Il Giovedì del Libro di Cucina: Viaggio tra i sapori etnici & vegani

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

Care lettrici e cari lettori, oggi vi parlo di un testo che ha accompagnato la mia estate. Appoggiato sulla scrivania come manuale di consultazione e come libro di viaggio, protetto in cucina da un velo trasparente per provarne le ricette, ispirarmi e stupirmi, attendeva solo la riapertura del blog e, con esso, della nostra rubrica ‘Il Giovedì del Libro di Cucina’. Vi ricordo che siete tutti e tutte chiamati a partecipare, o mediante un post nel vostro blog, o con un articolo da inviarmi via mail.

Introdotto magistralmente dalla penna incisiva di Stefano Momenté, giornalista e scrittore, a oggi l’autore italiano più prolifico in materia di vegetarismo, e da Sabina Bietolini, biologa nutrizionista, questo volume è nel suo genere un unicum.

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Sobrio manuale in bianco e nero, lontano dalla tendenza attuale a trasformare il libro di cucina in un libro di fotografia accademica, il ricettario colpisce per vari aspetti.

Da un lato, la pulizia formale. Le preparazioni sono descritte in modo sintetico e chiaro, senza sbavature e senza compiacimento; il lettore le memorizza facilmente, e facilmente è invitato a personalizzare e replicare. Gli ingredienti, anche se parliamo di piatti che talora nascono sotto il segno di una variopinta pletora di sapori, sono il più possibile ricondotti a un elenco essenziale, calibrato sull’accesso che l’italiano medio può percorrere.

Dall’altro, la cultura enciclopedica. L’autrice dimostra di aver viaggiato, sperimentato, meditato fino a cogliere l’anima della regione, della nazione e del peculiare modo di portare il cibo in tavola: in anni di ristoranti etnici di dubbio significato, che sorgono per lusingare la velleità esterofila di chi ancora ragiona con spirito coloniale, il passo leggero e l’acutezza umile di queste pagine stupisce e commuove. Mi vedo questa giovane donna intenta a condividere il coltello con cuoche di ogni età, avvolte in vesti dai colori sgargianti, odorose di zafferano e di note a me ancora sconosciute; me la vedo passeggiare nei mercati locali, farsi scolaretta meravigliata di fronte ai venditori affabulanti; me la vedo intenta a scrivere, riscrivere, cesellare, dal momento che la semplicità nei periodi corrisponde di solito a un lavoro immane di fronte alla tastiera.

Ancora, la sensibilità nel proporre al pubblico italiano. Ramona incuriosisce senza spaventare, allarga gli orizzonti senza spingersi ad accostamenti che il nostro palato giudicherebbe arditi; ci ricorda la base vegetale di tanti piatti tradizionali, trasversali a ogni cultura e ogni continente, con spirito simile a Pina Siotto nel suo Vegetaliana.

Consiglio questo testo ai viaggiatori incalliti e ai pantofolai curiosi, agli amanti delle spezie e ai neofiti degli aromi, a chi crede che il vegetarismo sia una moda da rivista patinata e a chi, erbivoro da anni, cerca sapori nuovi e accostamenti eccitanti.

I dati

Autrice: Ramona Galletta

Titolo: Viaggio tra i sapori etnici & vegani

Casa editrice: Edizioni Età dell’Acquario

Anno: 2016

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

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Ti aspettiamo!

***

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L’intervista del Venerdì: Pina Siotto, la cucina naturale tra professionalità e ricerca incessante

Care lettrici an(n)archiche e cari lettori an(n)archici, ecco qui una nuova intervista.

Figura chiave della Cucina Naturale italiana, autrice di Vegetaliana, summa della tradizione mediterranea tutta al vegetale, da me recensito qui, Pina Siotto mi ha onorata di un’intervista lunga e appassionata. E sono felice di riaprire il blog proprio con le sue parole e le sue bellissime iniziative: arrivate a fine articolo e troverete un’ottima occasione, da vivere e divulgare! Grazie, cara Pina, della tua disponibilità e della tua professionalità; grazie della delicatezza con cui ti accosti ai doni della Terra, declinandoli in piatti deliziosi e raffinati, grazie della tua ricerca personalissima e instancabile. Lascio la parola a te.

***

Buongiorno Pina, e grazie del tempo che ci dedichi!
Raccontaci prima di tutto di cosa ti occupi nella vita professionale.

Ciao!! Grazie a te Anna e chi legge per il tempo che mi state dedicando🙂

Nella vita professionale degli ultimi 12 anni mi occupo prevalentemente di cucina vegetale. Lavoro come cuoca per uno storico ristorante vegetariano di Bologna, il Centro Natura, dove dal 2005 insegno anche a conoscere e praticare questo tipo di cucina.

 

Qual è stato il tuo percorso di studi e come sei arrivata alla cucina?

