere le erbe spontanee e proporle a ristoranti di livello. Scoprii che un ristorante vicino a dove abito, l’Osteria di Passignano di Tavarnelle Val di Pesa, aveva preso una stella Michelin e che nel menu aveva un “risotto con erbe di campo”, così mi si accese la famosa lampadina e proposi allo chef una fornitura regolare di erbe e fiori e così “sono sceso in campo”! Poi da lì, col passa parola sono arrivati altri ristoranti di Firenze e dintorni. Il mio lavoro consiste quindi nel cercare, raccogliere e pulire le erbe che nascono spontaneamente in ogni stagione, proporle ai ristoranti secondo le loro esigenze e secondo i piatti del loro menu.

L’inizio della tua storia d’amore con le piante selvatiche e il tuo percorso nel corteggiarle.

Arrivato in Toscana nel Chianti dal profondo nord, scoprii questa antica tradizione (la fitoalimurgia) di raccogliere le erbe di campo, praticata soprattutto da donne anziane, che piano piano si trasformò in interesse e passione. Prima i contatti con le persone del paese poi il desiderio di saperne di più e di approfondire la conoscenza delle erbe mi hanno portato a “collezionare” e sperimentare altre erbe sconosciute ai più e i cui usi alimentari erano praticamente scomparsi

Quali restano le tue preferite?

Il tarassaco (Taraxacum officinale), per la sua versatilità: si può usare tutto, dalle foglie, ai boccioli, ai fiori e alla radice; gli strigoli (Silene vulgaris) perché sono quasi sempre disponibili e si prestano a ottime preparazioni gastronomiche come il risotto, la frittata oltre che essere buoni anche crudi; d’inverno, i raperonzoli (Campanula rapunculus): è come trovare un tesoro! si fa tanta fatica a scovarli (bisogna memorizzare le fioriture estive), estrarli (è come estrarre un dente…), ripulirli ma mangiarne le foglie e le radici col loro gradevole sapore di nocciola è semplicemente favoloso.

Oradaria

Il tuo percorso personale, prima di innamorarti delle erbacce.

Mi sono sempre occupato di turismo come imprenditore e ho gestito diverse strutture, tra cui molti ostelli per la gioventù, sono così entrato in contatto con molti turisti spesso stranieri: ho scoperto che molti di loro erano culturalmente più preparati di noi a scoprire la natura e i suoi prodotti; mi è capitato più di una volta di trovare, tra gli oggetti dimenticati, qualche libro per il riconoscimento delle erbe e delle piante dei nostri territori. E non chiamarle erbacce sai!

Come collabori con i professionisti della ristorazione?

Ho trovato persone molto interessate sia con scarse conoscenze di erbe spontanee sia, al contrario, con già una discreta conoscenza, anche proveniente da esperienze internazionali dove l’elemento selvatico nel cibo era più considerato (penso a chi di loro è stato al Noma di Copenhagen o al Mirazur di Mentone). In ogni caso io propongo erbe, germogli, fiori, frutti, che si trovano in natura secondo la stagionalità; loro, in base a quello che trovo a volte privilegiano singole erbe per mettere un piatto preciso nel menu (es. risotto con gli strigoli) che deve durare per diversi mesi, oppure se ne servono per decorazione di altri piatti oppure entrano in composizioni con altre verdure o in contrasto con altre pietanze. E’ spesso per loro una sfida, non è come andare al mercato e scegliere il prodotto che si vuole, bisogna usare quello che si trova!

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Quali sono le richieste dei privati?

Non lavoro molto con i privati a livello commerciale, mi capita di fornire amici che mi chiedono erbe per qualche occasione speciale; una volta mi è capitato di fornire un gruppo di acquisto di Firenze, si fece così “l’operazione misticanza per tutti” in cui preparai ca. 20 sacchetti con 200 gr. di 25 specie diverse di erbe e fiori, proporzionate e calibrate, un lavoro di packaging pazzesco!

Ti occupi anche di didattica delle erbe spontanee e qual è il tuo pubblico? Più in generale, quanto l’insegnamento è radicato nella tua esperienza di vita?