La mia formazione è artistica e umanistica. Dopo l’Istituto d’Arte, dove ho studiato la tessitura e la stampa dei tessuti, mi sono laureata prima al Dams e dopo in Antropologia Culturale. Questo percorso di studi mi ha portato a coltivare il senso della bellezza, il mio interesse per la memoria, la storia, per i processi creativi umani, per come vengono rappresentati e trasmessi artisticamente, per le pratiche artigianali, che si tramandano in forma orale, con il racconto verbale e gestuale.

Foto di Nico Boi

Foto di Nico Boi

Sono partita, quindi, da una delle pratiche più antiche di narrazione, la tessitura, per approdare alla cucina, che è un modo di raccontare l’ambiente e la cultura umana, mentre si soddisfa uno dei bisogni fondamentali comune a tutti gli esseri viventi: il nutrimento. Quello che è il mio attuale punto di approdo, è stato anche un mio punto di partenza. Ho avuto la fortuna di nascere in Sardegna, in una famiglia che negli anni ’70-80 ancora praticava la produzione e la trasformazione del cibo. Di tutto il cibo, dal pane alle verdure, dal piccolo allevamento casalingo, alla salsamenteria e caseificazione, dalla pasta ai dolci tradizionali.

Arrivata a Bologna negli anni ’80 ho ritrovato questa capacità di conoscere e di rispettare il cibo soltanto in quella che, genericamente, possiamo definire cucina naturale, in particolare nella macrobiotica.

 

Cosa ci racconti della macrobiotica di fine ‘900, in Europa e in Italia?

E’ un lungo racconto, che per essere preciso richiederebbe verifiche documentarie. Posso solo dire sinteticamente che la macrobiotica, proprio per il suo essere una filosofia basata sul cosiddetto Principio Unico (per cui la vita è un sistema binario di opposizioni complementari, che aspira dinamicamente all’equilibrio), si presta a tante, diverse interpretazioni.

In Italia la macrobiotica si conosce prevalentemente attraverso la scuola di Mario Pianesi, uno degli studiosi ed interpreti degli scritti del maestro giapponese George Osawa, il teorico e primo divulgatore di questa filosofia e stile di vita.

In Europa e nel mondo il riferimento è stato prevalentemente Michio Kushi, che ha fondato il Kushi Institute, un centro di studi e diffusione della macrobiotica negli Stati Uniti.

Riferimento importante in Europa è stato anche il francese Renè Lèvy, fondatore del centro Cuisine et santé. Kushi e Lèvy sono stati allievi diretti di Osawa, ed entrambi hanno espresso la macrobiotica in modo diverso, non tanto nei principi, quanto nel modo di comprenderla e tradurla. La stessa cosa ha fatto la macrobiotica “pianesiana”. Personalmente posso dirmi fortunata di aver conosciuto negli anni ’80 Lina Ruggeri, una delle pioniere del “naturale” a Bologna che, insieme a Pianesi e a tanti altri visionari, dagli anni ’70 traduceva in pratiche di vita le conoscenze che erano state sviluppate in altre parti d’Europa e del mondo, vivendo come una scienziata in un laboratorio. Questa donna, tanto minuta quanto instancabile e perseverante, aveva fatto gli studi in erboristeria, l’unica disciplina di specializzazione universitaria che, in quegli anni, concepiva il cibo come medicina, e faceva un lavoro sotterraneo, di diffusione capillare “dal basso”, dalla sua posizione di consulente nei primi negozi di alimenti naturali a Bologna.

 

Cucina terapeutica o stile di vita quotidiano? Vera dicotomia o flusso ininterrotto?

Alla luce di quanto detto prima , di questo breve excursus storico, posso dire che l’unica macrobiotica possibile e vera è quella che si studia su se stessi, praticandola e vivendola.

Per spiegarmi, voglio utilizzare una metafora che ho usato in passato, parlando della macrobiotica come della propria casa. Un luogo che si conosce e in cui si vive bene, da cui si parte per esplorare ancora, per poi farvi ritorno con nuove idee e nuove conoscenze che portano cambiamenti. Il viaggio mira al benessere, è sempre nuovo, ed è sempre sorprendente ed entusiasmante.

 

Foto di Maria Rapagnetta

Foto di Maria Rapagnetta

Qual’è l’esperienza di Centro Natura, a Bologna, e come ti sei inserita in questa storica realtà?

Centro Natura nasce come centro naturista, circa 30 anni fa. Nella sua concezione originaria il naturismo include anche la dieta, insomma è uno stile di vita a tutto tondo. Quindi Centro Natura porta la forza di un luogo che ha una storia, anche se non tutte le persone che ci lavorano l’hanno vissuta in prima persona. Il ristorante è un self service, che offre cibo bio-vegetariano, come da statuto. Le persone possono combinare il loro piatto, scegliendo tra le tante proposte di cereali, proteine e, sopratutto, verdure, tutte le verdure che la stagione offre.

Al Centro Natura mi trovo a cucinare anche cose che personalmente non mangio, o che mangio solo di rado, per motivi professionali, di ricerca o di salute. Cerco di farlo portando comunque sempre un equilibrio, come la macrobiotica mi ha insegnato, e di indirizzare le persone che vengono a mangiare, consigliando una scelta che potrebbe essere più armonica nell’insieme. Spesso manca la conoscenza di come combinare i vari alimenti e credo che questa sia una delle chiavi più importanti nella scelta alimentare.

 

I corsi di cucina: l’esperienza di essere docente e gli obiettivi che avvolgono le serate.

I corsi di cucina, che affiancano la mia attività di cuoca al Centro Natura da ormai 11 anni, sono stati una possibilità di condividere conoscenze ed esperienze. Per me è stato fondamentale avere la possibilità di confrontarmi con chi aveva più esperienza di me ed è questo che cerco di trasmettere a mia volta a chi si avvicina alla cucina vegetariana o vegana, arrivandoci attraverso informazioni spesso frammentarie. Quello che io insegno non è la verità. E’ un approccio maturato con lo studio e l’esperienza personale. E’ qualcosa che per me ha funzionato, una conoscenza in divenire, come noi stessi lo siamo. Il nostro sistema organico, emozionale e spirituale è in continua trasformazione ed è questo mutare ininterrotto, che si esprime attraverso il nostro relazionarci all’ambiente in cui viviamo e agli obiettivi che ci poniamo, che va continuamente accordato. E’ qualcosa di molto individuale e il cibo in questo ci può aiutare.

I corsi hanno quindi l’obiettivo prioritario di far conoscere gli ingredienti e i metodi migliori per trasformarli e di indicare una strada possibile per iniziare un percorso di studio e di sperimentazione che, pur muovendosi su linee condivise di buon senso, non può che essere unico per ogni persona.

Foto di Luca Trabaldin

Foto di Luca Trabaldin

L’ultima novità nella mia attività docente, è il contributo che ho dato in qualità di direttrice didattica e di coordinatrice del primo corso di formazione professionale in Italia per Veg-Vegetarian chef. Questo corso, di cui curerò anche buona parte delle docenze, è promosso in collaborazione con Centro Natura e la scuola dell’Iscom Emilia Romagna “A scuola di gusto”, ed avrà inizio a settembre 2016 a Bologna. In questa occasione la formazione sarà arricchita dalla presenza di altre docenti e altri docenti di lunga esperienza nella propria specificità: Beatrice Calia, Sara Cargnello, Benedetta Cucci, Pietro Leemann, Stefania Marianucci, Marco Mazzarri, Claudia Oliosi, Simone Salvini, Alberto Veronesi, Gilberto Vendramin, Laura Villanova, Tamio Yagisawa.

[Sotto, il comunicato stampa: che aspettate a iscrivervi?]

Pina antropologa ed etnogastronoma: la dimensione della ricercatrice e la cultura culinaria.

La dimensione della ricerca è prioritaria nelle mie scelte di vita, in ogni ambito in cui mi trovo ad agire. Quello che mi stimola di più è proprio la possibilità di conoscere, di comprendere i modi in cui il genere umano si ingegna per soddisfare le proprie necessità nell’ambiente in cui vive. Il modo in cui l’uomo si racconta è un bisogno primario quanto il mangiare. Per questo metto sullo stesso piano il racconto e il cibo. Entrambi ci vengono trasmessi dalla nascita, attraverso il contatto con la madre (o chi si prende cura di noi) e ci costruiscono come persone. Per questo è importante prenderci cura del cibo che mangiamo, così come dei racconti in cui ci riconosciamo. Entrambi ci permettono di esprimere e di vivere l’amore e la bellezza, se questo è il nostro desiderio.

Le tue origini: cosa ti balza alla mente di primo acchito? Quali le connessioni profonde con il tuo stile di chef e di docente?

Io agisco osservando e interrogandomi e incoraggio le persone ad osservare e a farsi delle domande.

Vegetaliana: la genesi del tuo libro e il terreno umano da cui sboccia. La scelta editoriale.

Vegetaliana era un libro che stava nel cassetto da molto tempo, da quando ho iniziato a insegnare e a cucinare la cucina regionale italiana, per trasformarla secondo le mie necessità, pur conservandone l’atmosfera. La forma attuale è stata definita dall’incontro tra la mia esperienza e la mia volontà di rispondere alla proposta che ho ricevuto dalla casa editrice Damster di Modena, per la pubblicazione di un testo sulla cucina vegana, all’interno di quella che nel 2014 era la collana dei Quaderni del Loggione, oggi divenuta casa editrice.

I contenuti di Vegetaliana: il volume sembra affondare le sue radici nell’esperienza di una vita. Quanti anni sono serviti per vederlo germogliare? Quanto tempo per scriverlo e riscriverlo?