Molto, ho avuto anche altre esperienze d’insegnamento (anche se di altre materie come inglese e marketing del turismo), all’università, in scuole pubbliche, a corsi di formazione. Organizzo corsi per soci di Slow Food (sto anche terminando con SF un percorso di formazione per diventare formatore accreditato) o privati (agriturismi soprattutto) che me lo chiedono per i loro clienti. Chi partecipa ai corsi è generalmente un appassionato di erbe (diciamo che è anche un po’ di moda…), a volte sono famiglie con bambini, tutti molto interessati a riscoprire, anche in base al pregiudizio che tutto quello che viene dalla natura è buono e bello, o perché vogliono riscoprire un’attività che affonda nella loro tradizione familiare (quanti mi hanno detto: mia nonna mi portava a raccogliere le erbe da piccolo ma ora non mi ricordo più nulla). Insomma io cerco di trasformare questo interesse a volte superficiale e di moda in un’esperienza costruttiva e piacevole.

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Puoi anticipare qualcosa del testo cui stai lavorando?

Il testo che verrà edito dalla casa editrice Giunti parte proprio dalla mia esperienza personale, cioè di chi 3 – 4 giorni alla settimana per tutto l’anno va alla ricerca di erbe e le porta nei ristoranti, quindi si basa molto sulla pratica del riconoscimento e dell’utilizzo delle erbe. Ho scelto di non occuparmi dell’aspetto fitoterapeutico delle erbe (perché non ne ho la competenza e perché credo che curarsi con le erbe è un’illusione, sarebbe ritornare al Medioevo…) ma di limitarmi a parlare e segnalare delle erbe ad uso strettamente gastronomico per il quale vengono date anche indicazioni e a volte anche qualche ricetta.

Quali i consigli per andare a erbe che senti di condividere con i neofiti?

C’è solo un consiglio importante: conoscere bene le erbe, anche se il pericolo di incappare in erbe velenose e pericolose è veramente raro, è importante conoscere quello che si raccoglie. Per questo bisogna avere una guida, meglio se una persona che le conosce ma si può anche acquisire conoscenza leggendo libri specializzati sulle erbe; poi bisogna ricordare i posti perché la maggior parte delle erbe è perenne o predilige gli stessi luoghi e non esagerare con la raccolta: meglio raccogliere quello che serve e “scendere in campo” una volta di più, così si fanno anche più passeggiate salutari…

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Tre libri che non possono mancare nella biblioteca del forager.

La Bibbia di chiunque si occupi di erbe in Italia: Pignatti Sandro, Flora d’Italia, (3 vol.) Edagricole 1982 (Nota mia: ultima edizione 2011); un libro (che può variare da regione a regione) sulle erbe locali (da cui tutti dovrebbero partire, ce ne sono molti), G.Corsi-A.M.Pagni, Piante selvatiche di uso alimentare in Toscana, Pacini 1979; infine un manuale dedicato al riconoscimento delle erbe: Simonetti Gualtiero e Watschinger Marta, Guida al riconoscimento delle erbe di campi e prati, Mondadori 1986. Non mancherei di citare però anche un paio di siti che si occupano di erbe, il primo è il sito più importante con informazioni botaniche dettagliate, descrizioni, usi e belle fotografie: http://www.actaplantarum.org, l’altro, di Pietro Ficarra, un appassionato etnobotanico è un sito con informazioni, descrizioni, curiosità e suggerimenti gastronomici: http://www.piantespontaneeincucina.info

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Tre libri sul comodino.

I racconti di Hemingway, le poesie di Dylan Thomas, I promessi sposi di Manzoni

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I tuoi progetti futuri.

Continuare, oltre all’attività economica vera e propria, soprattutto la divulgazione di questa antica attività, la fitoalimurgia, per far sì che la gente si riappropri del piacere di andar per erbe e non dimentichi che un tempo le erbe erano parte del nostro cibo e della nostra vita quotidiana e non si trovavano nelle buste dei supermercati.

Grazie di averci dedicato il tuo tempo!

***

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Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

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L’intervista del Venerdì: Daniela e La Casetta del Biancospino

Cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista.

Onorata e felice di ospitare Daniela Martino de ‘La Casetta del Biancospino‘, che ci racconta la propria esperienza di vita. Andatela a trovare virtualmente e personalmente, ne vale la pena!