E’ proprio così: Vegetaliana è l’espressione condensata della mia esperienza di studio e lavoro nell’ambito della cucina naturale, veicolata dal racconto di un viaggio attraverso le cucine regionali della penisola italiana. Il lavoro di scrittura è durato trent’anni di ricerca e si è concretizzato in un tempo relativamente breve. La struttura del libro esisteva da diversi anni, anche se nella sua forma attuale è un libro diverso da quello che avevo in mente in partenza. E’ un libro che ha scelto di esistere così com’è, nel tempo breve della scrittura, durata pochi mesi durante i quali ho giocato con il narrare e imparato a sorprendermi.

Il titolo di Vegetaliana, la scelta della non violenza, la scelta di salute. A che punto del percorso sei ora e come lo traduci in cucina?

Vegetaliana è una declinazione al femminile di una parola che nel dizionario italiano definisce uno stile di vita e alimentare. Oggi questa parola è stata sostituita nel linguaggio corrente dalla più universalmente nota parola Vegan, per indicare una alimentazione a base esclusivamente vegetale.

Dunque la parola scelta per il titolo è stata ripescata dal cassetto, ormai caduta in disuso probabilmente per la facile confusione che poteva derivare dall’assonanza con la parola Vegetariana, usata per definire una dieta che utilizza anche prodotti di origine animale, come le uova, i latticini e il miele.

Foto di Benedetta Cucci, http://apranzoconbea.blogspot.it/

Foto di Benedetta Cucci, http://apranzoconbea.blogspot.it/

Vegetaliana era il titolo perfetto per questo libro, in quanto in essa sono casualmente presenti due parole che ne sintetizzano i temi principali: la cucina a base vegetale e la cucina italiana. Mi ha permesso inoltre di non allinearmi all’abuso contemporaneo di una parola che è diventata un brand, nel quale spesso non mi riconosco.

Sicuramente alla base di questa scelta tematica c’è una mia sensibilità ad evitare pratiche violente, in generale e più nello specifico per la produzione di cibo. Pratiche che hanno perso la ritualità e il rispetto che le accompagnava quando diventavano indispensabili per motivi di sopravvivenza e che oggi rispondono solo ad un unico scopo: quello dello sfruttamento del pianeta per fini prettamente economici e personali. Questa violenza può essere molto toccante quando viene praticata sulle specie animali. Ma purtroppo è una modalità della grande industria, non solo alimentare, che anche nelle coltivazioni intensive impedisce una crescita armonica e gentile delle specie vegetali di cui ci serviamo per vivere. Per questo è importante conoscere come il cibo di cui ci nutriamo viene prodotto e scegliere da chi acquistarlo.

Inoltre c’è l’aspetto della salute, che può preservarsi solo in una condizione di equilibrio. L’equilibrio è una condizione di non prevaricazione, di non eccesso. E’ una conquista che si ottiene con prove ed errori.

Per questo motivo trovo che la scelta di un cibo a base totalmente o prevalentemente vegetale, se prodotto nelle condizioni di rispetto e di non violenza che dicevo sopra, può essere un cibo più equilibrato, soprattutto se viene preparato in modo semplice, senza eccessive manipolazioni.

E’ ciò che ricerco.

 

La spesa personale di Pina: un ingrediente chilometro zero e l’imprescindibile ingrediente esotico.

Faccio la spesa nei mercatini contadini, quando posso direttamente da chi produce. Vivendo a Bologna questo è possibile per le verdure di stagione, alcuni cereali e legumi. Altri prodotti li compro preferibilmente da chi fornisce maggiore trasparenza nell’etichetta che indica la filiera.

Tra i prodotti esotici, non posso fare a meno delle prugne umeboshi, del miso, della salsa di soia, del kuzu. Ho imparato ad usare questi cibi anche come rimedi per la salute e quindi li ho sempre in dispensa, presi dagli scaffali del biologico, anche quando non posso tracciarne la provenienza.

 

Tre libri sul comodino.

Sono molti di più!! E cambiano a seconda del momento…. Tra questi immancabili “Il libro dei rimedi macrobiotici” di Michio Kushi e “Il medico di se stesso” di Naboru Muramoto.

Ritrovarti: in libreria, in rete, a Bologna. Dacci tutti gli indirizzi!

In rete è possibile trovare molto di me digitando il mio nome su Google.

In rete è possibile trovare molto di me digitando il mio nome su Google.

Se cercate Vegetaliana, questa creatura che ormai cammina da sola e che presto sarà disponibile anche in lingua inglese, lo potete trovare sul sito http://www.loggione.it/ oppure ordinandolo direttamente in libreria. A Bologna è disponibile presso la Libreria Naturista (http://www.librerianaturista.it/), presso la Libreria Trame (http://www.libreriatrame.com/), presso la Libreria Coop Ambasciatori, La Feltrinelli, i negozi Naturasi e altri piccoli negozi.

Se cercate informazioni sui miei corsi di cucina le potete trovare sulla mia pagina facebook Sapore Di Casa (https://www.facebook.com/sapore.casa), sul sito del Centro Natura (www.centronatura.it) e, per il corso professionale Veg-Vegetarian Chef, sul sito di A scuola di gusto (http://www.ascuoladigusto.it/).

Qui sotto, un assaggio!

Abstract conferenza Stampa dell’ 8 settembre 2016
Angela Lazzaroni
“A scuola di gusto” Scuola di alta formazione di cucina di Confcommercio Ascom Bologna,  brand del food di Iscom Bologn, avviata alcuni anni fa, offre percorsi professionali e amatoriali nel settore della ristorazione.
Attualmente lavoriamo già con importanti partner  e siamo ben felici di inziare una nuova collaborazione con Centro natura per offrire  ai nostri clienti un nuovo ed importante progetto per il mondo del vegetariamo e del vegano.
Partirà infatti a fine settembre la 1° edizione del corso professionale per Veg-vegetarian chef, progettato e realizzato con la famosa chef Pina Siotto.
Insieme a lei, interverranno come corpo docente, importanti e riconosciuti chef ed esperti di questo settore.
“a Scuola di gusto”, scuola sempre attenta e sensibile a rispondere ai bisogni del mercato e alle nuove tendenze rispetto ai consumi, ha ritenuto importante avviare la collaborazione con il Centro Natura per offrire il primo progetto dedicato a creare professionisti in questo ambito e a consentire una crescita di competenze per chi è già del settore della ristorazione in generale.
Daniele Galli
Il Centro Natura opera dal 1999 nell’ambito del benessere naturale, portando avanti un progetto nato nel 1983 dalla associazione naturista bolognese.
Il ristorante biologico, vegetariano e vegano è riuscito a conquistare una fetta di pubblico sempre più ampia con una offerta ricca di proposte e di sapori, raggiungendo una media di clienti, nel servizio del pranzo, che supera le 200 unità giornaliere.
Da diversi anni teniamo anche corsi di cucina di base per chi vuole avvicinarsi alla cucina naturale; non riusciamo a soddisfare tutte le richieste.
Da qualche tempo sentivamo l’esigenza di ampliare la proposta formativa, ma aspetti logistici ci impedivano di procedere.
La collaborazione con ISCOM A scuola di gusto, ci ha permesso di fare questo salto di qualità e contribuire, così, ad una sempre maggiore diffusione di un corretto e sano modo di alimentarsi.
Giuseppina Siotto
Il corso si propone di far incontrare le specificità e i prodotti della ristorazione naturale (biologica, vegetariana e vegana) con la ricchezza di sapori della cucina tradizionale.
La particolarità del corso sta nel proporre una cucina “nuova” per il mercato, attraverso conoscenze rodate, approfondite, che permettono di valorizzare i gusti semplici degli ingredienti buoni, per farne una cucina sana e raffinata, che incontri anche il gusto dei palati più esigenti e tradizionali. 
Questa prima edizione metterà le basi di un percorso professionale che ha potenzialità enormi di sviluppo, sia dal punto di vista creativo che dal punto di vista del mercato. 
Il cuore del percorso formativo sarà condotto da me (Giuseppina Siotto), secondo linee sviluppate nel corso di 30 anni di studio e di pratica di questa cucina e 11 anni di lavoro ed insegnamento presso il ristorante bio-vegetariano del Centro Natura.  
Gli altri docenti sono stati scelti sulla base della loro esperienza, della loro conoscenza della materia. Sono tutti professionisti che operano nel settore da tempo, con spirito pionieristico, tanta passione, creatività, studio, conoscenza. 
Nozioni di nutrizione, lo studio del cibo e delle sue specifiche qualità energetiche sviluppate in base alla stagione e all’ambiente in cui viene prodotto o raccolto, la specificità della filiera del biologico, insieme alla ricchezza e alla varietà delle materie prime e alle migliori metodologie per la trasformazione, saranno le tematiche di base che verranno trattate nel corso.  
La formazione di base sarà arricchita ulteriormente dagli approfondimenti, che permetteranno di affrontare argomenti attuali e di grande interesse per chi volesse aprire una nuova attività o ampliare l’offerta di una attività già esistente: oltre ai temi cruciali del food cost e della filiera di produzione per la scelta delle materie prime, sarà data la possibilità ai partecipanti di conoscere le regole di una efficace comunicazione con i nuovi media e i social network, come anche di confrontarsi con le possibilità creative dell’alta ristorazione,  grazie alla presenza di professionisti altamente qualificati, chef stellati e attivi testimonial nei contesti pubblici di settore e nei media tradizionali. 
Inoltre, un contributo originale alla formazione, sarà dato da una particolare attenzione alla salute dei cuochi e delle cuoche, secondo una visione coerente con le linee di Centro Natura. Un istruttore esperto di discipline del corpo di tradizione orientale, infatti, affiancherà le lezioni, durante tutta la durata del percorso formativo. 
 