Buongiorno Daniela, e grazie del tempo che ci dedichi! Parto chiedendoti subito di raccontare l’anima da cui è sbocciato il tuo progetto e perché il Biancospino.

Il progetto del laboratorio permanente di riconnessione con la natura è nato poco alla volta, mattoncino dopo mattoncino, ogni giorno che trascorrevo nella casa in montagna in cui mi sono trasferita 4 anni fa e che ho chiamato “La Casetta del biancospino”. Non c’è stata una singola improvvisa illuminazione, bensì un processo molto lungo iniziato nel momento in cui ho deciso che il modo in cui vivevo la mia vita non mi soddisfaceva più e ho fatto qualcosa per cambiarla.

Il bisogno era, come intuibile, quello di condurre una vita più al ritmo della natura, più immersa nei suoi suoni e nei suoi cambiamenti. Mi sembra incredibile dirlo adesso, ma fino a non molti anni fa io non prestavo nessuna attenzione neppure allo sbocciare dei fiori, all’abbondanza da raccogliere in ogni stagione, ai cambi di colore nei prati e nei boschi.

Il bisogno era anche quello di essere meno legata al guadagno mensile, modificando il mio stile di vita secondo la regola per cui “non è ricco colui che possiede di più, ma colui che necessita meno”, come diceva qualcuno più saggio di me!

Ho scelto il biancospino come simbolo perché, nelle parole dell’erborista Carlo Signorini, è la pianta che “rappresenta la speranza rasserenante che dona fede e amore, dissolve i blocchi energetici ed emozionali e i muri mentali che ci siamo costruiti”.

Vuoi raccontarci brevemente del tuo percorso professionale?

Di carte, nozioni ed esperienza ne ho accumulate un po’ lungo il percorso. Mi sono diplomata in lingue straniere, poi laureata in Scienze forestali per interesse verso gli alberi e la montagna. Specializzata in seguito nelle cose più svariate: dalla gestione rifiuti, ai sistemi informativi geografici, alla Rete Natura 2000, fino ad arrivare alla fitoalimurgia, la fitocosmesi e la fitoterapia, prediligendo per quest’ultime gli aspetti più pratici ed esperenziali al solo studio teorico fine a se stesso.

Le erbe, gli arbusti, gli alberi

In un modo o nell’altro mi accompagnano da ormai 17 anni, con molte interruzioni – anche lunghissime – e molti cambi di percorso intermedi. E’ un po’ come la relazione con i propri genitori o i propri fratelli…dura tutta la vita ma è intermittente e mutevole.

Il primo approccio è stato quello accademico, delle chiavi dicotomiche, delle formule fiorali, dei mille termini botanici da memorizzare, dei boschi come biomassa da tagliare e bruciare. Interessante per un po’ ma estremamente riduttivo e meccanicistico perché non è stato in grado di rendermi davvero consapevole che le piante sono esseri viventi come noi. È come la differenza tra accudire un animale o sezionarne uno morto per studiarlo.

Dopo è arrivato l’approccio più “naturalistico”, diretto alla conservazione della Natura (con la maiuscola) ma basato ancora troppo su note ministeriali, decreti legge, piani di gestione e liste rosse.

L’ultimo, il più vero di tutti, è stato quello da osservatrice, raccoglitrice, trasformatrice e utilizzatrice diretta, da cui oramai non potrei più prescindere. Avvicinarsi al mondo vegetale utilizzando i 5 sensi è il modo migliore per conoscere e rendere familiari questi esseri viventi e ricordare, non solo con la mente ma con tutto il corpo, le loro virtù.

La sensibilità nelle tue foto, sia quelle che ritraggono piante e sassi, sia quelle che raccontano il tuo lavoro: colpisce molto e, con la semplicità che le contraddistingue, comunica un senso di pulizia e di personalità rispettosa, decisa, forgiata. Raccontaci un po’

Di fronte a parole come sensibilità, semplicità, pulizia e “personalità rispettosa, decisa, forgiata” mi rimane poco da raccontare e molto da ringraziare.

Io mi definisco una ‘comunicatrice per immagini’. La fotografia è il mezzo di comunicazione attraverso cui riesco ad essere più aperta e sensibile. Mi piace osservare e catturare quello che di bello e di buono succede davanti ai miei occhi, senza nemmeno volerne prendere parte, quasi a non volerlo sporcare, infastidire e interferire con il suo equilibrio.

Autoprodurre nell’idea di Daniela e la pratica nelle sue mani

Autoprodurre è un vocabolario che nella mia vita non è presente da molti anni. Mentre la creatività artigianale, e quindi l’abilità manuale, c’è sempre stata, l’idea di autoprodurre ciò che serve anche al mio corpo esterno ed interno non è stata scontata. Ma da quando ho iniziato non ho più smesso!

Autoprodurre significa autodeterminarsi, decidere da sé cosa fa bene e cosa non piace. Significa, in ultima analisi, prendersi la responsabilità del benessere del proprio corpo, della salubrità dell’ambiente in cui si vive, smettendo di delegare ad altri. Nei limiti di ciò che è possibile ovviamente.

La cosmesi nell’idea di Daniela e la pratica nelle sue mani

A mano a mano che proseguivo con lo studio e la pratica dell’autoproduzione cosmetica naturale, mi rendevo sempre più conto che l’essenzialità e l’approccio scientifico dovevano essere i capisaldi della mia personale versione della cosmesi, di cui ormai il web, le librerie, i negozi e la televisione sono stracolmi. Quindi evitare il più possibile le formulazioni complesse, l’acquisto compulsivo di ogni nuova materia prima immessa sul mercato, degli attivi cosmetici o di materie prime troppo lontane da dove vivo e preferire invece prodotti semplici ma efficaci.

Non è stato facile destreggiarsi nell’immensità di informazioni e input sulla materia (che è infatti oggetto di studi accademici per la sua complessità!), soprattutto perché appare tutto necessario e tutto desiderabile.

Molto lo devo alle persone che sono venute ai miei laboratori e a quelle che hanno provato ciò che producevo. Dall’esperienza mia e loro ho compreso che il nostro corpo, per sentirsi pulito e curato, ha bisogno di pochissime materie prime, ma che siano di qualità e usate nella modalità più giusta. Un semplice sapone artigianale ad esempio, seppur di qualità, ha un effetto diverso se utilizzato per detergere la pelle del corpo, le parti intime o i capelli. Nel primo caso è ottimo, nel secondo caso potrebbe essere dannoso, nel terzo caso lo è sicuramente.

Fondamentale poi è sapersi fermare dove arriva la propria comprensione e ricordarsi che per le questioni più complicate esistono tanti professionisti che possono venire in aiuto.

La pratica dell’autoproduzione cosmetica naturale, di conseguenza, non è nulla di più complicato della realizzazione di una torta fatta in casa! Stesse attrezzature della cucina, stesso tavolo e fornelli, stessa tipologia di contenitori e stesse abilità. Non a caso ‘spignattare*’ originariamente significa ‘affaccendarsi in cucina tra i fornelli’.

* termine utilizzato da chi autoproduce cosmetici

Cosa vorresti condividere dei tuoi laboratori? Come possiamo contattarti?

I laboratori ovviamente rispecchiano la mia idea della cosmesi naturale, quindi hanno come obiettivo quello di mettere le persone in grado di riprodurre da sé i prodotti più necessari per la cura del corpo, oltre a fornire loro le nozioni di base per comprendere ciò che stanno facendo.

Ritengo importante coinvolgere le persone direttamente in ciò che sto insegnando, creando un clima familiare e giocoso, perché, come diceva Confucio, ‘Se faccio, imparo’. Ascoltare e guardare spesso non bastano.

Per contattarmi potete utilizzare i contatti presenti sul mio sito internet http://ladispensacosmetica.wordpress.com

Sogni e progetti.

Di progetti sognati ad occhi chiusi e ad occhi aperti ce ne sono tanti. Per il futuro il sogno più importante è quello di trovare un modo di far convivere i tre approcci di cui ho parlato nella terza risposta e trarne ciò che mi serve per vivere.

La dispensa del biancospino: tre ingredienti base per la cucina e tre per la cosmesi

Per la cosmesi tre ingredienti sono pochini ma direi argilla verde, oli essenziali e un olio vegetale.