_____________________________________________

Grazie di tutto, cara Pina! Alla prossima!

***

Conosci una realtà interessante, che operi nell’ambito del volontariato sociale o animalista, della decrescita, del consumo critico? Apprezzi un artigiano o un’azienda in linea con la filosofia ‘small is beautiful‘? Segnalamela e sarò felice, se risponde all’etica di ‘Passato tra le mani’, di intervistarla.

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Ciao, papà

Caro papà, te ne sei andato da un mese.

E ancora non ho potuto celebrare la tua morte – ma verrà il momento in cui potrò seppellire il lutto tra foglie e sassi, silenziosi ed empatici.

Schermata del 2016-06-09 21:31:00La sera della tua morte ho tenuto ugualmente una serata del corso sulle erbe spontanee, in 8 puntate, che mi è stato chiesto di organizzare a Ferrara. E ho proiettato la slide qui sopra, con te giovane e bello.

1Mi è stato spiegato che, secondo l’ebraismo, l’anima vaga per 8 giorni dopo la morte. Lunedì sera un gattone nero si è infilato tra le mie gambe, mentre, conducendo una serata dello stesso corso, spiegavo le tecniche di riproduzione agamiche.
Lo stesso gattone mi ha seguita all’interno ed è stato con me finché ho chiuso il cancello. Mi ha fatto capire che non potevo toccarlo.
Da bambino avevi un gatto, e me ne raccontavi spesso. Tu ora sei libero per tetti e per muri, io qui a bramare una polla d’acqua sorgiva.

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In morte del padre

Il giorno 9 maggio 2016, alle ore 6.04, mio padre ha esalato l’ultimo respiro. Eravamo insieme, stava dormendo sereno.

R.I.P.
Caro papà, ti guardavo in queste notti tormentate e mi sembravi un centauro pronto a correre via.

E adesso ti auguro di correre a perdifiato nel luogo più libero che la mente umana possa immaginare.

Immagine di Tiziano Passantino

Immagine di Tiziano Passantino

Grazie a tutti coloro che mi sono stati vicino con una parola o un pensiero. Di sicuro mio padre si è sentito circondato da una rete di relazioni. Sono stata poco comunicativa, perdonatemi. Ma ho appreso dagli animali selvatici, e gli animali selvatici feriti si nascondono nel fitto della vegetazione.

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Il Giovedì del Libro di Cucina: Curare il diabete senza farmaci.

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Oggi Daria ci racconta nuovamente ‘La forchetta dei cinque sapori’. Andatela a trovare!

Care lettrici e cari lettori, oggi vi parlo di un argomento che mi sta molto a cuore: non solo la prevenzione, ma anche la cura, fino alla guarigione, del diabete di tipo 2. Ovvero, quella malattia metabolica, che basa le sue origini in uno stato infiammatorio protratto, che oggi costituisce una vera e propria epidemia nei Paesi Occidentali.

Da grande forse farò la dottoressa. Mi stupisco profondamente di come il diabete e il corteo di disturbi metabolici a esso associato, disturbi che del resto non sono necessariamente legati a un diabete franco, ma sbocciano nello stesso terreno, vengano considerate maledizioni senza ritorno. Di come la terapia farmacologica prima, e la chirurgia poi, quando serve, siano considerate imprescindibili e uniche risorse.

Un giorno chiesi a una docente come mai, nonostante i decenni di pubblicazioni scientifiche sul trattamento del diabete mediante la dieta, la proposta ai pazienti fosse ben altra. Rispose di essere d’accordo con me, ma il paziente è ben più felice di assumere farmaci che di cambiare stile di vita…

C’è molto da lavorare, ragazzuoli. E sono felice che questo bel testo, che avevo letto in originale, sia stato tradotto in italiano, con la cura sapiente di Luciana Baroni.

1DmDisturbante per molti già dal titolo, questo corposo volume è un esempio di pragmatismo anglosassone. Avvincente come un romanzo, e ricco di storie vere, come spesso accade nei siti e nei volumi USA, motivante come un manuale del fai-da-te, rigoroso come un testo di filologia, consta di diverse parti.

L’inizio è dedicato a spiegare in termini divulgativi, ma scientificamente ineccepibili, il percorso tramite il quale il nostro organismo si avvia a un diabete franco. E’ chiamato La svolta!, perché introduce già l’elemento di vittoria sulla patologia.

La seconda parte, Il programma, è una vera e propria mappa operativa. Dallo scandagliare la dieta, cibo per cibo, a elaborare l’imprescindibile attività fisica, ecco tutti gli step per rimettersi in piedi.

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La terza parte, Salute completa, è un piccolo manuale dedicato al benessere degli organi che il diabete distrugge: cuore, reni, cervello, occhio.