Per la cucina lascerei rispondere a chi si dedica alla nobile arte di cucinare con migliori risultati di me, ma se proprio devo dire la mia sarebbe: farro, lenticchie ed erbe spontanee! cioè quello che nella mia dispensa (e nel mio giardino) non manca mai e mi viene in soccorso quando tutto il resto è finito!

Tre libri sul comodino

– “Diario” di Etty Hillesum per la forza spirituale che emana ogni singola pagina scritta da una ragazza di 28 anni

– “Il senso di Smilla per la neve” di Peter Hoeg perché è un libro che spiega perfettamente il ‘calore della neve’, cioè quella sensibilità nascosta dove sembra che ci sia solo freddezza

– “Donne che corrono coi lupi” di Clarissa Pinkola Estés per riconoscere la donna selvaggia dentro di noi

Grazie di cuore, alla prossima!

Link:

http://lacasettadelbiancospino.wordpress.com

 

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Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

Curioso della mia libreria Anobii?

Eccone una parte: http://www.anobii.com/neofrieda79/books

Chiedi una recensione e ti sarà data!

Altre chiacchiere? Venite ad animare la pagina Fb di Passato tra le mani! Vi aspetto!

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Di corpi e di anni

A chi mi ha chiesto di raccontare ancora.
Alla mia intimità, che desidero non sia violata.
Ma anche alla mia stanchezza e alla consapevolezza che impormi un minimo di ritmo, anche nello scrivere, è prospettiva sana.

Uno scorcio assolato di silenzio estivo.

Non sono tra i campi e un po’ mi manca. Ma sono stata tra le grida e le commistioni linguistiche e fonetiche dei miei figli. Ho raccolto rubini dal mio corpo e li ho donati alla Terra – pratica che alcuni considerano sconcia, o folle, io considero segno di gratitudine.

Per qualche giorno non ho cucinato e non cucinerò, se non qualche piccola conserva che resterà a sonnecchiare per mesi e che non mi ha pienamente soddisfatta, forse perché ho davvero bisogno di silenzio, di digiuno dal tempo che corre e dalle emozioni che bruciano.

Mangio frutta selvatica e la trovo quasi carica di una lussuria insopportabile, eppure ne sono golosa.

Ho selezionato i pochi vestiti che mi sono stati donati e che talora ho indossato. Nonostante la maternità abbia solo sfiorato il mio fisico esile, lo vedo privo delle note acerbe che ancora, nei miei ricordi, lo caratterizzano, e che tanto vorrei, in una donna, potessero significare un corpo inviolato.

Sento che è ancora tempo di trattenere il respiro e che ancora non sono in grado di tornare a correre. E auguro a chiunque di voi di potersi fermare e dormire un po’, nel caldo accecante di un pomeriggio estivo o nella frescura pizzicante di una notte rinverdita dalla pioggia.

 

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Il solstizio del silenzio

La stagione più impudica e opulenta dell’anno. Anche nella grazia luminosa delle erbe di campo.

Il mio corpo invoca il sonno, senza mai saziarsene. E la mia anima invoca il silenzio, avvolta in un tempo del lutto che, negli scorsi mesi, è stato più violato che vissuto.

Non riesco a temere il senso di vuoto e la stanca consapevolezza che nulla, nelle mie giornate, ha un significato.

Non c’è nessun moto di orgoglio se mi sono spogliata della paura di sbagliare, conservando il senso di responsabilità.
Non c’è orgoglio se reagisco con indifferenza a chi urla, se sono divenuta impermeabile al senso di colpa, e contemporaneamente, di giorno in giorno, mi rendo conto di quante volte sono stata incompetente nelle emozioni e avara nelle azioni.

Eppure, proprio in questi giorni in cui l’afa costruisce una cappa invalicabile, in cui il grigiore di un cemento impassibile avvolge i miei pensieri e i miei progetti, vivo la gratitudine con bruciante golosità.