Nella quarta parte vi è il ricettario: menù e preparazioni golosissime e salutari, elaborate da una chef vegan di grido. I piatti sono semplici e invitanti, e centrano perfettamente l’obiettivo; seguono le appendici, con l’elenco e la spiegazione di farmaci e ingredienti particolari, e con una summa delle risorse in rete.

Consiglio questo testo ai medici, ai dietisti, ai personal trainer e a tutti coloro che hanno un ruolo come professionista sanitario; ai pazienti affetti da diabete franco, da pre diabete, da obesità o da problemi cardio vascolari, e ai loro familiari. Lo consiglio in realtà a tutti, vista la chiarezza e l’efficacia con cui Neal Barnard svela i segreti del nostro corpo e le possibilità di prevenzione.

I dati

Autore: Neal Barnard

Titolo: Curare il diabete senza farmaci. Un metodo scientifico per aiutare il nostro corpo a prevenire il diabete.

Casa editrice: Sonda

Anno: 2015

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

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Curioso della mia libreria Anobii?

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Il Giovedì del Libro di Cucina: Vegetaliana

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

Oggi scrivo per te, lettore. Che sei perplesso di fronte all’etichetta di superfood appiccicata a un cibo sul cui involucro pesano migliaia e migliaia di km, e chissà quali storie umane di braccianti. E che vai con la mente alla campagna della tua infanzia, quando tua nonna raccomandava le cure di primavera, mentre i tuoi passi si dirigono verso un mercato dei produttori, e torni a casa con un sacchetto di tarassaco freschissimo.

Oggi scrivo per te, lettrice. Che sai leggere dietro ogni alimento una cultura e millenni di mani operose. Che detesti il seitan sottovuoto e onori la storia di questa magnifica preparazione, tra filosofia e immaginario.

Oggi scrivo per voi, che in cucina annusate il senso del sacro; che pacciamate i vostri orti cercando di ricordare i nomi dialettali delle verdure; che leggete i libri di cucina come fossero opere di letteratura, e scandagliate i romanzi ottocenteschi come fossero manuali tecnici.

Ho scritto e riscritto questa recensione. Mi capita spesso di trascorrere notti e notti a limare gli scarsi articoli che popolano questo blog, a mutilare senza pietà i brani che scrivo per l’una o l’altra testata, recanti o meno i miei dati di anagrafe, a mandare in letargo righe e righe e a risvegliarne altre.
E quasi mi vergogno a descrivere, nel poco ita(g)liano che mi è rimasto tra le dita e nei pensieri, questa perla preziosa, opera di un’autrice elegante e coltissima. Pina, al tempo stesso, è anche umile e curiosa, due caratteristiche immediatamente evidenti a chi ha la gioia di incontrarla. Mi ha promesso di prendere la parola in un’intervista di prossima pubblicazione, e voglio lasciarle tutto lo spazio.

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La grazia discreta di questo libro emerge anche visivamente, dalla scelta grafica: un corsivo scolastico, sullo sfondo di righe da quaderno. Pagine e pagine in bianco e nero, i cui contenuti sono una vera e propria enciclopedia della cucina italiana, ricchissima, fin dagli albori, di preparazioni tutte al vegetale.

Ah, partiamo dal titolo, avete ragione! Vi sorprende? Beh, ragazzuoli, chi di voi è un vecchione come me, ed era diventato erbivoro in tempi non sospetti – gli anni ’90 dello scorso secolo – forse ricorderà che il termine ‘vegano’ era poco usato. Si preferiva distinguere, italianizzando in modo curioso, i ‘vegetariani’ o ‘latto-ovo-vegetariani’, e i ‘vegetaliani’ o ‘vegetariani integrali’, intendendo con questi ultimi i vegani. E, per restare in tema di mode alimentari, il gioco con il nome della nostra Penisola ci sta tutto!

I contenuti. Dopo un’introduzione sintetica e densa, vero manifesto di poetica culinaria, ecco il ricettario. Partendo dalla storia nazionale e dagli insegnamenti macrobiotici, ecco un capitolone dedicato ai cereali; passiamo poi ai cibi iperproteici, che ancora la macrobiotica ha avuto il merito di far conoscere in occidente: seitan, tofu, tempeh, declinati secondo il gusto italiano.

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Pina prosegue poi accompagnando il lettore in un viaggio goloso tra le verdure: verdure di terra, verdure spontanee (sììììì!) e verdure di mare; sapevate che l’uso delle alghe è italianissimo e antichissimo?

Un’ampia sezione è dedicata ai dolci, da quelli tradizionali, a base di cereali, a chicche a base di legumi e verdure, per terminare con quelli a base di frutta. Completano l’opera un racconto, filosofico e fresco, un glossario e un’ampia bibliografia, che come sapete apprezzo molto.