Sono stati mesi costellati di incontri dolcissimi, di calore umano, cui spesso non ho saputo rispondere ma di cui ho assaporato ogni briciola, leccando il terreno e la polvere, leccando l’asfalto e il gelido marmo. Mentre scrivo, sono tanti i volti che mi passano davanti e molto sento la necessità di far arrivare a quegli occhi il mio ‘grazie’ più viscerale.

Il delicato fiore del lino e la sorprendente tenacia e perfezione della capsula che ne ricovera i semi mi commuovono, così come penso alla fragilità e alla forza di chi mi incrocia e, per poco o per tanto tempo, mi sta vicino. Di chi ha offerto per una notte un rifugio sicuro a me stanchissima e soprattutto ai miei figli. Di chi ho incrociato per un attimo, senza conoscerne la storia, a volte senza saperne il nome, e mi ha regalato un sorriso.

Ora, è il tempo del silenzio e del riposo. Ma verrà il tempo dei germogli. Come il chicco di grano che ora cade nella Terra e che sonnecchierà per tutto l’autunno, ma è pronto a rinascere in primavera.

 

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L’intervista del Venerdì: Melaleggo…in un boccone!

Cari lettori an(n)archici, so che sono scomparsa di nuovo.

La Campagna chiama, le gemme ormai sono dischiuse e sono in perenne ritardo. E in questi giorni fanno 11 mesi.

Rompo il silenzio e riprendo promesse evanescenti con un articolo sostanziale, grazie alle donne che mi hanno regalato le loro parole e i loro pennelli: ecco qui una nuova intervista. Affrettatevi, perché il crowdfunding sta per chiudere!

***

Buongiorno carissime, e grazie della disponibilità!

Parto chiedendovi di raccontare in qualche riga che cos’è Melaleggo…in un boccone!

Melaleggo in un boccone è una raccolta destinata ai bambini di 7 favole animaliste e 28 ricette 100% vegetali , il tutto corredato da disegni realizzati interamente a mano.

Il sito del crowdfunding

Come è nata l’idea del testo e come avete deciso la struttura particolare?

Ci siamo accorte che sul mercato dell’editoria per ragazzi non c’era ancora una raccolta di favole in cui gli animali non fossero oggetti ad uso e consumo umano o in cui non assumessero i classici ruoli stereotipati (il lupo cattivo, uno su tutti) e abbiamo deciso di provare a scrivere di nostra iniziativa delle favole moderne, in sintonia con i nuovi stili di vita (come la scelta vegan) e in linea con il naturale trasporto che provano i bambini nei confronti dei loro fratelli animali.

Qual è il target di età e che pubblico di genitori ipotizzate?

Ci piacerebbe che questa raccolta di favole e ricette arrivasse a tutti i genitori! Ci rendiamo però conto che per leggere con trasporto queste favole è necessario che i genitori condividano i messaggi contenuti nelle storie narrate. Ipotizziamo, di conseguenza, che i genitori siano già vegetariani o vegani o comunque abbiano già “masticato e digerito” molte tematiche animaliste. L’età? È soggettiva! Ci sono bambini che sono in grado di capire e seguire storie come queste già dai 5-6 anni… dipende dal tipo di letture a cui sono già abituati. Per noi sono adatte a tutti i bambini in età prescolare fino ai 9-10 anni.

Avete pensato a un interesse della scuola e dei professionisti della salute?

La nostra raccolta di favole e ricette avrà una bella introduzione sull’alimentazione 100% vegetale in età pediatrica. Le ricette, oltre ad essere vegan, non ricorrono a zucchero e a cibi raffinati. Sono assolutamente in linea con le guide alimentari della Società Scientifica di Nutrizione Vegetariana. La prefazione è scritta dalla Dottoressa Luciana Baroni, Presidente della Società.

Se all’interno delle scuole ci fossero insegnati solidali che volessero utilizzare il nostro testo, per noi sarebbe un grande successo!

La copertina

Perché la sinergia tra tre donne e non una semplice richiesta di consulenza da parte di un’autrice principale? Quale ricchezza e quali difficoltà avete riscontrato nel lavorare insieme?