Laevitas, chili e chili di letture alle spalle, di incontri, di vite vissute: ecco gli ingredienti che l’Autrice mescola sapientemente, regalandoci ricette che assaporiamo da lettori, prima ancora che da gourmet. Lo stile è accattivante, i contenuti interessanti e variegati: spaziano dalla storia, all’antropologia, alla biochimica e alla chimica alimentare.

Con l’umiltà dei grandi e l’onestà dei professionisti, Pina non si limita a una pagina di ringraziamenti tra i paratesti. In ogni ricetta, riporta scrupolosamente le fonti: amici, parenti, siti internet, libri, riviste; un’attitudine didascalica quasi disturbante per il lettore neofita, commovente per chi, dopo anni in cui ha visto scorrere esperienze e relazioni in un film troppo veloce, riconosce tutta l’importanza di fermarsi, abbracciarsi, rendere grazie.

Consiglio il testo della Siotto – un mostro sacro ai miei occhi, una cuoca delicata e sapiente, dallo stile personale e sagace, davvero a tutti. Vi invito a leggerlo lentamente, riga dopo riga, socchiudendo gli occhi e scarcerando l’immaginazione, il campo visivo libero, per una volta, dalle ammiccanti fotografie che ormai costellano ogni volume dedicato alla cucina.

I dati

Autrice: Giuseppina Siotto

Titolo: Vegetaliana, note di cucina italiana vegetale

Casa editrice: Damster Edizioni

Anno: 2014

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L’iniziativa del Giovedì vuol essere anche un cammino condiviso con il gruppo Facebook ‘Genitori Veg’. Io e le amministratrici riteniamo infatti che la recensione di testi di cucina e/o di nutrizione possa interessare ai genitori che nel gruppo chiedono e portano consigli, referenze e confronto.

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Il Giovedì del Libro di Cucina: Gelati Vegan

Bentrovate e bentrovati! Ricordo a chi mi legge che, nella Pagina dedicata al Giovedì del Libro di Cucina, trovate segnalati i testi già recensiti. Le recensioni sono state scritte sia da me che da altri blogger; vi ricordo che ciascuno di voi può partecipare, con un articolo nel proprio blog o inviandomene uno via mail. Ho scelto di seguire l’ordine alfabetico per titolo, e non per autore, perché mi sembrava più agile.

Valentina recensisce per noi ‘La Cucina della Capra’. Andatela a trovare!

Le belle giornate si dipanano entusiaste di fronte alle nostre membra, ancora un po’ intorpidite dal freddo bizzarro di questa lenta primavera. La voglia di sole e di calore sboccia incontenibile. Le insalatiere si riempiono e le pentole sonnecchiano.

Quale cibo, al posto del gelato, potrebbe meglio simboleggiare l’estate tanto attesa? Nessuno!

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Questo piccolo testo, un gioiello nel suo genere, è una vera e propria guida professionale alla confezione domestica di gelati artigianali. Professionale, perché volta a ottenere un prodotto che, al di là delle norme igieniche a carattere sanitario, sarebbe assolutamente commercializzabile – ed è il percorso che ha sviluppato l’autrice nella propria vita reale: qui il suo sito aziendale. Domestica, perché Sonja accompagna il lettore in ogni fase della lavorazione, sempre prodiga di consigli pratici, con pragmatismo di matrice germanica.

Corposa e dettagliata l’introduzione, in cui vengono analizzati uno a uno gli ingredienti per ottenere un gelato perfetto. Si tratta di un manuale tecnico, non di un testo di nutrizione, e nonostante l’attenzione alle materie prime – l’autrice si è laureata con una tesi sul Fair Trade e nella sua linea di produzione usa molti ingredienti del commercio Equo, la priorità non è salute, ma il risultato organolettico ed estetico.

2rIn poche righe viene tratteggiata inoltre la funzione di ogni elettrodomestico che possa favorire la sperimentazione casalinga. Voi che ne pensate? E’ possibile o impossibile produrre un buon gelato con il solo ausilio del minipimer? Regalatevi il libro, fate esperimenti e datevi una risposta. Sarà molteplice e non assoluta, vi avverto.

I gelati sono descritti con minuzia e architettati in modo sapiente. Si va dai gusti più classici, a quelli più USA-style, a quelli più originali, fino ai gelati da passeggio, cialde incluse! La lista degli ingredienti è sempre ridotta e il risultato finale gradevole e sobrio, lontano dagli eccessi fosforescenti che caratterizzano i testi di Oltreoceano. Freschissime le foto, che non indugiano ma nell’autocompiacimento, ma sono piuttosto caratterizzate ora da pulizia formale, ora da una sottile ironia, quando comprendono elementi umani.

Consiglio il testo a chi vuole dedicarsi al mondo dei gelati in modo professionale o semi professionale, e a chi ama sperimentare a casa propria per costruirsi solide base di senso critico.

I dati:

Autrice: Sonja Dänzer

Titolo: Gelati vegan

Casa editrice: Sonda

Anno: 2015

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