Per realizzare Melaleggo in un boccone abbiamo dovuto unire le forze e le competenze: le storie richiedono una capacità di scrittura, le ricette tante conoscenze culinarie e tanta esperienza in cucina, i disegni un’abilità artistica specifica…Lavorare insieme è stato impegnativo ma anche estremamente costruttivo ed arricchente per tutte noi. Volevamo offrire un “pacchetto” molto “solido” sotto tutti gli aspetti e non carente o zoppicante in nessuno dei tre.

I racconti: quali gli obiettivi e quali le difficoltà?

Non è semplice affrontare le tematiche animaliste e proporle ai bambini sotto forma di racconto senza puntare il dito contro buona parte dell’umanità e senza diventare i paladini della giustizia, un po’ sopra le righe e moralisti. Abbiamo cercato di semplificare, di presentare situazioni quotidiane in cui i bambini si trovano davvero nella vita di tutti i giorni, o quasi: in questo modo ci è risultato più semplice lasciare un messaggio alla loro portata senza mettere in scena situazioni complesse. Soprattutto abbiamo cercato di evitare i classici ruoli dei “cattivi” della storia; non ci piaceva l’idea di accusare nessuno. Abbiamo puntato sul rispetto e sulla positività.

Una delle illustrazioni

Le ricette: quali gli obiettivi e quali le difficoltà?

I bambini non sempre sono coinvolti in cucina per preparare la cena o i pranzi domenicali; la vita moderna ci impone tempi ristretti e quindi manca spesso l’occasione per i più piccoli di aiutare ed imparare ai fornelli. E’ un peccato perché è un’attività che li coinvolge molto, li affascina, li fa sentire parte della famiglia e aiuta a rafforzare i legami affettivi. Cucinare con i propri genitori permette di raccogliere anche bei ricordi, che si conserveranno per tutta la vita. Le ricette 100% vegetali presentate nel libro si rifanno ad alcuni elementi presenti nelle storie per non slegare i racconti dalla parte pratica. E’ stato fondamentale, per Sara, avere la sua piccola Iris come bagaglio di esperienza come mamma e cuoca!

Il sito di Sara Cargnello

La parte grafica: quali gli obiettivi e quali le difficoltà?

Ogni storia è corredata da ben tre disegni, realizzati interamente a mano, senza l’ausilio del computer. Non solo: anche le ricette sono accompagnate da disegni! Tania ha deciso di lavorare in questo modo perché i suoi lavori sono ricchi di sfumature, di ombreggiature e dettagli che nella realizzazione al computer non ci sarebbero stati. I bambini, grandi osservatori, li apprezzeranno di certo perché sono stati pensati e creati per loro, per stimolarli visivamente. Se provassero a riprodurli potrebbero usare i pastelli così come li usa Tania e imparare molto sull’uso dei colori.

La vostra esperienza di genitori e di donne che si sono occupate di infanzia.

Tutte e tre abbiamo avuto o continuiamo ad avere esperienza diretta con i bambini; questo è stato fondamentale per tutte noi. Ci ha permesso e ci permette di vedere il mondo con i loro occhi e abbiamo cercato di mettere al servizio del libro quello che abbiamo imparato con la pratica. I bambini sono una fonte inesauribile di esperienze che ci permettono di capire molto di loro ma anche di noi stessi e ci consentono di misurarci con la semplicità, la sincerità e la loro naturale spontaneità.

Perché la scelta del crowdfunding o finanziamento collettivo?

L’editoria italiana vive una situazione non sempre facile, da qualche anno in qua. Il crowdfunding ci ha permesso di scegliere la casa editrice che più di ogni altra ha rispettato il nostro progetto, senza volerlo trasformare o rimaneggiare. Moka Edizioni di Verona ci ha ascoltato e ci ha creduto; il crowdfunding ci permette di coprire le spese di stampa di un buon numero di copie senza gravare sulla casa editrice che è nuova e in crescita. Diciamo che… una mano aiuta l’altra! Il crowdfunding è molto utilizzato all’estero da tutti i principianti assoluti che hanno una buona idea e hanno bisogno di vederla finanziata. Il bello di questo finanziamento collettivo è che non è una semplice raccolta fondi in cui chi partecipa non si vede tornare nulla indietro; con il crowdfunding i nostri sostenitori hanno comprato il libro, che si vedranno recapitare a casa propria appena stampato.

La pagina Facebook di Tania

Tre libri sul comodino, uno per ciascuna.

Elisabetta: ora sul mio comodino c’è 1984, di George Orwell. Il primo libro che ricordo di aver letto è invece Pinocchio di Collodi. Per la precisione ce lo leggeva la maestra ogni giorno prima del suono della campanella. Quando me l’hanno regalato ero raggiante di gioia. Quel tipo di scrittura e di forma narrativa mi ha influenzata molto per Melaleggo in un boccone.

Sara: io ho sempre il comodino invaso da libri, ne leggo di diversi contemporaneamente. In questo momento ho “Terre del finimondo” di Jorge Amado, “Le forze animico spirituali alla base della pedagogia” di Rudolf Steiner e “Il cibo dell’uomo” di Franco Berrino. Diciamo che gli ultimi due sono riservati alle serate in cui ho più energia!

Tania: sul mio comodino ora c’è “Il barone rampante” di Italo Calvino, una bellissima storia di libertà.

Tre ricette dell’infanzia, una per ciascuna.

Elisabetta: la mia mamma la domenica preparava spesso gli gnocchi; forse è per questo che ancora li adoro. Ho imparato però a realizzarli senza uova!

Sara: ricordo la pasta fatta in casa che preparava mia mamma. Mi affascinava quella macchinetta dove entrava la pasta e si assottigliava ad ogni passaggio, mi sembrava un processo lunghissimo e davvero affascinante. Una preparazione davvero speciale e riservata alle feste.

Tania: la zuppa inglese, la torta di quasi tutti i compleanni della mia famiglia (che si può realizzare anche con biscotti veg e latte di riso!)

Come possiamo partecipare al crowdfunding?

Partecipare al crowdfunding è semplicissimo: basta visitare la piattaforma che lo accoglie e scegliere uno dei pacchetti che lo compongono (il più semplice è la cartolina da 5 euro, poi si passa ad una copia del libro a 13 euro e via dicendo). Si acquista con carta di credito e c’è tempo fino al 20 di aprile per sostenerci.

Ecco il link:

https://www.indiegogo.com/projects/melaleggo-in-un-boccone/#/

Come possiamo seguirvi nei vostri percorsi personali?

Elisabetta: non sono una professionista, al contrario di Sara e Tania che cucinano e disegnano per lavoro. Io scrivo per diletto! Non ho quindi un blog o un sito internet… chi volesse mettersi in contatto con me può farlo scrivendomi in privato su Facebook: cercatemi semplicemente per nome e cognome.

Sara: scrivo da molti anni nel mio blog Missvanilla, nel quale potete anche scrivermi o lasciarmi qualche commento.

Tania: è possibile seguirmi sulla mia pagina facebook Tania Giacomello Illustratrice

Grazie di cuore, un abbraccio!

Grazie a te! È stato un piacere!

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Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

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Dieci mesi

Dieci mesi. L’equinozio si avvicina ed è ora di ricominciare.

Se la mamma è un po’ da rappezzare, c’è chi ha gli strumenti giusti. Sempre.

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Dieci mesi di attesa.

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Dieci mesi di assaggi.

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Dieci mesi di ruzzoloni…

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…ma non rinunciamo ad arrampicarci. Mai.

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Nove mesi

Nove mesi. No, non porto nessuno o nessuna in grembo.

E’ solo un post domenicale.
Una domenica in cui piove a dirotto, i miei bambini sono altrove e i panni muti da piegare o da stendere, nelle ore di solitudine, raffreddano l’olfatto della mamma.

Le stanze di questo blog sono silenziose, come silenziosa è la brace che, stuzzicata, fa risorgere un fuocherello mordace.

Nove mesi di lutto.

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Nove mesi di Bellezza.

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Nove mesi di sonno ristoratore.

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Nove mesi di Passione.

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Mi accorgo, mentre scrivo, di non avere una foto di Calicanthus, il fiore che sboccia ora e profuma le ancora lunghe notti invernali. Ma la Primavera si inizia a preparare ora, nei semi che sonnecchiano sottoterra, o che dormicchiano nella dispensa di chi li custodisce.

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E’ tempo di rinascita. Mano nella mano, vincendo le paure; in solitudine, accarezzandole.

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